Re: Un bell'articolo sulla Santa Magistratura Immune da Sbagli della Congregazione degli Unti dalla Perfezione.
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Sujet: Re: Un bell'articolo sulla Santa Magistratura Immune da Sbagli della Congregazione degli Unti dalla Perfezione.
De: salg...@gmail.com (Salgiar)
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Date: 03. Jul 2008, 22:12:14
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"Snafuzz" <sn...@liber.it> ha scritto nel messaggio
news:151Z64Z38Z106Y1215103314X12573@usenet.libero.it...
> Privilegi ed impunibilità dei magistrati
> Malasanità e malagiustizia chi paga e chi la fa franca
> di Mauro Mellini E Alessio Di Carlo
> "L'Espresso” dedica la copertina ed un ampio servizio alle azioni
> giudiziarie che pazienti che sono o si ritengono vittime degli errori dei
> medici intentano nei confronti di questi ultimi. E dà cifre, anche per ciò
> che riguarda i costi dei contratti di assicurazione che oramai i sanitari,
> gli ospedali e le cliniche stipulano a copertura del rischio rappresentato
> da siffatti incidenti e dalla responsabilità civile che ne deriva. Quanto
> vi
> si legge è impressionante ma più impressionanti sono alcune considerazioni
> che se ne dovrebbero trarre. Basta la cifra delle cause che i clienti
> hanno
> mosso ai medici: trentamila.
>
> Se un medico sbaglia e danneggia il cliente è chiamato, dunque avanti ad
> un
> giudice che dovrà stabilire se il danno c’è stato e se è dipeso
> effettivamente da un errore inscusabile del sanitario convenuto in
> giudizio
> e della struttura ospedaliera, per la sua organizzazione ed anche per il
> fatto stesso di avere alle sue dipendenze il medico che ha combinato il
> guaio. Se c’è un contratto di assicurazione, buon per loro. Se c’è da
> pagare
> pagherà la compagnia. Il medico risponderà comunque penalmente se l’errore
> e
> le sue conseguenze siano tali da concretare un reato. Su tutto deciderà il
> giudice che, in genere, si rimetterà al parere di un consulente tecnico,
> cioè di un altro sanitario di livello tale, si spera, da far ritenere il
> suo
> giudizio al di sopra di ogni sospetto.
>
> Ma l’ultima parola spetta ai magistrati, specie per quel che riguarda il
> quantum del risarcimento ma anche per altri aspetti della vertenza, quale
> il
> nesso di causalità, il grado della colpa, l’incidenza di un eventuale caso
> fortuito sulla produzione del danno, etc. etc. Cose note, dunque e meno
> note. Ma che accadrà se a sbagliare, anziché il medico, sia il giudice
> (ed,
> eventualmente, il consulente da lui nominato)? Niente. Non succederà
> niente.
> Chi sbaglia paga. Ma chi sbaglia nello stabilire se c’è sbaglio e se s’ha
> da
> pagare, non paga. Non paga se si tratta dello sbaglio professionale di un
> altro (del medico). Non paga se sbaglia su qualcos’altro, ad esempio
> mandando in galera un poveraccio innocente, se libera e manda assolto un
> reo
> confesso, se strappa i bambini ai genitori per via di un disegno
> “disinibito” attribuito ad uno dei piccoli. Non paga e basta. A meno che
> l’errore non sia un errore ma un delitto. In tal caso a pagare, si
> direbbe,
> è il delinquente, se paga, non il magistrato.
>
> Il paragone tra le due categorie, con limiti giuridici e incidenze di
> fatto
> delle rispettive responsabilità (o irresponsabilità) professionali è
> sconcertante e tale da dare di per sé una risposta allarmante ad
> interrogativi che quotidianamente il cittadino deve porsi di fronte a casi
> di errori giudiziari con conseguenze a volte catastrofiche. Giorni fa,
> conclusa (così si spera) con il ritorno a casa dei due fratellini
> strappati
> ai loro genitori e mandati in istituti per un disegno di un rapporto
> sessuale (che appariva) fatto da uno di loro, a seguito dello schiamazzo
> scandalizzato della maestra e poi del rapporto (chi sa come infarcito di
> neologismi pseudopsicologici) di un assistente sociale, con provvedimento
> di
> un giudice minorile, il Capo dell’ufficio del saggio dispensatore di
> giustizia, rassicurava il pubblico in un’intervista affermando che il
> magistrato aveva agito in perfetta buona fede ed al fine di tutelare
> l’interesse dei due minori (i quali, probabilmente, porteranno per tutta
> la
> vita le conseguenze traumatiche di questo autentico sequestro giudiziario
> patito nella loro infanzia).
>
> Se un dirigente di un ospedale in cui si fosse asportato il rene destro
> anziché quello sinistro ad un paziente, avesse cercato di rassicurare il
> pubblico, rilevando che il chirurgo distratto aveva agito in perfetta
> buona
> fede ed al fine di salvaguardare la vita e la salute del cliente, lo
> stesso
> intervistatore gli avrebbe sbattuto il microfono sulla testa. E, poiché
> abbiamo parlato dell’assicurazione, che grava, come ci spiega “L’Espresso”
> con cinquecento milioni annui di premi assicurativi incassati dalle
> Compagnie sul costo della Sanità, dobbiamo ricordare che, quando nel 1988
> fu
> varata la legge cosiddetta sulla responsabilità civile dei magistrati (in
> realtà la legge per annullare l’esito del referendum con il quale, a
> larghissima maggioranza, l’elettorato si era pronunziato contro ogni
> limite
> ed impedimento alle azioni di responsabilità per danni contro di loro)
> quasi
> per una sfida alla pubblica opinione, per un ulteriore grido di dolore
> contro l’aggressione subita mettendoli a rischio di dover pagare i loro
> eventuali errori, molti magistrati contrassero una polizza di copertura
> della loro responsabilità professionale secondo la nuova legge, polizza
> appositamente messa a punto da varie assicurazioni. Una assicurazione per
> la
> quale nessuna compagnia ha dovuto sborsare un solo centesimo di euro o di
> lira.
>
> Le pochissime azioni di responsabilità promosse contro magistrati sono
> state
> tutte dichiarate inammissibili nella fase preliminare prevista dalla
> legge.
> Da moltissimi anni nessuno ha più neppure provato a farsi risarcire per
> non
> andare incontro a dover pure pagare le spese. I contratti di assicurazione
> stipulati dai magistrati, ammesso che per punto preso (a Roma si direbbe
> “pe’ tigna”) ancora qualcuno si ostinasse a pagare quel piccolo tributo
> alla
> protesta della categoria, sarebbero da considerare nulli per inesistenza
> del
> rischio assicurato. Malasanità e malagiustizia. Due mali diffusi in
> Italia.
> Dove però sembra che ce ne sia solo uno, il primo. Del secondo si parla
> poco, sottovoce e quasi sempre a vanvera. Del primo si cercano i colpevoli
> e
> si chiede loro di pagarne i danni, del secondo sembra che la colpa sia
> degli
> astri. E di chi ne vuole parlare. Cercare i colpevoli può infatti, essere
> pericoloso. Per il caso Tortora a dover pagare i danni è stato solo Lino
> Jannuzzi: per aver scritto qualcosa su chi Tortora lo aveva messo in
> galera.
> E buon per lui che il Presidente della Repubblica lo ha graziato
>
>
> --------------------------------
> Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Non ho letto l'articolo di cui parli.
Sono comunque questioni molto serie, che proponi in termini civilissimi e
con buon senso.
Magari scrivessero tutti come te.
A me pare che, in primo luogo, il cittadino potrebbe ricevere tutela
dall'applicazione degli istituti della riparazione dell'ingiusta detenzione
(art. 314 del codice di procedura) e della riparazione dell'errore
giudiziario (art. 643).
Può avere un senso ampliare e meglio regolare l'ambito di applicazione di
tali rimedi.
Quanto al singolo magistrato che, per grave negligenza o addirittura
dolosamente, combini dei guai, a mio parere la strada maestra da seguire è
(come ho accennato più volte ma nessuno si è finora posto seriamente il
problema) la maggior tipizzazione dei casi di responsabilità disciplinare e
la maggior specificazione (ed anche, perché no, inasprimento) delle sanzioni
disciplinari (dal semplice richiamo, per le negligenze meno gravi, alla
sospensione, a conseguenze per la carriera, fino a giungere, nei casi più
gravi, alla definitiva espulsione dall'ordine giudiziario).
Per tipizzazione intendo una specificazione dettagliata dei comportamenti
passibili di sanzione, senza espressioni dal contenuto vago ed ambiguo, che
si possa riempire (o svuotare) come si vuole, ed una corrispondenza a
ciascun illecito disciplinare di una determinata (ed anch'essa precisa)
sanzione.
Una specie di codice, insomma.
In questo modo potrebbe evitarsi (o quantomeno considerevolmente
restringersi) ogni margine di discrezionalità dell'organo chiamato a
giudicarlo e la relativa decisione, anche in termini di sanzione, sarebbe
più *seria*.
Non credo sia peraltro fuori dal mondo suggerire la possibilità che, nel
procedimento disciplinare, possa intervenire (ovviamente nei dovuti modi)
anche il privato cittadino che si senta leso dall'operato del giudice,
cittadino che quindi avrebbe apertamente la possibilità di dire la sua; in
altri termini, qualcosa di simile a quello che avviene con la costituzione
di parte civile nel processo penale.
Se poi, nel mal esercitare le sue funzioni, il giudice commetta reato, va
senz'altro giudicato e condannato secondo la legge penale, come chiunque
altro, senza sconti (e in questo caso, come hai ben detto, egli è giudicato
non in quanto magistrato ma in quanto delinquente).
Considero delicata e pericolosa (per la collettività) la strada della
responsabilità patrimoniale, laddove non si tratti di reati, per un duplice
ordine di ragioni.
In primo luogo, alla società interessa non che il giudice assolva tutti, ma
che assolva quando c'è da assolvere e condanni (ed anche duramente) quando
c'è da condannare.
Io temo che un inasprimento della responsabilità patrimoniale del magistrato
possa avere la conseguenza che il giudice, per tutelarsi dall'eventualità di
una sua responsabilità patrimoniale, possa adottare maglie più larghe di
giudizio nei confronti dei delinquenti, il che sarebbe un danno, specie in
un momento come questo, in cui è più forte l'esigenza della lotta alla
criminalità.
In secondo luogo, ma non secondariamente, temo fortemente che il giudice
potrebbe aver maggior timore nei confronti della cosiddetta *criminalità dei
colletti bianchi*, costituita da persone che, per le loro condizioni
patrimoniali, possono permettersi avvocati di tale valore da fargli vedere i
sorci verdi (cosa che peraltro spesso già fanno, seppure nei limiti
dell'attuale normativa).
Il che porterebbe inevitabilmente alla conseguenza di una giustizia
ordinaria contro i delinquenti comuni e di una giustizia più *soft* nei
confronti delle persone che contano.
Ed anche questo sarebbe un danno, a mio parere un rimedio peggiore del male.

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