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Re: tortura

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  Sujet:   Re: tortura  
 De: sharazad...@yahoo.it (sharazade)
 Groupes: it.cultura.single, it.cultura.antagonista
 Organisation: [Infostrada]
 Date: 19. Mar 2008, 20:45:14
 References: 1 2
>

Hai ragione Father, non mi sono dimenticata ...






 Ti ricordi, FatherMcKenzie?  Era verde laggiù, era verde il mare a 
Manila.
> Ti ricordi, FatherMcKenzie?  Eran tanti laggiù, coi fucili nascosti tra i
> fiori. Quante stagioni passarono là... 
>
> solo una breve nota. L'ipocrisia di quanti adesso fingono di accorgersi con
> raccapriccio di quanto accaduto nei giorni di Genova ha rapidamente rimosso
> non solo gli analoghi fatti di pochi mesi prima a Napoli (PdC D'alema,
> ministro dell'interno Enzo Bianco) ma anche che fatti del tutto simili sono
> avvenuti per decenni nelle migliori questure italiane, praticamente dopo
> ogni manifestazione importante, a prescindere dal fatto che vi fossero
> stati o no incidenti o danneggiamenti. I compagni fermati, perché
> "conosciuti" da qualche sbirro come attivi politicamente, o anche solo
> perché trovati senza documenti, erano fatti segno, una volta in questura,
> di insulti, percosse, sputi, angherie da parte di solerti funzionari. Per
> non parlare di quel che succedeva se qualcuno era trattenuto in arresto.
>
>>
http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/g8-genova-2/inferno-bolzaneto/inferno-bolzaneto.html
>> 
>> Genova, il dossier dei pm: nella caserma
>> tutti sapevano e tollerarono violenze disumane
>> "Torture e impunità
>> nell'inferno di Bolzaneto"
>> di MASSIMO CALANDRI
>> 
>> <B>"Torture e impunità<br>nell'inferno di Bolzaneto"</B>
>> GENOVA - Nella memoria dei pubblici ministeri di Bolzaneto, il termine Duce
>> compare 48 volte. Mussolini, 8 volte. E 28 Pinochet, 9 Hitler, una
>> Francisco Franco. Nelle 791 pagine consegnate ieri durante il processo al
>> carcere speciale del G8, si ripetono all'infinito quattro sostantivi:
>> rispetto, legalità, difesa, pietà. Ma queste sono parole, scrivono i pm,
>> "cancellate dalla semplice crudeltà dei fatti".
>> 
>> Parole annullate da "comportamenti inumani, degradanti, crudeli", dalla
>> "sistematica violazione dei diritti dell'uomo e delle libertà
>> fondamentali". Dalle violenze, dagli abusi psicologici, dalle minacce,
>> dalle privazioni, dalle offese: tutte accompagnate da un costante richiamo
>> fascista, con i detenuti costretti ad urlare "Viva il Duce!" e ad esibirsi
>> in umilianti sfilate con il braccio teso in un grottesco saluto romano,
>> mentre un telefonino rimanda sinistra la musica di Faccetta Nera. "Bastardi
>> rossi!". "Voi, dei centri sociali!". "Ebrei di merda!". "Zecche
>> comuniste!". "Bombaroli!". "Popolo di Seattle, fate schifo!".
>> 
>> Luglio 2001, tortura
>> Tre giorni e tre notti che "non potranno essere dimenticati", spiegano i pm
>> Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati, ben sapendo che da sette
>> anni c'è chi gioca col calendario e fa spallucce, contando sulla
>> prescrizione. E però resta questo sofferto documento, di sette capitoli.
>> Che risponde a due istanze fondamentali. La prima è di ordine
>> tecnico-giuridico: fornire le prove inconfutabili di ciò che è accaduto,
>> usando le parole delle vittime e chiarendo perché sono attendibili dalla
>> prima all'ultima parola. La seconda è lasciare un documento storico.
>> Esemplare. Una memoria, appunto, proprio perché nessuno dimentichi. Con
>> l'augurio che il reato di tortura - "questo fu, a Bolzaneto" - venga un
>> giorno disciplinato dal nostro codice penale.
>> 
>> "Con Berlusconi facciamo quello che vogliamo"
>> Un capitolo, il terzo, è dedicato alle deposizioni dei 209 fermati.
>> Indicati uno per uno. Nome, cognome, scheda segnaletica, fotografia,
>> impronte. È un lungo racconto dell'orrore, basta pescare a caso. Nicola N.,
>> Siena, 1981: "Nel corridoio già dall'arrivo deve camminare a testa bassa.
>> Prima di farlo entrare in cella lo fanno inginocchiare davanti alla cella e
>> gli danno due pugni in faccia ed un calcio. Deve stare in piedi con le mani
>> legate dietro alla schiena, ad un certo punto in ginocchio. Ad ogni
>> spostamento viene colpito con calci, pugni, schiaffi colpi a mano aperta
>> nella schiena e ginocchiate nello stomaco. Gli agenti gli dicono di tenere
>> la testa bassa perché è un essere inferiore e non degno di guardarli in
>> faccia, che è una merda e che con Berlusconi possono fare quello che
>> vogliono".
>> 
>> "Ti piace il manganello?"
>> Ester P., Pinerolo, 1980: "Durante il passaggio nel corridoio riceve calci
>> e sberle al passaggio, e insulti. "Puttana, troia". In bagno l'agente-donna
>> le schiaccia la testa verso il basso sino a quasi toccare la turca mentre
>> dal corridoio gli agenti la insultano con parole: "Puttana, troia, ti piace
>> il manganello?". Dalla cella vede un ragazzo nel corridoio colpito con
>> manganellate ai testicoli. In infermeria deve spogliarsi completamente e la
>> fanno uscire nel corridoio in mutande e reggiseno. Prima della traduzione
>> degli agenti con divisa grigia la fanno mettere in fila con gli altri e
>> fanno fare loro il saluto romano, cantare "Faccetta Nera" e dire "Viva il
>> Duce"".
>> 
>> Il taglio del codino
>> Adolfo S., spagnolo, Reicon de Olivedo, 1970: "Nel corridoio lo mettono in
>> piedi contro il muro e mentre è in questa posizione descritta, gli agenti
>> gli tagliano il codino. In bagno viene nuovamente percosso con la porta
>> dello stanzino e dove gli agenti buttano nella tazza il codino tagliato e
>> lo obbligano ad urinarvi sopra. Mentre è in corridoio viene riconosciuto da
>> un agente che lo aveva identificato per strada che chiama un collega; lo
>> portano poi in bagno, gli danno due forti colpi, lo chiudono nello stanzino
>> e continuano a colpirlo; poi un agente, che a lui pare indossare la divisa
>> dei carabinieri, gli mostra un distintivo e gli dice: "Avete ucciso un mio
>> collega". Trascorre la notte al freddo, senza cibo e senza acqua e continua
>> a ricevere colpi sino a che al mattino viene portato via".
>> 
>> "Non rivedrai i tuoi figli"
>> Valerie V., francese, Perpignan, 1966: "Fanno pressione per farle firmare
>> un documento, le danno colpi a mano aperta sulla nuca, le mostrano le foto
>> dei figli sul passaporto e le dicono che se non firma non li avrebbe più
>> rivisti. Riceve anche insulti del tipo: "Comunisti, rossi". Sente urla dal
>> corridoio e da altre celle, e supplicare. Sente che gli agenti fanno versi
>> gutturali come di animali. Ricorda in cella chiazze di sangue e di vomito,
>> e sente odore di urina. Non le danno da bere né da mangiare. Riesce a bere
>> solo un po' d'acqua da un lavandino, prima di essere picchiata. Ricorda una
>> ragazza americana in cella con lei, Teresa. Viene ammanettata con lei. La
>> rivede nel carcere di Alessandria, e questa volta ha lividi su tutto il
>> corpo".
>> 
>> L'impunità
>> Non ci furono casi isolati, scatti improvvisi di rabbia. I pm spiegano che
>> "l'istruttoria dibattimentale ha dimostrato una pluralità di comportamenti
>> vessatori perduranti nell'arco di tutti i giorni di presenza degli
>> arrestati". "Vi è stata una volontà diretta a vessare le persone ristrette
>> nel sito, a lederle nei loro diritti fondamentali proprio per quello che
>> rappresentavano: tutti appartenenti all'area no global e partecipanti alle
>> manifestazioni ed ai cortei contro il vertice G8".
>> 
>> "Non crediamo ad esplosioni improvvise di violenze. Il processo ha provato
>> che i capi ed i vertici di quella caserma hanno permesso e consentito, con
>> il loro comportamento e con la gravità delle loro consapevoli omissioni,
>> che in quei tristi giorni si verificasse una grave compromissione dei
>> diritti delle persone. Perché è questo ciò che il processo ha provato
>> essere accaduto. Troppo grave è stato il concorso morale in tutte le sue
>> forme, troppo grave la tolleranza, troppo grave ogni mancato dissenso da
>> comportamenti violenti e scorretti, troppo grave anche solo il loro
>> silenzio e la loro inerzia, troppo grave il rafforzamento del diffuso senso
>> d'impunità che ne è conseguito".
>> 
>> La giustizia frustrata
>> La frustrazione dei magistrati è evidente. Citano Cesare Beccaria, Pietro
>> Verri e Antonio Cassese, già presidente del Comitato europeo per la
>> prevenzione della tortura e delle pene e dei trattamenti inumani o
>> degradanti. "A Bolzaneto fu tortura", ripetono. E per dare forza alle loro
>> argomentazioni, rimandano ad una serie di precedenti internazionali.
>> Ricordano il caso Irlanda contro Regno Unito del gennaio di trent'anni fa,
>> in cui si dà conto delle "torture" subìte dai simpatizzanti irlandesi da
>> parte dell'esercito britannico.
>> 
>> Ma a differenza di tutti gli altri paesi, sottolineano, l'Italia non si è
>> mai adeguata alla Convenzione europea dei diritti dell'Uomo. L'ha
>> sottoscritta nell'89, però il codice penale quel reato non lo ha mai
>> disciplinato. Tortura. "Altrimenti, gli imputati avrebbero dovuto essere
>> condannati a pene comprese tra i due e i cinque anni di reclusione". Invece
>> di anni ne hanno potuti chiedere 76, suddivisi tra 46 persone. Che
>> "avrebbero dovuto comportarsi come caschi blu dell'Onu". E invece
>> trasformarono quella caserma in "un inferno".
>> 
>> (19 marzo 2008)

-- 
Lo scopo dell'esistenza è conciliare la luminosa opinione che
abbiamo di noi stessi con le cose orribili che gli altri pensano di 
noi.
Quentin Crisp



http://guide.dada.net/storie_di_donne/


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[Claudio] Cantando: \"..ma in 15 eravamo troppi o no?\"
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