Parecchio OT, e piuttosto lungo: la sciatteria del muratore
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Ieri è arrivata l'ordinanza del sindaco,
che ha imposto la chiusura dalle 13 alle 17
del centro storico del natio borgo selvaggio alle auto.
Così vado per la prima volta dopo tanto tempo
al lavoro, cioè a scuola, a piedi.
L'amico giornalaio mi dice
che chiuderà un po' prima,
e intanto sta già lustrando l'edicola,
non si sa mai.
Freddo pungente. Passo dal centro
sono quasi le 10
ed è già è arrivata Skynews,
con ottimo tempismo sugli altri.
A scuola il vicepreside subito
mi becca (mi hanno incastrato
come ingegnere per il monitoraggio
della sicurezza statica dell'edificio)
per un giro dell'esterno, alla ricerca
di cornicioni pericolanti e/o annessi.
Domani con la reflex controlliamo tutto.
Dopo rientro, e alcuni ragazzi
di una classe non mia
mi fanno vedere un po' impauriti
leggere fessurazioni,
distacchi di intonaco e via così.
Dico loro di scrivermi tutto,
che poi passo in tutte le classi ecc.
Salito finalmente nella mia classe
si parla della corona di fiori
che è stata comprata con la colletta,
e tanto per cambiare della sicurezza.
Esco, vado più veloce, sono quasi le 14,
è tutto chiuso, sbarrato,
la vigilessa è gentile ma irremovibile,
non prima di aver notato che ormai sono arrivati anche
Italia 1, Canale 5 e mamma RAI.
Non posso andare in ufficio,
né da nessuna parte.
Mangio in fretta, e poi mi chiedo
se è davvero il caso di andare,
visto che non conoscevo Vito,
se non di sfuggita,
anche se ero compagno di classe
di suo zio alle elementari.
Ho deciso, non vado, si parla
di Pianezza una volta ogni
trent'anni e solo per cose negative
(l'ultima volta per un illustre
sequestro di persona).
E poi io sono un prof, certo,
tanti anni fa ho insegnato
per un mesetto proprio lì,
al seminario di Rivoli, certo,
forse proprio sotto a quel
famigerato controsoffitto
così poco armato vittima
di qualche appalto al ribasso
e sotto quel tubo di ghisa
lasciato in pegno dalla sciatteria
di chissà quale muratore, certo.
E poi quella foto del ragazzino biondo
con i grossi occhi celesti spauriti
che compare un po' dappertutto per la Rete
e per le televisioni, che mi ricorda
un'altra foto, che scattai personalmente
a un mio allievo, che conoscevo bene,
pochissime ore prima che fosse anche lui portato via
da un altrettanto assurdo incidente motociclistico
con una morte altrettanto "fatale", o se preferite,
altrettanto "annunciata", certo,
ma in fondo io che c'entro con la TV,
i politici, e con tutta questa storia?
Casa mia è proprio adiacente
al cimitero, tutti i funerali
passano sotto le mie finestre.
Verso le 16 cominciano ad arrivare
i primi sguardi sperduti dei ragazzi
che mi convincono a scendere,
anche se c'entro poco, o nulla,
con tutta questa storia.
Scendo. Stanno arrivando sei
Mercedes piene di corone,
da quella del Darwin, a quella
della nostra scuola, a quelle
di Napolitano e Berlusconi,
e poi arriva Vito portato a spalle
dai suoi compagni.
Centinaia, no, forse
qualche migliaia di sguardi
giovanissimi, attoniti, nessuna traccia
di telecamere e autorità.
Il prete concede di liberare
dei palloncini con le intenzioni.
E' buio, e non c'è più tempo
per salutare i parenti.
Il vento ha portato via Vito,
ma da stasera lo farà riposare
non lontano dal mio papà.
Rientro in casa, ormai
è troppo tardi per andare
in ufficio, ho troppo freddo
e non solo in senso letterale.
http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/crollo-rivoli/funerali-vito/funerali-vito.html
Fabrizio

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