Re: Grande Silvio, il più grande troll di sempre
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Sujet: Re: Grande Silvio, il più grande troll di sempre
De: ...@libero.it (non dire cazzate)
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Organisation: A Customer of Tele2
Date: 03. Dec 2008, 20:05:46
References: 1
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"J0hnnyM" <j0hnnym@hotmail.it> ha scritto nel messaggio
news:mn.13c87d8cf8993d11.91274@hotmail.it...
>
http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/economia/crisi-4/iva-sky-ue/iva-sky-ue.html
>
> Minchia come vi ha fatto trottare!
>
> AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAAH (TM)
Ecco un latro fesso che non sa un cazzo e parla , parla parla ... e rimedia
figure di merda
Leggi fesso:
Ma e' proprio questa la vera storia del trattamento fiscale agevolato per
la pay tv? "L'espresso" ha fatto una piccola inchiesta per ricostruire
la vicenda dello sconto dell'Iva a Telepiù, il primo nome della tv a
pagamento che fu fondata dal gruppo Fininvest per essere ceduta prima a
una cordata di imprenditori amici, poi ai francesi di Canal Plus e
infine nel 2002 a Murdoch che la denominerà con il nome del suo gruppo:
Sky.
Si scopre così che l'Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv
italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal
ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a
Silvio Berlusconi in persona. Non solo, dietro questo favore, secondo
la Procura di Milano, c'era persino stato un tentativo di corruzione.
Nel 1997 Il pubblico ministero Margherita Taddei chiese il rinvio a
giudizio per Berlusconi. Lo chiese anche sulla base di un fax che fu
trovato durante una perquisizione. La missiva era opera di Salvatore
Sciascia, allora manager Fininvest e oggi parlamentare del Pdl
nonostante una condanna definitiva in un altro procedimento per le
mazzette pagate dal gruppo alle Fiamme Gialle. Nel fax, diretto a
Silvio Berlusconi, Sciascia chiedeva di spingere per far nominare alla
Corte dei Conti il dirigente del ministero delle Finanze Ludovico
Verzellesi, meritevole perché in precedenza si era speso per fare
ottenere l'agevolazione dell'Iva al 4 per cento per Telepiù. In
pratica, secondo la ricostruzione dei magistrati, la raccomandazione
era il ringraziamento di Fininvest per il trattamento ricevuto.
Il fascicolo processuale però fu trasferito nella Capitale per
competenza nel 1997. Nel 2000 il Gip Mulliri, su richiesta del
procuratore di Roma Salvatore Vecchione e del pm Adelchi D'ippolito
(oggi capo dell'ufficio legislativo del ministero dell'economia con
Giulio Tremonti) archiviò tutto. Nessuna rilevanza penale, quindi. Ma
restano i dati oggettivi sulla trattativa tra la Fininvest e il
ministero per l'abbassamento dell'Iva sulla pay tv: dal 1991 al 1995
quando era controllata o partecipata dal gruppo Berlusconi, Telepiù ha
goduto di un'aliquota pari al 4 per cento. Un'agevolazione che allora
Berlusconi non considerava scandalosa. Mentre oggi definisce "un
privilegio" l'aliquota più che doppia del 10 per cento.
L'innalzamento dal 4 all'attuale 10 per cento fu introdotto alla fine
del 1995 nella legge finanziaria del Governo Dini. All'epoca i manager
di Telepiù, scelti dal Cavaliere, salutarono così il provvedimento: "È
l'ultimo atto di una campagna tesa a mettere in difficoltà la pay tv2.
Il 25 ottobre del 1995, Mario Zanone Poma, (amministratore di Telepiù
sin dalla sua fondazione) dichiarava alle agenzie di stampa:
2L'innalzamento dell'aliquota Iva:
1) contraddice la sesta direttiva della Comunità Europea;
2) contraddice l'atteggiamento degli altri paesi europei verso aziende
innovative quali le pay tv;
3) crea una grave discriminazione tra la pay-tv e il servizio
televisivo pubblico2.
In pratica il manager scelto da Berlusconi diceva le cose che oggi
dicono gli uomini di Murdoch.
Effettivamente un ruolo dei comunisti ci fu. Ma a favore del Cavaliere.
Il Governo Dini voleva aumentare l'Iva fino al 19 per cento (come oggi
vorrebbe fare Berlusconi) ma poi fu votato un emendamento di mediazione
che fissò l'imposta al 10 per cento attuale. L'emendamento passò con il
voto decisivo di Rifondazione Comunista: il suo leader dell'epoca,
Fausto Bertinotti, in un ribaltamento dei ruoli che oggi appare
surreale, fu duramente criticato dall'allora responsabile informazione
del Pds (e attuale senatore del PD) Vincenzo Vita: "È squallido che
Bertinotti abbia permesso un simile regalo a questo nuovo trust della
comunicazione, figlio della Fininvest".

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