Schiller e Goethe (non si conoscevano personalmente , ma avevano
intessuto uno scambio epistolare ormai da anni ) si incontrano per la
prima volta nell’estate del 1794, a Jena, presso la Società per lo
studio della Natura. Fanno quattro passi e discorrono delle cose
appena sentite. Sono diversi in tutto , ma sono due geni , tra i più
grandi che la Germania e l’umanità abbiano avuto, e non possono
continuare ad eludersi. Goethe ha quarantacinque anni ed è ormai un
monumento vivente . “Quest’uomo, questo Goethe – scrive Schiller ad un
amico - mi sbarra la strada , e mi ricorda anche troppo spesso che il
destino mi ha trattato duramente . Con che leggerezza il suo genio è
stato portato dal suo destino, io invece come sono costretto ancor
oggi a combattere minuto per minuto”. E’ vero. Schiller ha tuttora
problemi a mettere insieme il primo e secondo piatto , nonostante sia
professore di storia all’Università di Jena. Dal momento che ha
lasciato la carriera militare ( era ufficiale medico del reggimento
dei granatieri a Stoccarda ) , e ha deciso di vivere della sua
penna , - cosa non facile anche per un autore come lui , che aveva
esordito con uno strepitoso successo (“ I Masnadieri) - , Schiller
ha vissuto di privazioni , stenti , miserie che gli hanno esacerbato
l’animo e procurato un’affezione polmonare cronica , malattia che gli
sarà fatale. Ha solo trentacinque anni , ma ne dimostra molti di
più. “Con tutti gli acciacchi e le sofferenze fisiche e interiori che
ho , mi sento addosso il doppio degli anni” . A poco più di vent’anni
era diventato lo scrittore più amato dai tedeschi, grazie a “ I
masnadieri” , che aveva portato la gente fino al delirio , successo
che aveva
replicato con il “ Don Carlos” , e tuttavia ciò non era servito a
dargli una stabilità economica. E anche la sua prestazione accademica
non era remunerata , l’unico introito era la tassa di iscrizione ai
corsi degli studenti, che non erano moltissimi. Doveva ancora
soffrire , arrabattarsi; doveva sopravvivere, mentre il grande
Goethe sperperava i talleri del principe Carl August nei viaggi in
Italia e diceva di lui che aveva un gran talento , sì, il suo talento
era robusto
, ma era immaturo. Le sue opere erano dei paradossi etici e teatrali
da cui lui aveva cercato di purificarsi ormai da gran tempo. Deplorava
che un’opera come i Masnadieri suscitasse il plauso appassionato sia
dello studente che della più colta dama di corte. Anzi, a dirla
tutta, quei drammoni dai toni crudi e ignari di chiaroscuri del
giovane Schiller , che avevano suscitato l’entusiasmo e il delirio
degli spettatori , gli facevano davvero paura, gli davano
l’impressione che tutti i suoi sforzi fossero stati vani. Un
testimone dell’epoca dirà che alla fine della prima rappresentazione
de I masnadieri al teatro nazionale di Mannheim , nel 1782 , il teatro
sembrava un manicomio, occhi stravolti, pugni chiusi , grida roche,
donne che svenivano, sconosciuti che si abbracciavano singhiozzando.
Sì, va bene il dramma familiare , il conflitto tra fratelli, il
conflitto padre-figlio, il teatro classico dei greci , va bene quel
senso di minaccia che incombe sull’ordine cosmico e anche la condanna
di una società corrotta, la devozione pietistica, la difesa dei
diritti dell’individuo nei confronti di una società ipocrita e
menzognera , spesso schiava dell’arbitrio e della tirannia di un
signorotto di campagna … ma c’è una “soverchia prepotenza passionale
nelle sue opere”, dice Goethe che probabilmente soffre di quel
sentimento umanissimo che è l’invidia per i successi del più giovane
Schiller, successi che a lui mancavano dal tempo de “ I dolori del
giovane Werther”. E tuttavia , a suo tempo, lo aveva raccomandato
affinché fosse nominato professore di storia all’Università di Jena,
nel 1789. Perché? , forse proprio per non doverlo incontrare , per
non doverlo “ affrontare” ( passeranno altri cinque anni prima che i
due si incontrino) , forse per toglierselo dalle scatole, o
dirottarlo su alti versanti dello scibile umano ( la storia, la
filosofia) riservati a un nucleo ristretto di persone? .Non lo
sappiamo.
Ma quando i due finalmente si incontrano è un momento mitico , magico,
unico, iripetibile , un evento straordinario e fecondo, che
influenzerà tutta la cultura tedesca e mondiale.
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augusto