Autori non pagati: esperienze e cause del problema
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Sujet: Autori non pagati: esperienze e cause del problema
De: e...@fastwebnet.it (Hytok)
Groupes: it.arti.fumetti
Date: 13. Oct 2008, 11:38:11
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http://www.frame-magazine.com/autori-non-pagati-esperienze-e-cause-del-problema.html
Il mondo dei fumetti è certamente affascinante, ci fa spaziare per mondi e
dimensioni irreali o verosimili, facendoci distrarre anche da quanto di
brutto o semplicemente sgradevole ci circonda. Però spesso, anche questo
mondo ha i suoi angoli oscuri, le sue zone d’ombra: per la precisione,
quelle in cui agli autori non viene corrisposto quanto spetta loro per le
opere realizzate.
E’ quanto è emerso sul Forum di Graphite: Luigi Cavenago, autore di Dr.
Voodoo per la Free Books ha lanciato la sua accusa, che riportiamo
integralmente sperando che il passaparola possa fare del bene:
“Ma Dr. Voodoo esce per la Free Books? Guarda che quelli non pagano.”
“No, tranquillo, la Free Books paga, ma bisogna tampinarli
telefonicamente minimo per tre mesi, poi i soldi arrivano”.
Questo breve dialogo si è riproposto puntualmente e quasi identico a
quasi tutte le fiere del settore degli ultimi anni, segno che già da tempo
la Free Books aveva una brutta fama tra quelli che ci avevano avuto a che
fare.
Nonostante tutto io ero quello che in qualche modo la difendeva pur non
tacendo certi grossi difetti.
La Free Books si era fatta notare nel 2005 con una serie di
pubblicazioni davvero interessanti, aveva resuscitato l’Insonne, ristampato
classici e proposto titoli importanti, progetti ambiziosi e l’obiettivo
quasi eroico di far “rinascere il fumetto made in Italy”.
Alla base di questo ambizioso progetto c’era la rivista contenitore
“Brand New”, una rivista dalle grosse aspettative per le quali avevo
preparato, su testi di Giovanni Gualdoni, la miniserie del “Dr. Voodoo”(ve
lo ricordate amici graphitari?).
Insomma, fino a tre anni fa mi sentivo in dovere di difendere la casa
editrice che pubblicava uno dei lavori di cui vado più fiero.
Fa niente se pareva non esserci nessuna organizzazione solida alla
base, fa niente se non comunicavano nemmeno le scadenze di consegna, fa
niente che i numeri uscissero senza regolarità alcuna e se gli editoriali
di Andrea Materia si facessero sempre più deprimenti.
Io ci credevo e sostenevo il progetto, era mio dovere.
Però ora la Free Books è diventata indifendibile.
Lasciamo perdere il fallimento della rivista dopo soli sei numeri.
Lasciamo perdere anche la mancata pubblicazione del settimo numero, quello
conclusivo, che avrebbe dovuto pubblicare tutte le storia già pronte e
concludere le miniserie.
Parliamo solo di questioni di denaro.
L’ultima fattura risale a più di un anno fa.
Dopo i primi tre/quattro mesi di rito passati senza che il conto
corrente salisse avevo cominciato la trafila delle telefonate: ogni
mercoledì dopo le nove chiamavo in redazione e chiedevo notizie.
All’inizio le risposte erano precise e rassicuranti: “da settimana
prossima dovrebbe ricevere i soldi”, mi diceva la segretaria, oppure
“abbiamo effettuato il pagamento ieri”… col tempo queste frasette tanto
rassicuranti si son fatte sempre più vaghe.
Io ho continuato a telefonare (mai mollare l’osso) ma col passare dei
mesi mi son sentito sempre più preso in giro.
Le ho provate tutte, ho provato a fare il comprensivo, il ragionevole,
l’incazzato… ho provato a scavalcare la segretaria per parlare direttamente
al boss, ma niente da fare.
Dopo un anno di telefonate buttate nel cesso mi son reso conto che per
loro non sono altro che un moscerino che ogni tanto ronza al telefono.
Un fastidio così piccolo che non vale la pena di spendere 500 euro per
sbarazzarsene.
E non sono mica il solo di moscerino, dato che ce n’è di gente che mi
aveva messo in guardia!
La verità è che il povero fumettista, che sia disegnatore o
sceneggiatore, non ha un vero potere contrattuale. Perderei più soldi a
chiamare un avvocato piuttosto che lasciar perdere tutta la faccenda.
Potrei mettermi l’animo in pace e mandare al diavolo tutta la
questione, cose del genere capitano spesso in questo mestiere e c’è anche
chi mi direbbe che sono ancora fortunato, che si prendono fregature anche
peggiori… ma per questioni di principio non mi sento ancora di mollare.
Dei soldi che mi devono io ci ho già pagato le tasse, quindi non solo
non li ho ricevuti, ma ci ho anche smenato di tasca mia!
Andrò avanti allora e se qualcuno di voi ha qualche suggerimento da
darmi lo accetterò volentieri.
Io non so se la Free è ancora intenzionata a pubblicare materiale
inedito di autori italiani, o se adesso si limiterà ad acquistare i diritti
di fumetti americani…
Intanto non posso far altro che smentire quello che dicevo un anno fa e
dichiarare tranquillamente che è vero: “LA FREE BOOKS NON PAGA”.
A questo sfogo sono seguite ulteriori esperienze, tutte riguardanti la
difficoltà di ottenere un pagamento per le opere realizzate o come, nel
caso di Paco Desiato, di ottenere un semplice contratto scritto, pur
sapendo che anche questo può essere considerato carta straccia da un
editore che non ha la minima volontà di tenere fede a quanto sottoscritto.
L’unica via in questi casi sembra essere quella dell’azione legale, ma è
comprensibile come questa possa essere una strada non molto vantaggiosa e
agevole: anche una sola lettera scritta da un avvocato può costare quasi
quanto il compenso; se poi si procede con l’azione legale, i costi
aumentano, oltre a considerare i tempi biblici per giungere ad una
decisione definitiva.
Una buona alternativa è data dal recupero crediti per mezzo di un decreto
ingiuntivo. Data la maggiore celerità del procedimento, data l’eventualità
di un contenzioso e la posticipazione dello stesso è uno strumento che ben
si adatta a chi si trova in questa sgradevole situazione: anche i requisiti
sono minimi e, viste le possibilità di successo, difficilmente si vorrà
giungere fino al pignoramento di qualche bene, se si ha come pagare i
compensi dovuti. Per maggiori informazioni potete leggere sul forum di
Kinart l’esperienza di chi l’ha già sperimentato e ulteriori spiegazioni
sul recupero crediti.
Al di là dei suggerimenti per far valere i diritti di chi realizza opere di
qualunque genere, non bisogna soltanto limitarsi a sottolineare e a
denunciare queste pessime situazioni. Bisogna infatti soffermarsi a
comprenderne le cause. Se questi spiacevoli episodi si verificano è
soprattutto per la scarsa considerazione che viene data al fumetto da parte
di chi si inventa editore solo per mungere la vacca e scappare non appena
la fonte di ricchezza si sia esaurita.
E fa ancora più rabbia vedere dagli interventi dei malcapitati autori come
spesso certi nomi, nonostante un comportamento scorretto, riescano comunque
a riciclarsi, riproponendosi con progetti presentati con grandissimo
entusiasmo, con toni solenni. Proprio com’era successo con la Free Books,
partita in quinta con tante pubblicazioni di qualità, poi interrotte o
mandate avanti con tanta discontinuità, fino a sopravvivere nel limbo in
cui si trova attualmente, tenuta in vita da qualche titolo di particolare
rilievo, come Strangers in Paradise.
Infine, quel che deprime ancora di più è che questo atteggiamento di chi fa
il furbo a spese di autori che cercano di vivere facendo ciò che più amano
è proprio di editori italiani nei confronti di autori italiani. Gli stessi
che in caso di scarse vendite individuano subito le cause del mancato
successo nella scarsa cultura del fumetto nell’assenza di un mercato serio
come in altri paesi. Probabilmente in altri paesi dotati di un mercato
serio hanno anche più rispetto per i propri fumettisti, viene da pensare.
--
Jolan Tru
Filippo "Hytok" Simone
http://perestroika.iobloggo.com/

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