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Florio Santini e il Salento

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  Sujet:   Florio Santini e il Salento  
 De: 19456inva...@mynewsgate.net (augustobenemeglio)
 Groupes: it.cultura
 Date: 23. Jul 2008, 22:24:27
Carissimo  Nicola, 

la notizia che mi rechi è triste, ma non inattesa. Il grande Florio 
Santini - che avrebbe compiuto 85 anni il mese prossimo - , è morto in 
Versilia , a due passi dal golfo dei poeti , di Byron e  Shelley , che 
tanto amava. Gli era  vicino sua figlia,  Cristiana , l’infermiera 
Gina, e  “Perla” , la  sua amatissima , gigantesca Terranova nera , 
che non lo abbandonava neppure per un attimo .  E’ morto su una sedia 
a rotelle , sua ultima cattedra, in mezzo al verde di una “Versilia 
luminosissima che mi ha fatto dimenticare le mie albe africane e 
salentine”; è morto nel bel mezzo di un sogno, circondato da poeti e 
belle donne seminude , fatte per amare e per essere amate , in un 
carosello gioioso , anarchico , ribelle, e allo stesso tempo 
innocente, nobile , raffinato , tutte cose oggi sparite, che a lui 
piacevano moltissimo.  Florio aveva dato ampi segnali di questa sua 
dipartita, coi suoi impareggiabili articoli su “Espresso sud”, 
nell’ultimo dei quali si era messo a osservare le formiche , “un 
corteo di formiche in marcia verso il futuro, disarmate, ma 
determinate come nessuna altra umana creatura”. Ma già un anno fa 
parlava di sé stesso ormai privo di gambe , e della sua  Lidie rimasta 
priva voce, parlava di fuochi ormai spenti , e di cenere , solitudine 
estrema, confortata solo dai loro numerosi cani, estremi veri amici 
dell’uomo. 
 
Ma Santini era forse già morto il momento in cui ha dovuto lasciare 
la “nostra”  terra , quando è stato letteralmente spostato , prelevato 
dal Salento, quando è stato  separato dalla sua  Lidie ,o Siou-
Wan, “Piccola Nuvola”, meravigliosa creatura , una principessa 
vietnamita, sua compagna di viaggio e d'avventura, ossia di vita, così 
come l'ha sempre concepita il nostro amico. La vita era per lui 
viaggio, avventura, ma anche fuga, trasgressione ,sogno,  confronto, 
passione , scoperta,  sempre alla ricerca di una scaglia d'oro , 
quella scaglia che spicca dal fondo oscuro e che puoi trovare 
dovunque,  a San Francisco, nell'Africa nera o nell'Indonesia , ma 
anche a Otranto, nel Salento più vivo e grondante di storia , nel 
grande mosaico di fra Pantaleone  con la prediletta figurina 
dell'asino arpista ( fu il suo emblema e il suo auto ironico ormai 
proverbiale "nomignolo" con cui ha dato il titolo a molti dei suoi 
libri)  o sulla torre del Serpe, che aveva cantato in una delle sue 
più belle poesie.  
E anche lui , ex Addetto Culturale dell’Ambasciata Italiana in 
Africa , principe dei simposi , grande Affabulatore, che sapeva 
affascinare  per ore le platee più disparate , messaggero di vita, 
emozioni e curiosità , che riusciva a comunicare la sua gioia di 
vivere , esploratore di tratturi federiciani e castelli abbandonati , 
come lo era stato di foreste, savane, jungle e deserti , amava  essere 
amato , amava spiccare  come una scaglia d'oro di sapienza, di 
cultura, di umanità, di schietta simpatia tutta toscana, lucchese in  
specie, come Ungaretti, Pea, Viani, Tobino, che avevano , come lui, 
l’emigrazione nel sangue. Era un vecchio 
 
guerriero trapiantato nel Salento, che viveva con quei grani di 
rosario che erano i ricordi ancora vivi dell’Africa, “serbatoio di 
tutte le civiltà, di tutte le parole, di tutte le idee, di tutti i 
viaggi dell’uomo”. 
Certo , come tu dici, caro direttore , la sua è una grave perdita per 
la cultura salentina ,  ed è poca cosa la parola , poca cosa lo 
spazio, per ricordarlo in questi crudi giorni in cui i nostri dialoghi 
si fanno sempre più muti, e il colloquio con le ombre si fa sempre più 
difficile , direi  impossibile.  Santini è morto nel giorno di Natale, 
il giorno più bello, più umano, più poetico, denso di speranze per 
tutti i diseredati della terra , più ricco di nostalgie , e forse di 
rimorsi per quello che si poteva fare un tempo e non si è fatto . Il 
suo è forse un segnale forte , vuol dire qualcosa, qualcosa di 
importante che ora non siamo in 
 
grado di decifrare. Nel tempo durano solo le cose che non appartennero 
al tempo. E Florio era un bel sogno toscano piantato nel castello di 
Casamassella , con la sua principessa gialla e uno stuolo di terranova 
e spinoni , era l'uomo delle moltitudini  che denunciava i nostri atti 
grevi pesanti sorvegliati. Era colui che cinge il mare ( io lo ricordo 
a Gallipoli , al Canneto, con l’onda di risacca che veniva a 
sfiorarci , toccarsi con la mano la barba bianchissima e domandarsi se 
era ferito o già morto ) era  il serpente di mare , era Giasone con il 
suo remo , e Sigurd con la giovane spada. Ogni suo breve viaggio era 
un viaggio spaziale. Per questo suo universalismo Florio già ci 
manca , ci manca il suo sorriso buono,  la sua ironia , il suo sguardo 
luminoso, la sua voce , il suo accento toscano , ci manca il suo largo 
cuore che non brucia , che non  potrà mai bruciare , perché il cuore 
dei poeti - come lui ci raccontò narrandoci di  Shelley - non può 
bruciare - , e tuttavia quel cuore forte e ansioso di donarsi , quel 
suo cuore pieno di sogni , si è sparso nel mare d'Otranto e tra gli 
alberi della pineta di Palmariggi, dov'è il santuario di Santa Maria 
Vergine della Palma,  che mise in fuga i turchi nel famoso assedio del 
1480.

 
Tante altre cose si dovrebbero dire di questo nostro fratello , di 
questo nostro padre che si è fatto salentino (non si è salentini solo 
per nascita, anzi lo si è maggiormente quando si sceglie di esserlo) 
innamorato perdutamente della scrittura e delle lettere , che è sempre 
lì ad attenderci, dietro l'uscio, in attesa di rinascere , di rivivere 
un'altra vita, triste o lieta, bella o orribile che sia, comunque 
un'altra vita da raccontare , con l’odore dell’inchiostro, della 
carta, e l’attesa perenne della posta . E' lì , Florio, dietro 
l'uscio , per recuperare il perduto buon senso delle cose , la poesia 
della vita , la musica, la storia , la filosofia , la bellezza della 
natura, e una donna d'amare ; è lì , sempre pronto a sostenerci tra 
figure parallele e ombre concordi, nelle radure e sulle spiagge 
d'inverno, in questo nostro straziato cammino verso la ricerca di una 
umanità nuova, migliore, che riscatti sé stessa dalle tante brutture; 
e se troppo sorda è la sua voce che continua a chiamarci , se troppo 
ansioso il desiderio di fuggirla, di dimenticarla,  toccherà a noi, 
caro Nicola , e a tutti quelli che l'hanno conosciuto e amato, dover  
recuperare , far ascoltare la sua voce, far rivivere , per quello che 
era, quest'uomo in fuga che approdò nel Salento  come sua ultima 
condivisa ( dalla sua amata compagna) meta , sua Itaca, sua piccola 
patria , una scelta di luce, di pace e d'amore. Forse non trovò le 
sirene , o le trovò e non le potè ascoltare perché il loro canto era 
spento. Le sirene erano mute. Ma trovò molti che lo ascoltarono e lo 
amarono, trovò chi pubblicava i suoi libri , chi i suoi articoli , e 
ciò era - come per ogni scriba che si rispetti - la sua ragione di 
vita , il suo unico progetto per il futuro , insieme  inferno e 
paradiso.   Florio Santini , infatti, era soprattutto un   letterato, 
un poeta, un uomo di cultura , ma anche di grande umanità.        
 
Ci ha lasciato a Natale , probabilmente mentre preparava un articolo 
per "Espresso Sud",  come un San Giuseppe nella sua bottega di 
falegname intento a costruire uno sgabello. Florio non era credente, 
ma aveva una grande passione per Cristo, il bambino nato al freddo e 
al gelo , il fratello che soffre, l'uomo che ama incondizionatamente e 
muore sulla croce , l'unico uomo veramente buono, come disse 
Dostoevskij , che abbia mai calcato la nostra terra sanguinaria. Dove 
l'uomo oscilla continuamente tra il sublime e l'immondo, ma - disse 
Montale - con  molta più propensione per la seconda oscillazione. Ma 
Florio s’accendeva di coraggio nei pericoli. Era fondamentalmente uno 
stoico, più che un epicureo, ed è con questo spirito che ha affrontato 
la morte, lo stesso spirito che gli ha consentito sempre di elevarsi 
al di sopra della propria miseria, grazie anche alla sublimità delle 
sue composizioni ( era un vero artista della scrittura), con cui è 
riuscito a costruire certamente qualcosa di prezioso e duraturo.   
Addio, Florio, ci incontreremo ancora, un giorno, forse, in altri 
mondi. Io lo spero.
 


PS: Io credo che bisognerebbe far qualcosa per farlo ricordare, in 
modo più concreto , nel Salento, a cui Florio ha dato molto , e da cui 
molto ha ricevuto. Era un vero rapporto d'amore.   


-- 
augusto


DateSujet  Auteur
23.07.
o   Florio Santini e il
augustobenemeglio
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