Francesco Meo lascia la Panini?
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Sujet: Francesco Meo lascia la Panini?
De: e...@fastwebnet.it (Hytok)
Groupes: it.arti.fumetti
Date: 10. Oct 2008, 02:46:04
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Stavo leggendo la sua recensione di "Re in incognito" (ve la incollo sotto,
è molto particolare), così mi son deciso a cercare un po' di info su di
lui, visto che è anche curatore di "David Murphy 911", il nuovo fumetto
Panini di Roberto Recchioni, ed ho trovato questo:
http://s3keno.blogspot.com/2008/10/sabato-pomeriggio.html
(...) Qualche giorno fa si è licenziato dalla Panini (...)
Boh!... Comunque, ecco la rece:
http://saldapress.grupposaldatori.com/News.asp?IDNews=97
Aspettando il Re: un discreto fumetto di merda.
di Andrea G. Ciccarelli
Re in incognito
di James Vance
illustrato da Dan Burr
€ 26,00
200 pp, formato 28,5x21 cm. Brossurato, bianco e nero, copertina a colori e
bandelle.
Introduzione di Alan Moore. Prefazione di James Vance.
uscita: 31/07/2006
stato: distribuito
Acquista onLine
Scarica l'anteprima di ''Re in incognito'' e altri materiali:
› L'anteprima di 22 pagine di fumetto.
(file .PDF 2.1 Mb)
› L'introduzione di Alan Moore.
(file .PDF 196 Kb)
› La prefazione di James Vance.
(file .PDF 188 Kb)
(Segnale hobo qui a fianco: "Qui falsa malattia".)
Ho sempre fatto fatica a spiegarmi alcune costanti dell'adolescenza.
Non ho mai capito, per esempio, perché tutti i ragazzi potessero avere (più
o meno alla stessa età e indipendentemente dal decennio) la stessa,
istantanea folgorazione per i Doors, per Bukowski, per le canne, per
Baudelaire, per i Led Zeppelin.
Non fraintendetemi, sono un tipo piuttosto sensibile e riesco facilmente a
comprendere il momento in cui scatta la ricerca del sè altro e la
costruzione del proprio immaginario privato extra-scolastico o
extra-famigliare. Posso anche capire, perché ci sono passato, che la
costruzione di questo immaginario passi attraverso tappe che all'epoca
sembravano a tutti così originali, senza poi esserlo. Per questo posso
ipotizzare che l'immagine di Jim Morrison, come quella del Che, soddisfi
una volontà di potenza adolescente, indipendentemente dal fatto che il
primo sia morto di overdose nel 1971 e il secondo con una pistolettata nel
1967.
Non riesco a ricordare nessun bel momento della mia adolescenza.
Non trovo nulla di particolarmente eccitante nel periodo della pubertà,
nulla di divertente nei primi scazzi, poco potente anche il mio primo
vaffanculo.
Credo che anche quei modelli così importanti e così terribilmente scontati
dovessero essere digeriti più in fretta da tutti noi, dovessero essere
ricollocati alla giusta distanza.
Credo che abbiano fatto perdere a tutti un sacco di tempo prezioso.
Come cazzo si fa, mi chiedo, a perdere tempo sulle poesie di Morrison e
deprecare Holderlin, come si fa a riempirsi la bocca di parole come "grande
poesia", senza averla sfiorata? Perché l'adolescenza dura così tanto e le
sue icone sono così irriducibili?
Temo che la risposta sia piuttosto scontata e si scontri con tutte le mie
perplessità: perché sono importanti e belle. Perché, comunque sia, ci
sussurrano all’orecchio di mondi che non conoscevamo, di cose che potremmo
conoscere se solo avessimo il coraggio di andarcene. Sono storie di
personaggi lontani che ci guardano dalle foto, dalla musica e dagli scritti
parlandoci con più chiarezza del nostro migliore amico.
Comprendendoci più di quanto noi potremo mai comprendere noi stessi.
Quando ho letto per la prima volta Re in incognito ero più ragazzo di
adesso.
Avevo diciottanni anni e la mia vita stava prendendo una piega comune a
tanti ragazzi di Reggio Emilia con la testa piena di balle. Ero studente
fuori sede a Bologna, non avevo ancora conosciuto l'eroina e stavo per
passare un mese a Manhattan a imparare alcune cose belle dell’esistenza e
un po’ di quelle strane.
Leggevo religiosamente il bollettino della Lega dei comunisti rivoluzionari
e cercavo nei romanzi le tracce e le conferme della mia passione politica.
Per me Jack London, Jack Kerouac, Neal Cassady, William Burroughs, Dashiell
Hammett, Ferlinghetti, e tutti i beat erano la ribellione, il post-Doors,
la concretezza di un viaggio. La mia età adulta e sciocca che diventava
jazz e new wave. O in generale la mia privata diversità. Così privata che
non solo più andavo avanti più capivo essere comune a tutti quanti, a tutti
coloro che guardavo con sufficienza dall’alto delle mie poche letture.
Comunque sia. A quel tempo tutti gli appassionati di fumetti emiliani
frequentavano il negozio di Alessandro a Bologna e tutti i seri lettori di
supereroi leggevano Fumo di China. Su quella rivista non si parlava solo de
L'Uomo Ragno, ma ogni numero si trovava una buona mole di segnalazioni e
recensioni su tutto ciò che veniva pubblicato negli States. Lo spirito era
quello giusto, perché ogni pubblicazione veniva trattata con la stessa
dignità.
Per me, era il momento di conoscere gli indy, di farmi l’inevitabile
cultura degli underground, imparare l’inglese su Love & Rockets e Whisper,
scoprire Badlands e Daniel Clowes.
Non mi ricordo chi avesse segnalato Re in incognito (forse Luca Scatasta),
ma me ne procurai una copia per capire di cosa si trattasse pagandola una
cifra da furto.
Mi piacque abbastanza. Mi piacque di più la versione Granata Press (venduta
con un prezzo da infarto, 25 sacchi dell’epoca) perché raccoglieva tutta la
storia e mi faceva capire chi fosse davvero quel ragazzino, e mi faceva
ritrovare i vecchi hobo, i joker, un pezzo coerente nelle mie letture.
Mi è molto piaciuto il Re di Spagna, mi piaceva molto la comunità di
compagni che finisce male. Più in generale ho apprezzato moltissimo il
discorso, ben documentato, sul sindacalismo di sinistra americano.
Leggete Noi saremo tutto di Evangelisti e ne saprete molto di più.
Quindici anni dopo saldaPress ha deciso di ripubblicare in volume la storia
di James Vance e Dan Burr. Se fossi stato in loro mi sarei inventato una
storia un po’ pazzesca di misteriosi ritrovamenti alla City Lights, invece
si sono limitati a mettere un prezzo di copertina di 26 euro. Il prezzo di
circa cinque Negroni e di una mezza dose, per un altro tassello nella
vostra storia di originali, brillanti, sempre uguali, scontatissimi e
costanti lettori.
Dategli una mano a questi ragazzi!
Io non comprerò il volume perché ce l’ho già. Voglio solo dire, a
conclusione delle righe piu’ incasinate che abbia mai scritto, che
successivamente ho smesso con la beat generation e sono passato a Bret
Easton Ellis. Ho dato un taglio alle vomitate da eroina e sono passato alla
coca. Ho smesso di dire la verità e ho cominciato a raccontarvi un sacco di
frottole.
Anche per questo vi dico che Re in incognito è un discreto fumetto di merda.
Francesco Meo, classe 1970, vive a reggio Emilia e lavora come editor per
Panini Editore,
--
Jolan Tru
Filippo "Hytok" Simone
http://perestroika.iobloggo.com/

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