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Nepal «Saremo una repubblica comunista»

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  Sujet:   Nepal «Saremo una repubblica comunista»  
 De: akuma_te...@despammed.com (akuma_tetsu)
 Groupes: it.cultura.orientale
 Organisation: --
 Date: 14. Apr 2008, 18:59:32
Nepal, trionfo elettorale in nome di Mao «Saremo una repubblica comunista»
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Assemblea costituente Sconfitti i partiti principali del regno himalayano:
presto l'addio del re
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KATHMANDU (NEPAL) - I maoisti avrebbero ottenuto 61 seggi sui 108 già
assegnati. E il trend si annuncia identico in tutte le circoscrizioni Dalla
reincarnazione di Vishnù a un capo comunista che prende a modello Mao e i
combattenti rivoluzionari di Sendero Luminoso in Perù. Basta questo per
cogliere la portata del mutamento dopo le elezioni di giovedì scorso in
Nepal. I primi risultati ieri davano per netta la vittoria del partito
guidato dal 52enne Pushpa Kamal Dahal, meglio noto con il nome di battaglia:
Prachanda, «Il terribile». «Un successo molto più ampio del previsto »,
dichiaravano ieri sera gli osservatori. I maoisti avrebbero ottenuto il
controllo di almeno 61 seggi dei 108 nei distretti elettorali già scrutinati
e sarebbero in testa anche in molti dei restanti.

Altri due partiti importanti, i marxisti-leninisti ed il centrista Congresso
Nepalese, non sembra avessero superato sino a ieri sera i 16 seggi ciascuno.
«Una svolta inaspettata. Sino a pochi giorni fa si pensava che la formazione
di Prachanda sarebbe arrivata solo terza. Invece potrebbero persino
guadagnare la maggioranza assoluta», ha osservato Lok Raj Baral, ricercatore
al Centro di Studi Strategici di Kathmandu. La conseguenza immediata è di
portata storica: la fine della monarchia dopo 238 anni di regno
incontrastato su di una popolazione che supera i 27 milioni e in una
regione-cuscinetto dove oggi più che mai pesano le sfide poste dalla
crescita economica e politica di India e Cina. Gli esponenti maoisti
sembrano infatti destinati a giocare la parte del leone tra i 601 membri
dell'Assemblea costituente che dovrebbe riunirsi a breve.

ABOLIZIONE DELLA MONARCHIA - «L'eclissi della casa reale era inevitabile. Re
Gyanendra ha praticamente firmato la sua deposizione nell'aprile 2006,
quando dopo le grandi manifestazioni popolari di allora ha accettato di
limitarsi ad un ruolo puramente cerimoniale e si è accordato con Prachanda
per un percorso destinato a mettere ai voti una nuova costituzione. Presto,
entro pochi mesi, l'Assemblea costituente voterà dunque l'abolizione della
monarchia e l'avvio di una repubblica laica e comunista», ci dice per
telefono dalla capitale nepalese Prateek Pradhan, direttore del quotidiano
in lingua inglese The Kathmandu Post. Un'evoluzione maturata comunque da
almeno un decennio di turbolenze interne. Il malcontento contro la
corruzione della casa reale e le sue ricchezze in uno dei Paesi più poveri
dell'Asia sfociò infatti già nel 1996 con la crescita violenta della rivolta
comunista. In 10 anni i morti sono stati almeno 13.000. Ma il colpo di
grazia venne nel 2001, quando l'allora re Birendra e i membri della sua
famiglia vennero trucidati nel palazzo reale. L'assassino venne identificato
con il figlio del re, che poi si suicidò. Ma in Nepal molti sono convinti
che l'ispiratore possa essere stato lo stesso Gyanendra. Un'ombra che ha
screditato non poco la figura del monarca, considerato dalla tradizione indù
locale come incarnazione diretta del dio Vishnù. Nel 2005 Gyanendra tentò
quindi di imporre il proprio potere assoluto. Un un anno dopo fu però
costretto dalle rivolte di piazza a trattare con i maoisti. Ma anche
Prachanda potrebbe non avere vita facile. Le sue recenti aperture in chiave
moderata all'economia di mercato sono viste con sospetto dalle ali più
radicali. Già nel sud una dozzina di movimenti ultrarivoluzionari lo
accusano di aver «capitolato al capitalismo» e minacciano nuove violenze.
_________________________________________________________
autore: Lorenzo Cremonesi
fonte: corriere.it

-- 
"Allucinante, hai decontestualizzato una frase espressa per me per un
concetto totalmente differente e l'hai inserita qui come risposta. Non
significa assolutamente nulla." DPR - 18 nov 2006 - ICOG


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