Re: teorie compatibili
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Sujet: Re: teorie compatibili
De: vince...@hyle.it (Vincenzo Del Piano)
Groupes: it.discussioni.psicologia
Organisation: ComputerVille
Date: 03. Dec 2008, 15:01:51
References: 1
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"Solvejg" <solvejg85NOSPAM@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:e3lZk.114867$Ca.22150@twister2.libero.it...
> In un recente post riguardo alla fobia sociale Vincenzo diceva di sapere
> usare sia l'analisi freudiana che la TCC, ma Jackie ribatteva che le due
> cose non sono compatibili...
A Jackie ... sarò contento di "rispondere" direttamente :-)
> La mia domanda è: secondo voi quali tipi di psicoterapia sono compatibili
> tra loro e possono essere usati alternativamente senza escludersi a
> vicenda per matrici teoriche troppo divergenti o incompatibili? Perché?
In linea di principio, nessun tipo di terapia è compatibile con qualche
altro tipo di terapia.
Ciò perchè ciascun "tipo di terapia" è costruito in dipendenza (e coerenza!)
con una specifica teoria sul funzionamento della mente.
Ciò significa che viene *prima* una teoria sulla mente e *poi* la tecnica
(il tipo di terapia) che si presume adatto al fatto che la mente funziona in
quel modo lì.
Quindi ... risulta addirittura dannoso (per la terapia) che si mischino i
concetti e -per es.- nel bel mezzo di una TCC, ce ne si esca con
osservazioni sull'inconscio. Il danno è quello che il Paziente "non sappia
più" a quali contenuti della sua mente attribuire importanza.
Per altri versi ... è evidente che:
- 1) *purchè non* si mischino i concetti, il Paziente non viene
disorientato, a qualunque teoria si faccia riferimento *univocamente*;
- 2) qualunque tecnica si utilizzi *coerentemente*, ciascuna e tutte le
tecniche possono risultare efficaci; ... "tutte le tecniche" ... a
condizione che esista "dietro quella tecnica" una teoria sul funzionamento
della psiche, e che essa teoria sia *una cosa seria* ... naturalmente.
Credo che quanto al punto 1 ... sia "già saputo", o quantomeno semplice da
comprendere.
Viceversa, è più che verosimile che possa apparire "strano" quanto detto al
punto 2.
Per eliminare la sensazione di stranezza ... sarà bene osservare che la
mente "funziona" in UN modo: univoco.
E che le teorie sul suo funzionamento *si limitano* ad attribuire importanza
ad alcuni conteuti *o* ad altri, facendo derivare una specifica spiegazione
sul <<come funziona>> da ciò che si è scelto da osservare (il <<cosa è a
funzionare>>).
Ciò significa che, pur funzionando la mente sempre-allo-stesso-modo (!) è
legittimo (ed efficace dal punto di vista esplicativo) -per es.- attribuire
importanza a:
- *o* dinamiche conscio/inconscio, eccetera;
- *o* patterns cognitivi;
- *o* sequenze comportamentali consolidate;
- *o* ... molto molto altro ancora.
Questo significa -non accessoriamente! che tra le teorie (serie ...) sul
funzionamente della mente non ce ne è NESSUNA che risulta SBAGLIATA, stante
che le differenze discendono dal <<a che cosa> si è scelto di attribuire
importanza per spiegare <<come funziona>>.
Quindi ... è assolutamente "serio" (e verosimile) sostenere che la mente
funziona in UN MODO, e che esso modo-univoco possa essere descritto in MOLTI
MODI ... equivalenti per verosimiglianza, *purche non* si mischino i
concetti emersi in conseguenza dell'aver attribuito importanza *o* a una
cosa, *o* a un'altra.
Ciò posto ... è risaputo (!) che ogni patologia emerge da attività di <<cose
mentali specificamente critiche in *quella* patologia>>; è risaputo (!) che
esiste UNA interpretazione del funzionamento della mente che si basa
sull'osservazione di *quelle* <<cose mentali>>; è risaputo (?)
che -basandosi su *quella* interpretazione- è stato costruito UN metodo di
intervento psicoterapico (che risuta perciò "più diretto" nei confronti
delle <<cose mentali>> specificamente coinvolte/agenti) ...
.... essendoci tante cose risapute, credo che sia "buono da sapersi" che *a
seconda* del tipo di patologia "è bene" che si usi LA tecnica basata
sull'osservazione delle <<cose mentali specificamente critiche>> in QUEL
CASO.
Ora ... si potrà dissentire (e spesso si dissente ...) sul fatto che uno
specifico tipo di patologia dipenda da una <<cosa mentale>> piuttosto che da
un'altra; e ciò comporta che -legittimamente! e persino doverosamente!-
ciascuno Psicoterapeuta ritenga (in scienza e coscienza) che ***in quel caso
specifico*** s'abbia da attribuire importanza a "questa e non a quella"
cosa-mentale.
Va bene! Anzi, va benissimo! "solo" che lo Psicoterapeuta non-potrà-non
tenere conto del suo stesso convincimento ... e saltare di palo in frasca
***nello stesso caso specifico*** attribuendo importanza *sia a una che
all'altra* <<cosa mentale>>.
Va benissimo (!!!) decidere di tenere in conto ***in un caso specifico***
una cosa piuttosto che un'altra ... "però" O UNA O L'ALTRA.
Così come va benissimo (!) che in un ***altro caso specifico*** lo
Psicoterapeuta ravvisi l'opportunità di far riferimento ad altri parametri,
e SE SA FARLO, utilizzi la tecnica psicoterapica che si basa
sull'attribuzione di importanza a *quegli altri parametri*.
Può (forse ...) andar bene persino che -un volta che si sia superata una
difficoltà specifica, utilizzando la tecnica (che si presume) più adatta per
*quella difficoltà specifica*- può forse andar bene -dicevo- persino
utilizzare un'altra tecnica (che si presume) più adatta a *un'altra
difficoltà* ... ma "non sono certo" che sia ben fatto.
So che molti Colleghi passano "con disinvoltura" da una tecnica all'altra
.... *una alla volta* e anche con lo stesso Paziente, a seconda del -diciamo
così ...- "tema del momento; non entro nel merito, ma resto nel dubbio che
sia ben fatto.
Ciò che non va bene affatto *in nessun caso* ... è che il Paziente venga
disorientato, e non possa più sapere -per es.- se ha da tenere in conto le
sue <<cose mentali cògnite>>, oppure le <<cose mentali inconsce>>.
La mente del Paziente funziona in UN MODO SOLO; esso è (più o meno
equivalentemente) interpretabile *o* in base alle <<cose cògnite>> *o* in
base alla <<cose inconsce>>: (più o meno) vanno bene *entrambe ciascuna* le
interpretazioni, e vanno bene *entrambe ciascuna* le tecniche psicoterapiche
derivate da *entrambe ciascuna* quelle interpretazioni.
Va benissimo ... "basta" che la tecnica utilizzata nello stesso caso e per
lo stesso Paziente (e nello stesso tempo!) sia UNA, e non entrambe.
Il "resto" è affidato a scienza-e-coscienza dello Psicoterapeuta.
Ciao, Solvejgn! :-)
--
Vincenzo

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