Re: Vincere la solitudine ,la tristezza
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Sujet: Re: Vincere la solitudine ,la tristezza
De: ...@a.a (Marco)
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Date: 27. Aug 2008, 13:08:27
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> WOW !
> Mi sento molto lusingato e gratificato per quanto scrivi !!! ;-)))
Bene ..eheh :-)
> In termini comportamentali, quindi morali, più che statistici, chi non si
> attiene alle regole e tradizioni, ma le vìola o le sovverte (un uomo che
> sposa più donne in Occidente, due donne conviventi che vogliono adottare
> un
> bambino e farlo crescere senza un padre, una persona che sceglie di
> cambiare
> sesso, persone che stanno in spiagge pubbliche completamente nude, malati
> terminali che chiedono di essere lasciati morire, ecc.) viene percepito
> come
> un ribelle, un deviato, quindi non soltanto 'strano', ma addirittura
> pericoloso ! Certamente immorale.
Certo.
> In realtà non si può affatto stabilire a priori che dietro questi
> comportamenti (ed altri ancora) ci sia cmq un intento criminale....Però si
> parte dall'assunto che la 'gente perbene' certe cose non le fa.
Ri-certo.
> Identità, appartenenenza e quindi solidarietà.
> E supporto (materiale e spirituale). Qui entra in gioco il fattore
> convenienza: i benefici ottenibili dall'esterno.
> Che poi è quello che uno ritrova all'interno della sua famiglia in caso di
> difficoltà.
> E non ci si può rivolgere ad amici e vicinato, per certe emergenze
> (denaro,
> cibo, farmaci, ecc.).
> I marginali oggi vengono giustamente definiti anche 'invisibili'...come se
> non esistessero.
Eh, questa è una cosa molto negativa, che è legata al modo di essere della
nostra, e forse (anche tu sembri pensarlo) di tutte le società. Se uno è un
po' strano o "fuori", è isolato e non entra nel circuito della solidarietà.
Io aggiungerei, però, che la nostra società in particolare (anzi, forse solo
la nostra, cioè quella occidentale di oggi) esclude quasi completamente la
solidarietà. Esclude la solidarietà di cui parliamo, che hai esemplificato,
non la solidarietà in generale. E' pieno, infatti, di persone che fanno
volontariato, e quindi solidali; molti si impegnano moltissimo e si
sacrificano molto.
E' per buone cause, certo; quindi tanto di cappello. Ma chissà se ci si
accorge di tante piccole cose e sofferenze vicine: spesso ho l'impressione
che si faccia solidarietà lontana, anche un po' per sentirsi in pace, e che
non si badi minimamente a quello che accade intorno. A mancanze di rispetto,
a sgarbi più o meno volontari, a sofferenze interiori di persone che magari
si contribuisce ad isolare.
Si ragiona per etichette: chi non rientra a pieno nelle categorie che vanno
aiutate, è una persona normale, sana per definizione e deve cavarsela da sè.
Se ha vari problemi o dice di soffrire, è al massimo uno sfigato...e quello
non si può aiutare ! ;-)
> Non giurerei che la società di oggi sia più aperta: ci sono molti più
> vecchi
> che in passato, le culture degli immigrati sono spesso patriarcali,
> maschiliste, tradizionaliste e fondamentaliste.
Può essere che sia così. Diciamo che è aperta dal punto di vista esteriore,
statistico (rispetto a quella del passato); poi, in sostanza, credo che
abbia ragione tu.
> Oggi ci hanno tolto le certezze: nulla è davvero scontato e prevedibile.
> Ciò che oggi è normale non è necessariamente giusto o efficace.
Purtroppo...
> Non sto dicendo che devi sposarti con una contadina (o una contessa !) ;-)
Beh, a me non dispiacerebbe una contadina, tutto sommato :-P
> E' così.
> La "cultura della solidarietà" è spesso buonismo di facciata o pietismo
> inutile.
Ecco, vedi sopra...
>> oggi potrebbe essere da molti
>> emarginato il tradizionalista che vuole sposarsi e fare figli, sempre con
> la
>> stessa donna...)
>
> E quando mai ? La considero una tua provocazione, questa.
Forse...Dico che il tradizionalista, magari sostenuto da una visione
religiosa, non è forse più il modello imperante, oggi...I giovani potrebbero
anche prenderlo in giro, ad esempio. Molti dicono a chi si vuole sposare: ma
chi te lo fa fare ??
> Non è normalità statistica.
> E' consumismo. Spendo, dunque esisto.
> E' presenzialismo. Sono stato in TV, dunque sono un a star.
> E' smania di distinguersi dalla massa. Anche nello sballo più deteriore ed
> irresponsabile.
Ok.
> Una volta si parlava di 'zitelle' e 'scapoli' e l'alternativa al
> matrimonio
> era il seminario, specie per le donne.
> Oggi ci sono moltissime più opportunità per il tempo libero, che è
> diventata
> una valvola di sfogo per chi è insoddisfatto del resto. Non penso di star
> facendo discorsi da bacchettone.
> Il punto è che tutto questo divertirsi, impensabile già al tempo dei
> nostri
> genitori (i nonni si accontentavano con ancora meno) ancora non basta, se
> leggo che un giovane di 30 anni avverte un vuoto esistenziale, che forse è
> più noia che tristezza vera e propria.
Bel problema, questo...
Era forse negativo il fatto che un tempo fossero pochi quelli fuori dal giro
e che, appunto perchè pochi, fossero un po' emarginati. Ricordiamo, però,
che un tempo forse queste persone non erano tagliate fuori dal "circuito
della solidarietà", come succede oggi. Salvo il caso in cui fossero ribelli
volontari.
Oggi ci sono molti più svaghi etc, come dici tu, ma chi resta fuori dal
giro, quindi non solo dal matrimonio, ma anche da altre cose (convivenza,
avere una ragazza, etc.), è fuori veramente...E si sente più facilmente
solo.
> Un momento: i tardo-adolescenti se la spassano più degli sposati, non
> discuto, ma quando si fermano un attimo, magari a 50-55 anni e:
> - vedono i loro genitori a poco a poco invecchiare e morire
> - vedono i figli (quelli degli altri: amici e parenti) crescere e sposarsi
> e
> dare inizio a famiglie della nuova generazione,
> - si accorgono di vestire oggi, a 50-55 anni, come quando ne avevano 35...
> - si accompagnano ad altri tardo-adolescenti, ma più giovani di loro anche
> di 15-20 anni...
Molto interessante.
Brutta sorpresa per loro..!
Mi devo dare da fare per non finire così !! Sono ancora in tempo, credo...
Ciao !

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