La vita dopo YouTube
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Sujet: La vita dopo YouTube
De: e...@fastwebnet.it (Hytok)
Groupes: it.fan.tv.buffy
Date: 26. Nov 2008, 20:46:03
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http://espresso.repubblica.it/dettaglio/La-vita-dopo-YouTube/2050281
di Federico Ferrazza
Non più solo video artigianali fatti in casa: ora dal magma della Rete
escono prodotti sempre più professionali. Che diventano serie per la tivù e
i telefonini
Bree è apparentemente una ragazzina normale. Con tutti i pregi e difetti,
gioie e problemi di un'adolescente. Eppure vale cinque milioni di dollari.
La giovane è infatti la protagonista di uno dei videotormentoni più seguiti
della Rete: LonelyGirl15. Si tratta di una serie 'in onda' sui principali
spazi comuni di Internet (da YouTube a MySpace) - incentrata sulla vita
quotidiana di Bree - i cui webepisodi vengono seguiti da milioni e milioni
di utenti. Da qui il valore della ragazza. I soldi sono stati infatti
raggranellati dalla società che produce LonelyGirl15, la Eqal, presso
diversi investitori. Con i cinque milioni di euro, la Eqal ha in mente di
produrre altri videotormentoni e realizzare un sito di social network
attorno a LonelyGirl15 su cui si potrà assistere alle puntate.
TORMENTONI ON LINE: I PIU' CLICCATI
Sono centinaia i 'webserial' prodotti in tutto il mondo. Ecco quelli che
hanno avuto maggiore successo. Clicca sulle immagini per vederli
http://espresso.repubblica.it/multimedia/3780594/1/2
Quello di Bree non è un caso isolato. Il video on line sta infatti
diventando sempre di più professionale. Dopo una prima ondata di filmati
amatoriali (che comunque continuano a imperversare sulle più note
piattaforme, YouTube in testa), ora la diffusione delle connessioni a banda
larga (indispensabili per apprezzare un filmato) e l'aumento di
investimenti pubblicitari su Internet, ha spinto non solo i dilettanti a
cimentarsi con le produzioni on line.
Per conferme chiedere a Joss Whedon, sceneggiatore noto a Hollywood per
'Toy Story', 'Alien 4', 'Serenity', che - durante lo sciopero degli autori
americani dello scorso anno - ha messo in piedi una produzione con attori
professionisti per girare 'Dr. Horrible Sing-a-long Blog', una miniserie
musicale di tre episodi sulla vita del Dottor Horrible, una sorta di
scienziato pazzo che vuole conquistare il mondo ma la cui impresa viene
complicata dalla conoscenza di una ragazza a cui non riesce a dichiararsi.
Dr. Horrible è andato in Rete prima dell'estate sul suo sito ufficiale e
ora è disponibile su iTunes (il negozio di contenuti digitali di Apple) al
prezzo di due dollari per episodio (quattro per tutti e tre). La miniserie
di Whedon è uno dei primi tentativi di fondere (anche nei contenuti) la
tivù con il Web attraverso personaggi che non rispecchiano gli stereotipi
internettiani. Il perché lo ha spiegato lo stesso autore al Los Angeles
Times: "Non è che tutti quelli che navigano in Rete sono smanettoni che
vivono attaccati al pc nello scantinato dei genitori, l'abbiamo ormai
superata quella fase. C'è anche una vera fascia sociale che sente il
bisogno di raccontare al mondo i suoi problemi e mostrare il proprio
talento".
Insomma è ora di puntare anche su video più generalisti e non solamente
legati alla tecnologia. C'è infatti anche spazio per filmati che oltre a
essere dei tormentoni sono diventati dei veri e propri cult. Ne è la prova
il successo di 'Italian Spiderman' (L'uomo ragno italiano), una divertente
serie (distribuita solo su YouTube) che ha come protagonista un uomo ragno
imbolsito, con capelli lunghi e baffoni in una atmosfera e regia che molto
ricordano i B-Movie italiani degli anni Settanta. A realizzare la serie una
fantomatica società: la Alrugo, che dice di aver girato 'Italian Spiderman'
trent'anni fa, di aver perso le registrazioni in mare e di averle
recuperate solo ora. In realtà sui suoi veri ideatori si sa molto poco.
Il video on line si sta quindi sempre più strutturando con una offerta
variegata e professionale. E anche quando gli attori sono dilettanti o poco
più, dall'altra parte della videocamera ci sono dei professionisti. è il
caso della RooftopComedy, un'azienda di San Francisco il cui lavoro è
quello di girare il mondo per trovare attori non professionisti che hanno
voglia di cimentarsi con una telecamera per poi impacchettare il prodotto
finale e rivenderlo attraverso diversi canali (soprattutto Internet e
telefonia mobile).
"Il successo dei video on line sta nei numeri", spiega Tommaso Tessarolo,
direttore di Current tv Italia: "Un anno fa le produzioni erano una
ventina, oggi sono centinaia. Il modello di business è essenzialmente la
pubblicità che però deve essere abbinata a una elevata qualità dei filmati
per assicurare un pubblico sempre più numeroso, altrimenti è difficile
trovare inserzionisti". Un modello, quello pubblicitario, che stanno
sposando anche big del cinema e della tivù come Warner Bros e Nbc che
insieme ad altri 60 grandi brand riforniscono il database di Hulu, sito che
consente di vedere gratis serie e programmi televisivi.
I dati sulla pubblicità sui video sono infatti in crescita. Kate Modern,
per esempio, evoluzione britannica di 'LonelyGirl15' ha fatto pagare a ogni
proprio inserzionista (nove in tutto) fra le 100 mila e le 300 mila
sterline per ognuna delle due stagioni da sei mesi. E serie come '11th
Commandment' o 'Geek Brief tv' (realizzate dalla statunitense Mevio che
distribuisce video per dispositivi mobili e tivù) hanno sedotto come
inserzionisti marchi del calibro di Coca Cola, Toyota e Microsoft.
Non solo aziende del settore audiovideo, comunque. Anche quelle di altri
settori ci stanno scommettendo, convinte che al momento sia uno dei
linguaggi su cui puntare per comunicare on line. Diversi i casi negli
ultimi mesi e settimane. Tod's ha per esempio ospitato il cortometraggio di
Dennis Hopper 'Pashmy Dream' con Gwyneth Paltrow. Hp, in partnership con
Mtv, ha lanciato 'Engine Room', un reality (in onda su Internet e in tivù)
in cui si sfidano 16 artisti digitali in episodi da circa sei minuti l'uno
con un premio in palio di 400mila dollari. Cisco ha invece organizzato
'Human Network Live Effect!', un reality in cui cinque persone di varia
provenienza e in diverso modo protagoniste del mondo on line hanno abitato
una casa ecologica nelle Marche, connessa grazie a tecnologie Cisco. Hanno
lavorato, comunicato, interagito con il pubblico che ha potuto seguire le
loro giornate in diretta sul Web e via cellulare sul sito in versione
mobile.
E poi c'è tutto il filone dei video virali, a scopo di marketing. Diverse
le aziende che pagano decine di migliaia di euro a realtà come GoViral o
The Comotion Group per campagne pubblicitarie virali che in poche settimane
si propaghino per la Rete attraverso, per esempio, piattaforme come
YouTube. "Anche se spesso è difficile programmare a tavolino una campagna
di questo tipo. Virali ci si diventa non si nasce", spiega la consulente di
digital marketing Mafe De Baggis, presidente di Daimon: "Inoltre tutte
queste campagne sono talmente divertenti ed emozionanti al punto che spesso
si ricorda lo spot ma si scorda il prodotto che viene pubblicizzato".
Virali o meno, tormentoni o no, i video non sembrano fermarsi qui. Le
innovazioni sono infatti dietro l'angolo. Sulla scorta del successo dei
siti di social networking come MySpace o Facebook, in molti stanno
lavorando a format che prevedano un'ibridazione fra il video e le reti
sociali. D'altronde, a pensarci bene, per molti aspetti Facebook e company
sono già oggi dei 'reality' multimediali. Il tutto, a parte esempi rari,
sarà affidato a professionisti. Anche viste le difficoltà che sta
incontrando YouTube, che riesce a raccogliere pubblicità solo per il tre
per cento dei vide. Il video amatoriale insomma è raramente una fonte di
reddito.
Bisogna quindi tenere alta la qualità. E tenere in considerazione un
aspetto ricordato da James McQuivey, analista di Forrester Research:
"Presto ogni dispositivo potrà trasmettere video; la cornice digitale, per
esempio, potrà riprodurre video dell'ultima visita di nostro nipote o
trasmettere le previsioni del tempo. Presto, insomma, l'idea della vecchia
tv nel salone di casa scomparirà per sempre".
--
Jolan Tru
Filippo "Hytok" Simone
http://perestroika.iobloggo.com/

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