Un saluto a tutti.
Un anno fa ho deciso di interrompere una psicoterapia, dopo circa un anno
e mezzo di sedute, sia per l'elevato costo che non potevo piu' sostenere,
sia,
soprattutto, per la sua assoluta inefficacia.
Pur riconoscendo alla psicoterapeuta alta competenza e perizia, non ero
assolutamente d'accordo sulla conduzione della psicoterapia stessa, la quale
avrebbe dovuto essere di ispirazione analitica (freudiana), ma che al
profondo e' mai arrivata.
Una donna che dava un'immagine di se' come di persona di estremo rigore e
ossequio alle "regole".
Diceva di essere liberale ma poi dichiarava di ammirare gli islamici e che
un po' di islamismo avrebbe fatto bene all'Italia.
La fase iniziale, diagnostica, ha portato la professionista alla diagnosi di
"Disturbo borderline di personalita'", mentre in precedenza i miei disturbi
erano stati classificati come di origine depressiva.
(<<Grave disturbo depressivo in soggetto con marcati tratti ossessivi>> e'
stata la conclusione di uno specialista che mi ha somministrato il MMPI-2 e
il Rorschach.)
Nonostante cio', la terapeuta sosteneva che la sua diagnosi (disturbo
borderline di
personalita') collimava con quella del collega, e che consisteva
essenzialmente nella fragilita'
dell'Io.
Diceva anche che la debolezza del mio Io cosi' evidente da essere
rintracciabile perfino nei
tratti somatici (corpo paffuto, lineamenti delicati etc), peraltro
differenti da
quelli che avevo in gioventu', all'esordio dei miei disturbi.
Dopo alcuni mesi di prova nei quali abbiamo trattato, senza molto
approfondimento, le vicende della mia infanzia, quando lei ha deciso di
continuare il trattamento non ha voluto parlare di nient'altro che non fosse
la "gestione
della mia vita" e del mio "stile di vita". Riteneva che io dovessi "dar
prova" di saper "gestire me stesso", prima del lavoro
analitico, che poi non e' mai iniziato.
Dato che avevo terminato da poco una severa cura dimagrante, e il mio peso
cominciava a risalire, la terapeuta ha cercato di correggere la mia vita
sedentaria facendomi andare al lavoro a piedi anziche' in auto, mi ha
indotto a curare l'alimentazione passando intere sedute a discutere sulla
preparazione di
pietanze e della "filosofia in cucina", sulla quale mi ha fatto anche
acquistare un libro omonimo; ha voluto che controllassi tutte le spese, mi
ha
suggerito di prendermi cura di un cane di grossa taglia per costringermi a
fare del moto (per fortuna questo non l'ho fatto). Mi ha rigorosamente
vietato di
occuparmi di qualunque cosa
riguardasse la psicologia e anche la medicina, compresi i Newsgroup.
Infine, nonostante io viva da solo, con moglie e figlie ad una distanza di
quasi
1000 km, e che pertanto vedo solo a Natale, a Pasqua, e durante le vacanze
estive, ha
voluto che passassi tutta l'estate in citta', senza vedere ne' mia moglie
ne' mia
figlia, in ossequio alle "regole" dell'analisi, che non prevedono alcuna
interruzione (ma davvero gli psicoanalisti costringono i loro clienti a
questo?)
Dato che prendevo psicofarmaci ad dosi molto alte, ha voluto, inoltre, che
andassi da uno psichiatra allo scopo di effettuare un drop-out finalizzato
al wash-out.
Lo scalaggio e' riuscito, a prezzo di sforzi enormi, per circa quattro
mesi, e ho ridotto il Tavor fino ad
arrivare ad una compressa al giorno, con il risultato che, pur avendo vinto
la dipendenza fisica, sono ricomparsi gli stessi sintomi che avevano portato
alla prescrizione, in forma gravissima. Tant'e' che, poco alla volta, si e'
reso necessario ho ripristinare le dosi del farmaco.
Tutti questi sforzi di cambiamento del mio "stile di vita", ancorche'
possano apparire oggettivamente modesti, mi sono costati moltissimo, e
il ricordo di quel periodo è particolarmente sgradevole.
Tuttavia la psicoterapeuta nulla ha fatto per intervenire sui miei sintomi
oramai cronici,
molto gravi (ansia, depressione, e soprattutto depersonalizzazione), sullo
strazio che ho
dentro e che, come una morsa, mi costringe ormai da moltissimi anni.
Alla fine ne ha concluso che io non avevo dato prova di saper "gestire me
stesso" (non ero riuscito, fra l'altro, a controllare l'incremento
ponderale) e ha cominciato ad assumere un atteggiamento di continuo
rimprovero, quasi recriminatorio, insistendo continuamente sulla fragilita'
del mio Io, per le
quali trovava le metafore piu' strampalate, che mi umiliavano
profondamente. Mi umiliava in tutto.
Nulla ha voluto sapere delle vicende che hanno preceduto e
seguito l'esordio dei miei disturbi, e che, in un tempo assai lungo, si sono
inevitabilmente evoluti e modificati fino cambiare la diagnosi (da
depressione maggiore a disturbo borderline).
Sembrava che il suo solo compito fosse scalzare la mia convinzione che fossi
affetto da depressione.
Nulla ha voluto sapere del rapporto con mia moglie.
Diceva che contava solo quello che lei vedeva in quel momento; di cio' che
era stato, non le importava.
Io inutilmente attendevo che cominciasse l'analisi vera e propria, per poter
finalmente parlare delle mie cose, che sono ancora li', dentro, inespresse,
e che urgevano di essere dette, e non sono state mai dette.
Lei considerava prioritaria la "dimostrazione della capacita' di gestire me
stesso" rispetto al processo terapeutico vero e proprio.
Dimostrazione che lei riteneva indispensabile, per sapere se avrei
sopportato, qualora si fosse arrivati alla fase analitica, il "dolore
analitico" dell'accettazione di se', e non si sarebbero manifestati sintomi
psicotici.
Ha anche detto una cosa che mi ha ferito moltissimo: <<C'e' una colpa da
parte sua>>.
Malato per colpa mia, insomma.
Si e' comportata come un ortopedico che, trovandosi di fronte ad un paziente
che non cammina bene perche' ha una grave artrosi ad un'anca, che necessita
dell'impianto di una protesi, cerchi di farlo camminare correttamente
*prima*, in attesa dell'intervento, e non dopo.
Cosi', cogliendo l'occasione dell'altissimo costo delle sedute (80 euro di
onorari piu' 40 euro di auto recarmi allo studio, situato in un'altra
citta' distante 160 km) ho deciso di interrompere una psicoterapia che
diventava sempre piu' inutile e incomprensibile, e che mi e' costata in
tutto 11.000 euro.
Sono consapevole che in me c'e' ancora un po' di animosita' nei confronti di
questa
professionista che ha frustrato il mio desiderio piu' profondo, quello di
andare alle radici dei miei disturbi, ma ritengo che, a distanza di un
anno,
riesca ad essere abbastanza obiettivo.
Gradirei il parere di persone competenti in materia su questa vicenda, e in
particolare sulle scelte effettuate dalla terapeuta.
(Mi scuso per la lunghezza del post, che anzi ho cercato di
rendere il piu' conciso possibile).
M.