[UFV] - Il peso del mondo sulle mie spalle (1987) di L. Brocka
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Sujet: [UFV] - Il peso del mondo sulle mie spalle (1987) di L. Brocka
De: bo...@iaciners.org (Boris)
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Date: 02. Dec 2008, 19:30:40
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Dopo il mezzo passo falso di "Mi risolleverò e ti rovinerò", questo quarto
film di Brocka (nell'ordine delle mie visioni) torna ad essere assai
convincente. Si tratta di una vicenda tipica di ascesa sociale da parte di
una donna povera e sfruttata: la ragazza fa la mendicante insieme alla
madre zoppa, fruga nelle discariche in cerca di materiali riciclabili, è
sfruttata dallo zio che incamera gli scarsi proventi dell'accattonaggio per
giocarseli alle carte o elargirli alla sua "ragazza". Brocka riesce
nuovamente a fondere i topoi più biechi del melodramma con l'affresco
sociale, e girando anche in esterni dà al film quel tocco di verità che mi
era sembrato mancare nell'altro. Lupe Velez persegue il suo obiettivo di
affrancamento dalla miseria con tenacia e perseveranza; apparentemente
cinica, sembra voltare le spalle alle sue origini senza alcun rimpianto e
dice di esser disposta a mettere in secondo piano i propri sentimenti per
raggiungere la meta; ma le sue affermazioni non sono del tutto veritiere.
Comunque è il personaggio più positivo del film: la mercificazione dei
rapporti sociali è un dato di fatto che colpisce tutto e tutti, ma
moralmente assai più censurabili di lei sono la madre succube dello zio,
quest'ultimo beone giocatore sfruttatore e puttaniere, l'innamorato
Carding che non si turba affatto all'idea di commettere uno stupro e così
via. Personaggio positivo è anche il più borghese di tutti, il ricco Jun,
produttore discografico, che resta amico di Lupe anche dopo essere stato da
lei scartato.
Tra le sequenze memorabili c'è quella della tenzone canora tra Lupe e la
più anziana Ruffy: questa in realtà canta meglio e il suo repertorio è
migliore (Liza Minnelli), ma Lupe, da vera eroina popolare, vince con la
dance e con Whitney Houston (questa importanza della musica "bassa" e dello
spettacolo/merce di consumo per la vita ed i sogni del proletariato è
aspetto importante - vedasi anche "Macho dancer"); ma anche la zuffa nella
discarica è un bel passaggio. Il finale è, rispetto al resto del film,
inaspettatamente violento; questa "crudezza" di Brocka che esplode di tanto
in tanto nel mezzo di una vicenda da fotoromanzo mi sembra un suo tratto
distintivo, che lo lega più a Fassbinder che a Sirk.
Boris

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