Leperplessità sono giustificate e le domande che poni molto interessanti (e
opportune). Forse una vista al mio sito può contribuire a chiarirti le idee,
o magari a confonderle ancora di più. In questo secondo caso, scrivimi.
Ciao,
Francesco Lentini (flentini#eloisa.it)
The Easy Logic Intelligent Software Automa - www.eloisa.it
"pixy" <pixy2@NOSPAM.iol.it> ha scritto nel messaggio
news:1wfwba05goj8u.gh3vwrxpng39.dlg@40tude.net...
> Chiedo scusa se irrompo in questo newsgroup con una domanda banale ma da
> diverse ore passo da un sito all'altro cercando di trovare la risposta ad
> alcuni quesiti sul test di Turing e devo dire che non sono riuscito a
> capirci molto. In particolare cercavo di comprendere per quale motivo una
> macchina si possa definire pensante se e (mi sembra di capire) solo se è
> capace di superare il test. Sarò limitato ma non riuscivo a trovare una
> sola ragione per giustificare questo fatto. Anzi,più ci pensavo e più mi
> venivano dubbi! Ad esempio mi sono chiesto cosa accadrebbe se si dovesse
> distinguere non tra computer ed un uomo adulto ma, ad esempio, tra
> macchina
> ed un bambino. La macchina fallirebbe ancora? E se non fosse possibile
> distinguere tra macchina ed individuo potremmo necessariamente concludere
> che la macchina pensa o non dovremmo piuttosto, in maniera simmetrica,
> concludere che è l'individuo che è incapace di pensare? Ed ancora, perché
> questa grande importanza al linguaggio? Se cercassimo di distinguere tra
> un
> uomo appartenente ad una tribù con linguaggio limitato, cosa accadrebbe? E
> come viene standarizzato il test? come viene condotto? Quali domande si
> possono porre per metter in imbarazzo il computer (immagino che chiedere
> il
> colore degli occhi sia poco probante!)? E quale è il ruolo della cultura?
> Tutti gli esaminatori sono in grado di "capire" e distinguere tra uomo e
> macchina oppure capita che qualcuno fallisca?..... mentre cercavo le
> risposte a queste mie domande, mi sono imbattuto in John Rogers Searlee e
> alla sua critica al test ma sono inciampato sul concetto di "stanza
> cinese"! Dire che, se prima avevo le idee poco chiare, adesso le ho
> "completamente confuse", è dire poco! Mi è sembrato di capire (più che
> altro ho intuito!) che secondo Searle poco importa se la macchina sia in
> grado di passare il test perché in realtà i suoi ragionamenti portano a
> concludere che a priori ed "in ogni caso" la macchina NON è in grado di
> pensare. Ma questo punto mi sono perso del tutto! Qualcuno potrebbe
> gentilmente chiarirmi le idee?
> Paolo