Proprio non ne vogliono sapere di cominciare a pensare al trasferimento
d'Istituto. Il ricercatore bonazzo se sta a lava' la moto, un
contrattista mi ha raccontato le sue vacanze con la fidanzata.
Eppure abbiamo scelto di trasferirci tutti insieme, accettando la prima
proposta dell'ente centrale, anche se logisticamente a qualcuno sarebbe
convenuto di gran lunga un posto più comodo da raggiungere dalla
propria abitazione. L'ente aveva infatti proposto quell'Istituto (oggi
Centro di Ricerca) come prima ed indicativa ipotesi in quanto si tratta
del Centro di Ricerca più vicino, in termini di distanza, alla nostra
bicocca di provenienza (e per altre ragioni che si rifanno alla riforma
e che sarebbe troppo vasto da spiegare), dando però piena ed
incondizionata disponibilità di scelta ad ogni dipendente (e ci
mancherebbe); ma alla fine avevamo deciso di andare tutti a questo
Centro che si trova a un km da qui - e da casa mia. Si tratta di un ex
Istituto dove io avevo già lavorato diversi anni fa e che oggi, dopo la
riforma, si chiama appunto Centro xx Xxxxxxx x Xxxxxxxxxxxxxxx xxx xx
Xxxxxxxx x xx Xxxxxxxx Xxxxxx.
Insomma io rimango vicina, rispetto a casa, agli altri la faccenda
cambia di un km. appena. E pensare che due di loro (tra cui G., il
ricercatore bonazzo) vengono dall'Eur, dall'antipodo opposto della
città, impiegano più di un'ora per venire e più di un'ora e mezza per
tornare, e io non ho mai capito cosa li tenesse legati a questa zona e
a questi Istituti, visto che dalle loro parti ne avrebbero a
disposizione almeno due, e in più avrebbero cmq la chance di lavorare
in centro storico, al Ministero, o, da quando l'abbiamo istituito,
all'Ente Centrale, sempre in pieno centro.
Cmq a trasferirci siamo:
io
Patrizio P. (il dott.P., chimico alla HPLC)
G. M. (il ricercatore bonazzo)
Maria G.P. (primo ricercatore)
Francesco L. (collab. di ricerca)
Fabio D.N. (collab. di ricerca)
Lanfranco R. (operaio - azienda agricola)
Paola B. (ricercatrice assegnista, cioè ce la portiamo con noi per un
altro anno, poi le scade l'assegno di ricerca e bon)
Un altro assegnista, un italo-giapponese che personalmente non ho mai
potuto soffrire, ha da poco concluso e ora ha un incarico provvisorio
alla Sapienza. E ce lo siamo tolto dai coglioni, che bello.
Alla mia collaboratrice amm./va scade il contratto a ottobre, quindi
nisba. Idem, mese più mese meno, per gli altri contrattisti tecnici, di
laboratorio e d'azienda agricola.
La ns. azienda agricola è stata annessa a quella di appartenenza del
nuovo Centro di Ricerca.
La direttrice scientifica di questo ex istituto morente è ita in
pensione lo scorso giugno, quindi nisba, a casa pure lei.
Siamo dunque quattro gatti.
All'interno dell'istituto di destinazione ci stanno proponendo diverse
strade cercando di rendere compatibili i programmi scientifici tra i
vecchi e i nuovi. C'è una buona accoglienza, stranamente. Per quanto
riguarda me, che sono di ruolo amministrativo, la faccenda è un po'
differente, ma avevo già preso accordi a suo tempo con la direttrice
scientifica e con un'altro collega. Accordi molto orientativi, ma
sufficienti. Ah, tra le tante ne era uscita una bella, è durata meno di
un'ora ma ve la voglio raccontare: la direttrice (sempre questa del
nuovo Centro) aveva avuto una pensata che IN TEORIA lasciava riflettere
e faceva gola ai più, anche se palesemente assurda. Azzardava, in
sostanza, l'ipotesi di continuare indisturbati la ns. attività
scientifica di sempre, e io, come sempre, avrei dovuto occuparmi della
parte economica e giuridica.
Certo, dico io, e poi come rendicontiamo certe cosucce che non
dovrebbero più esistere da un pezzo?
"Ma tu dovresti occuparti proprio di questo" mi fa lei ammiccando
vergognosamente.
"MA TU TE LO SCOR-DI"
E per fortuna l'hanno capito tutti senza problemi.
Insomma, scherzetti a parte, da quel che ho capito qui nessuno ha
intenzione di muoversi, di cercare un'interazione di ricerca con la
nuova destinazione, sono tutti - giustamente - molto delusi e
demotivati.
L'unica cosa che cerco di far capire loro è che questo comportamento
mal si combina con lo zelo e la buona accoglienza (fosse anche falsa)
che ci stanno trasmettendo i colleghi del nuovo "fronte". Un minimo di
cortesia e di partecipazione (fosse anche falsa, e ribadisco ancora)
faciliterebbe tutto e tutti. Nessuno di noi ha deciso per questa
azione, ma neanche la direttrice ed il personale del Centro che ci
assimilerà.
Nè io intendo la necessità di un comportamento minimamente arrivista e
servilista, tanto meno di perderci in una pietosa condotta ipercinetica
e querula. Solo un po' di partecipazione alle loro proposte, c'è modo e
modo anche di non accettarle. E lo dico io che alla riunione ufficiale
ero stravaccata e mezza sdraiata sul tavolo e parlavo con il
cavaparole, ma alla fine un peluzzo di diplomazia mi piace sempre
usarla, magari facendo anche una battuta che lascia intendere il
dovuto e il contrario del dovuto. Questi invece so' proprio robottini
da laboratorio, che caspita (e quante volte l'abbiamo ripetuto, negli
anni, con i colleghi e i superiori amm.vi!!!)
Forse dovrei occuparmi anche di questo? Ma non diciamo puttanate, per
favore.