Carissimo Nicola,
la notizia che mi rechi è triste, ma non inattesa. Il grande Florio
Santini - che avrebbe compiuto 85 anni il mese prossimo - , è morto in
Versilia , a due passi dal golfo dei poeti , di Byron e Shelley , che
tanto amava. Gli era vicino sua figlia, Cristiana , l’infermiera
Gina, e “Perla” , la sua amatissima , gigantesca Terranova nera ,
che non lo abbandonava neppure per un attimo . E’ morto su una sedia
a rotelle , sua ultima cattedra, in mezzo al verde di una “Versilia
luminosissima che mi ha fatto dimenticare le mie albe africane e
salentine”; è morto nel bel mezzo di un sogno, circondato da poeti e
belle donne seminude , fatte per amare e per essere amate , in un
carosello gioioso , anarchico , ribelle, e allo stesso tempo
innocente, nobile , raffinato , tutte cose oggi sparite, che a lui
piacevano moltissimo. Florio aveva dato ampi segnali di questa sua
dipartita, coi suoi impareggiabili articoli su “Espresso sud”,
nell’ultimo dei quali si era messo a osservare le formiche , “un
corteo di formiche in marcia verso il futuro, disarmate, ma
determinate come nessuna altra umana creatura”. Ma già un anno fa
parlava di sé stesso ormai privo di gambe , e della sua Lidie rimasta
priva voce, parlava di fuochi ormai spenti , e di cenere , solitudine
estrema, confortata solo dai loro numerosi cani, estremi veri amici
dell’uomo.
Ma Santini era forse già morto il momento in cui ha dovuto lasciare
la “nostra” terra , quando è stato letteralmente spostato , prelevato
dal Salento, quando è stato separato dalla sua Lidie ,o Siou-
Wan, “Piccola Nuvola”, meravigliosa creatura , una principessa
vietnamita, sua compagna di viaggio e d'avventura, ossia di vita, così
come l'ha sempre concepita il nostro amico. La vita era per lui
viaggio, avventura, ma anche fuga, trasgressione ,sogno, confronto,
passione , scoperta, sempre alla ricerca di una scaglia d'oro ,
quella scaglia che spicca dal fondo oscuro e che puoi trovare
dovunque, a San Francisco, nell'Africa nera o nell'Indonesia , ma
anche a Otranto, nel Salento più vivo e grondante di storia , nel
grande mosaico di fra Pantaleone con la prediletta figurina
dell'asino arpista ( fu il suo emblema e il suo auto ironico ormai
proverbiale "nomignolo" con cui ha dato il titolo a molti dei suoi
libri) o sulla torre del Serpe, che aveva cantato in una delle sue
più belle poesie.
E anche lui , ex Addetto Culturale dell’Ambasciata Italiana in
Africa , principe dei simposi , grande Affabulatore, che sapeva
affascinare per ore le platee più disparate , messaggero di vita,
emozioni e curiosità , che riusciva a comunicare la sua gioia di
vivere , esploratore di tratturi federiciani e castelli abbandonati ,
come lo era stato di foreste, savane, jungle e deserti , amava essere
amato , amava spiccare come una scaglia d'oro di sapienza, di
cultura, di umanità, di schietta simpatia tutta toscana, lucchese in
specie, come Ungaretti, Pea, Viani, Tobino, che avevano , come lui,
l’emigrazione nel sangue. Era un vecchio
guerriero trapiantato nel Salento, che viveva con quei grani di
rosario che erano i ricordi ancora vivi dell’Africa, “serbatoio di
tutte le civiltà, di tutte le parole, di tutte le idee, di tutti i
viaggi dell’uomo”.
Certo , come tu dici, caro direttore , la sua è una grave perdita per
la cultura salentina , ed è poca cosa la parola , poca cosa lo
spazio, per ricordarlo in questi crudi giorni in cui i nostri dialoghi
si fanno sempre più muti, e il colloquio con le ombre si fa sempre più
difficile , direi impossibile. Santini è morto nel giorno di Natale,
il giorno più bello, più umano, più poetico, denso di speranze per
tutti i diseredati della terra , più ricco di nostalgie , e forse di
rimorsi per quello che si poteva fare un tempo e non si è fatto . Il
suo è forse un segnale forte , vuol dire qualcosa, qualcosa di
importante che ora non siamo in
grado di decifrare. Nel tempo durano solo le cose che non appartennero
al tempo. E Florio era un bel sogno toscano piantato nel castello di
Casamassella , con la sua principessa gialla e uno stuolo di terranova
e spinoni , era l'uomo delle moltitudini che denunciava i nostri atti
grevi pesanti sorvegliati. Era colui che cinge il mare ( io lo ricordo
a Gallipoli , al Canneto, con l’onda di risacca che veniva a
sfiorarci , toccarsi con la mano la barba bianchissima e domandarsi se
era ferito o già morto ) era il serpente di mare , era Giasone con il
suo remo , e Sigurd con la giovane spada. Ogni suo breve viaggio era
un viaggio spaziale. Per questo suo universalismo Florio già ci
manca , ci manca il suo sorriso buono, la sua ironia , il suo sguardo
luminoso, la sua voce , il suo accento toscano , ci manca il suo largo
cuore che non brucia , che non potrà mai bruciare , perché il cuore
dei poeti - come lui ci raccontò narrandoci di Shelley - non può
bruciare - , e tuttavia quel cuore forte e ansioso di donarsi , quel
suo cuore pieno di sogni , si è sparso nel mare d'Otranto e tra gli
alberi della pineta di Palmariggi, dov'è il santuario di Santa Maria
Vergine della Palma, che mise in fuga i turchi nel famoso assedio del
1480.
Tante altre cose si dovrebbero dire di questo nostro fratello , di
questo nostro padre che si è fatto salentino (non si è salentini solo
per nascita, anzi lo si è maggiormente quando si sceglie di esserlo)
innamorato perdutamente della scrittura e delle lettere , che è sempre
lì ad attenderci, dietro l'uscio, in attesa di rinascere , di rivivere
un'altra vita, triste o lieta, bella o orribile che sia, comunque
un'altra vita da raccontare , con l’odore dell’inchiostro, della
carta, e l’attesa perenne della posta . E' lì , Florio, dietro
l'uscio , per recuperare il perduto buon senso delle cose , la poesia
della vita , la musica, la storia , la filosofia , la bellezza della
natura, e una donna d'amare ; è lì , sempre pronto a sostenerci tra
figure parallele e ombre concordi, nelle radure e sulle spiagge
d'inverno, in questo nostro straziato cammino verso la ricerca di una
umanità nuova, migliore, che riscatti sé stessa dalle tante brutture;
e se troppo sorda è la sua voce che continua a chiamarci , se troppo
ansioso il desiderio di fuggirla, di dimenticarla, toccherà a noi,
caro Nicola , e a tutti quelli che l'hanno conosciuto e amato, dover
recuperare , far ascoltare la sua voce, far rivivere , per quello che
era, quest'uomo in fuga che approdò nel Salento come sua ultima
condivisa ( dalla sua amata compagna) meta , sua Itaca, sua piccola
patria , una scelta di luce, di pace e d'amore. Forse non trovò le
sirene , o le trovò e non le potè ascoltare perché il loro canto era
spento. Le sirene erano mute. Ma trovò molti che lo ascoltarono e lo
amarono, trovò chi pubblicava i suoi libri , chi i suoi articoli , e
ciò era - come per ogni scriba che si rispetti - la sua ragione di
vita , il suo unico progetto per il futuro , insieme inferno e
paradiso. Florio Santini , infatti, era soprattutto un letterato,
un poeta, un uomo di cultura , ma anche di grande umanità.
Ci ha lasciato a Natale , probabilmente mentre preparava un articolo
per "Espresso Sud", come un San Giuseppe nella sua bottega di
falegname intento a costruire uno sgabello. Florio non era credente,
ma aveva una grande passione per Cristo, il bambino nato al freddo e
al gelo , il fratello che soffre, l'uomo che ama incondizionatamente e
muore sulla croce , l'unico uomo veramente buono, come disse
Dostoevskij , che abbia mai calcato la nostra terra sanguinaria. Dove
l'uomo oscilla continuamente tra il sublime e l'immondo, ma - disse
Montale - con molta più propensione per la seconda oscillazione. Ma
Florio s’accendeva di coraggio nei pericoli. Era fondamentalmente uno
stoico, più che un epicureo, ed è con questo spirito che ha affrontato
la morte, lo stesso spirito che gli ha consentito sempre di elevarsi
al di sopra della propria miseria, grazie anche alla sublimità delle
sue composizioni ( era un vero artista della scrittura), con cui è
riuscito a costruire certamente qualcosa di prezioso e duraturo.
Addio, Florio, ci incontreremo ancora, un giorno, forse, in altri
mondi. Io lo spero.
PS: Io credo che bisognerebbe far qualcosa per farlo ricordare, in
modo più concreto , nel Salento, a cui Florio ha dato molto , e da cui
molto ha ricevuto. Era un vero rapporto d'amore.
--
augusto