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Tunguska: antimateria cosmica?

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  Sujet:   Tunguska: antimateria cosmica?  
 De: e...@fastwebnet.it (Hytok)
 Groupes: it.fan.tv.x-files
 Date: 27. Jun 2008, 17:19:57
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_giugno_26/anniversario_tunguska_cc840426-43a8-11dd-bb33-00144f02aabc.shtml

Le ricerche continuano, anche da parte degli italiani
Cento anni fa sui cieli della Siberia
un'esplosione da mille bombe atomiche
Tra le ipotesi la disintegrazione di un asteroide, ma anche lo «scontro»
con un blocco di antimateria cosmica

Un'immagine della foresta carbonizzata (da www.americandigest.org)
Che un secolo fa, in piena Siberia, si sia verificata un’esplosione
equivalente a mille bombe nucleari di tipo Hiroshima, e che quel remoto
fenomeno rimanga ancora un problema insoluto, malgrado decine di
esplorazioni e ricerche, è uno smacco per la moderna ricerca scientifica.
Ma proprio questa è la storia della misteriosa esplosione di Tunguska, che
il 30 giugno 2008 compie esattamente 100 anni: tante supposizioni, tanti
tenui indizi, e ancora nessuna ipotesi definitivamente provata. Caduta di
una cometa o di un asteroide? Esplosione di una bolla naturale di gas
metano? Oppure, per scivolare sul fantascientifico, collisione fra il
nostro pianeta e un grumo di antimateria? O lo schianto di un’astronave
aliena? Sul caso Tunguska, negli ultimi anni, se ne sono lette di tutti i
colori, da credibili ipotesi pubblicate su qualificate riviste
scientifiche, ad articoli e libri di fiction privi di qualunque fondamento.
Il centennale del mistero della Tunguska, ancora oggi irrisolto, merita
un’attenta ricostruzione dei fatti.

ACCECANTE COME UN SOLE - Il 30 giugno 1908 alle 7,14 del mattino, quando
sull'altopiano siberiano è giorno affermato, appare un oggetto simile a un
disco solare, con una luminosità ancora più accecante del Sole. Sfreccia da
Sud-Est a Nord-Ovest, riempiendo il cielo di bagliori intermittenti blu e
bianchi e lasciandosi dietro una scia di fuoco e fumo. Fende l'aria con un
sibilo, poi piega verso il suolo e inonda l'orizzonte di un rosso cupo,
prima di scomparire con un sordo boato. Alcuni riferiscono di aver visto
distintamente il disco luminoso, contornato da tutti i suoi fenomeni
accessori; altri lo percepiscono soltanto indirettamente, come un lampo,
una colonna di fumo, un tremendo tuono che fa vibrare l'aria e il terreno.
L’oggetto sembra cadere in una zona disabitata, immediatamente a Nord di un
corso d'acqua riportato in tutte le carte geografiche, Tunguska, uno di
quei grandi fiumi che dalle alture orientali si tuffano nel bassopiano
siberiano a ingrossare le acque dello Jenisej. Il paesaggio è quello tipico
dell'altopiano siberiano: catene montuose e vallate che si succedono
monotone, ricoperte dalla taiga, la fitta foresta di conifere secolari.
Tutto attorno, una complessa rete fluviale, punteggiata da paludi malsane.
La zona, d’inverno, è il regno delle nevi e dei ghiacci, con temperature
che scendono oltre i 50°C sotto lo zero. In quella regione, che ai primi
del secolo era in gran parte inaccessibile e in parte abitata da
popolazioni di cacciatori nomadi, l'oggetto non identificato sceglie una
depressione naturale per scatenare tutta la forza del suo impatto: una
conca circondata da colline e montagne e ricoperta da alte conifere. Le
esatte coordinate geografiche, determinate 19 anni dopo il fatto, sono 60°
53’ 09” di latitudine Nord; 101° 53’ 40” di longitudine Est.

LA FORESTA CARBONIZZATA - Il disastro è di vastissime proporzioni: circa
2mila km quadrati di foresta bruciata e devastata, migliaia di animali
abbattuti e, stando alle testimonianze locali, molti cacciatori e abitanti
di povere capanne feriti e ustionati; ma, a quanto sembra, nessun morto.
Ancora oggi, a testimonianza di quel cataclisma, resistono centinaia di
tronchi di alberi abbattuti e carbonizzati, a indicare con il loro
orientamento gli effetti dell’onda d’urto. I fenomeni luminosi sono
avvertiti entro un raggio di 600-700 km; quelli acustici uditi fino a mille
km di distanza. Per dare un'idea della portata del fenomeno, se fosse
accaduto a Roma, sarebbe stato visto da un capo all'altro della penisola e
udito da Francoforte a Tripoli, da Barcellona a Belgrado. Il mondo è e
rimarrà per parecchio tempo inconsapevole dell'evento, ma i sensibili
pennini dei sismografi e dei barografi dell'Europa intera registrano
l'accaduto che è interpretato come uno dei tanti terremoti lontani. Molti
anni più tardi, saranno gli studi comparativi delle registrazioni sismiche
e barometriche, a permettere di calcolare la potenza scatenata
dall'esplosione della Tunguska che fu di circa 13 mila kilotoni,
equivalente cioè a un migliaio di bombe come quella sganciata su Hiroshima.
Le notti successive un altro e più appariscente fenomeno s’impone alle
popolazioni europee e asiatiche delle alte latitudini: molte ore dopo il
tramonto del Sole persiste una luminosità crepuscolare di straordinaria
intensità. I giornali parlano di «fantasmagorici bagliori notturni» e gli
astronomi spiegano che, probabilmente, si tratta di aurore boreali connesse
all'attività del Sole.

IL CRATERE CHE NON C’E’ - Trascorso il turbine della prima guerra mondiale
e della rivoluzione bolscevica, bisognerà aspettare il 1921 perché un
ricercatore del Museo di Mineralogia di Petrograd, Leonid A. Kulik,
incuriosito dai ritagli ormai ingialliti dei giornali del 1908, decida di
compiere il primo sopralluogo nella zona del disastro. Si reca,
innanzitutto, nei centri più popolosi ai margini dell'area colpita, alla
ricerca di testimoni oculari, e raccoglie una grande quantità di prove.
Riesce a ricostruire la traiettoria del corpo, pensa che si tratti di un
grosso meteorite che cadendo a terra ha scavato un cratere e ritiene di
poterlo scoprire, recuperando anche i frammenti del presunto corpo celeste.
Per aver successo nell'impresa occorre una spedizione ben organizzata, in
grado di penetrare tra le foreste e le montagne che circondano il luogo
dell'impatto. Kulik impiegherà sei anni per convincere i membri
dell'Accademia Sovietica delle Scienze a finanziare l'impresa. Ma la
ricognizione non dà i risultati sperati: dopo mille fatiche e difficoltà,
lo studioso non trova ne’ il cratere, ne’ i frammenti del meteorite.

COMETA O ASTEROIDE? - Per superare queste contraddizioni, comincia a farsi
strada un'idea, avanzata nel 1930 dall'inglese J. W. Whipple, che
identifica l'oggetto con il nucleo di una piccola cometa avente circa 40 m
di diametro, una stima che sarà poi rivalutata da alcuni astronomi
favorevoli a questa ipotesi. Un nucleo cometario, ragiona Whipple,
penetrando ad alta velocità nell'atmosfera, può dare luogo a un'onda d'urto
e a un'esplosione distruttive e, nello stesso tempo, a causa della sua
bassa densità e della sua struttura a conglomerato di ghiacci e polveri,
può disintegrarsi completamente, disperdendo una grande quantità di piccoli
grani solidi. Si spiegherebbero in questo modo il fenomeno delle notti
lucenti, il mancato ritrovamento di grossi frammenti meteoritici e
l'assenza di crateri da impatto. Questa, ancora oggi, è l’ipotesi sostenuta
da molti scienziati russi. Quelli occidentali, invece, propendono per un
piccolo asteroide, anche questo esploso e vaporizzato in aria, tra 5 e 10
km d’altezza, che avrebbe lasciato al suolo soltanto tracce microscopiche.

IL MISTERO IN FONDO AL LAGO - La Tunguska ha attratto l’attenzione anche di
un gruppo di studiosi italiani coordinato dal professor Giuseppe Longo, un
fisico dell’Università di Bologna. Essi, dopo sopralluoghi e analisi,
pensano di avere individuato in un piccolo laghetto denominato Cheko, il
cratere scavato da uno dei frammenti del presunto asteroide. L’ipotesi,
avanzata in un articolo sulla rivista scientifica Terra Nova (agosto 2007),
non è condivisa da altri esperti e richiederà ulteriori esplorazioni sul
fondo del lago, alla ricerca di eventuali frammenti del corpo celeste, per
essere provata. Fra le ipotesi più stravaganti ne esistono due che tuttavia
si basano su studi scientifici qualificati. La prima, elaborata da Willard
Libby, lo scopritore della tecnica di datazione col carbonio 14, si basa
proprio sull’abbondanza di questo isotopo riscontrata negli anelli di
accrescimento degli alberi subito dopo il fenomeno: fatto che viene
attribuito alle conseguenze di una possibile annichilazione fra la materia
terrestre un blocco di antimateria spaziale venuto a contatto con l’alta
atmosfera. La seconda ipotesi esotica, avanzata da un gruppo di fisici
dell’Università del Texas, riconduce i fenomeni descritti in Siberia nel
1908 allo scontro fra il nostro pianeta e un mini buco nero, come quelli la
cui esistenza è stata postulata dall’astrofisico Stephen Hawking. Il
centenario della Tunguska sarà celebrato anche su internet, il 28 giugno
2008 alle ore 22, con una diretta web interattiva tenuta dall’astronomo
Gianluca Masi sul sito www.coelum.com

Franco Foresta Martin
-- 
Filippo "Hytok" Simone
http://perestroika.altervista.org/


DateSujet  Auteur
27.06.
o   Tunguska: antimateri
Hytok
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