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Storia di una bufala a mezzo stampa

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  Sujet:   Storia di una bufala a mezzo stampa  
 De: amicidilazzaro...@yahoo.it (Amici di Lazzaro)
 Groupes: it.cultura.cattolica
 Organisation: Aioe.org NNTP Server
 Date: 03. Dec 2008, 00:47:36
di Michele Brambilla da www.ilgiornale.it
Storia di una bufala a mezzo stampa

La fine è nota. Finirà che la sesquipedale bufala lanciata ieri dai media di 
mezzo mondo andrà ad aggiungersi alle tante leggende nere contro la Chiesa 
cattolica: diranno che il Vaticano vuole che l'omosessualità sia considerata 
un reato, che i gay finiscano in galera o meglio ancora sul patibolo come 
succede in certi Paesi islamici di cui Ratzinger (l'immancabile «papa 
nazista») vuole ora diventare alleato. Già vediamo gli irresistibili sketch 
di Sabina Guzzanti, la satira di Dario Fo, le poesie incivili di Andrea 
Camilleri, gli indignati commenti di Augias e di MicroMega. Il voltairiano 
«calunniate calunniate qualcosa resterà» sarà così, ancora una volta, messo 
in pratica.

La realtà è ben diversa e la spiega benissimo Andrea Tornielli, alla cui 
cronaca non c'è nulla da aggiungere. Se non, appunto, la scommessa sul fatto 
che cronache serie e documentate come la sua verranno cestinate - anzi 
neppure lette, scartate a priori - da chi ha già deciso che la realtà deve 
essere un'altra, e cioè che la Chiesa vuole mettere in galera i gay. Noi 
scommettiamo che sarà così, che passerà questa versione dei fatti: e siamo 
sicuri di vincere la scommessa non perché siamo prevenuti, ma perché della 
campagna di disinformazione abbiamo già avuto un assaggio guardando i titoli 
dei siti web di molti grandi giornali. «Depenalizzazione dell'omosessualità. 
No del Vaticano alla proposta Onu», era ad esempio quello di Repubblica. Non 
è che vogliamo dire che c'è malafede: è che è scattato un ritornello, un 
luogo comune, e noi giornalisti purtroppo andiamo spesso a rimorchio di 
frasi fatte, di stereotipi, di slogan. D'altra parte anche l'autorevole 
Ansa, che esiste per dare il più possibile i «fatti separati dalle 
opinioni», così titolava alle 14,42 di ieri il suo lancio di agenzia: 
«Vaticano: no a proposta Ue per depenalizzare omosessualità».

Voi che cosa pensereste nel leggere titoli del genere? Che il Vaticano è 
contrario a che l'omosessualità venga depenalizzata. E quindi vuole che sia 
considerata reato. Già nel primo pomeriggio di ieri si sono riversate sui 
computer dei giornali di tutta Italia le vibranti reazioni di Arcigay, 
parlamentari Pd, radicali e compagnia cantante che parlano di «una Chiesa 
che vuole la forca», di un Papa boia al pari di Ahmadinejad. Fa niente se lo 
stesso monsignor Migliore - il prelato cui viene attribuita la volontà di 
repressione - ha spiegato con chiarezza che la Chiesa è invece fermamente 
contraria a «ogni marchio di ingiusta discriminazione nei confronti delle 
persone omosessuali»: quel virgolettato sarà ignorato, resteranno i 
titoli-killer.

Eppure basterebbe conoscere almeno un poco la storia - non dico la storia 
del cattolicesimo: la storia - per sapere che chi ha voluto trasformare in 
reati certi «peccati» si è sempre scontrato con la Chiesa, fino ad uscirne, 
e ad andare a ingrossare le file degli eretici. Savonarola, ad esempio, che 
impose alla Firenze di cui era divenuto padrone una dura teocrazia dove la 
polizia vigilava sui costumi privati a suon di multe, carcere e perfino pena 
di morte. Calvino, altro esempio, nella cui Ginevra i «concubini» venivano 
decapitati.
È curioso: sono personaggi, costoro, che vengono sempre citati a modello da 
chi accusa la Chiesa di ogni nefandezza e oscurantismo. Quanto alle 
legislazioni degli Stati laici, forse può essere interessante dare un'occhiata 
all'anno in cui l'attività omosessuale tra adulti consenzienti ha cessato di 
essere considerata un reato penale. La prima fu la Francia, nel 1810. La 
seconda l'Italia, nel 1886. La terza la Polonia, nel 1932. Curioso anche 
questo: sono tre Paesi di lunga tradizione cattolica. Ma andiamo avanti.
L'anglicana 
Gran Bretagna si decise solo nel 1967. La Germania comunista nel 1968. Un 
altro Paese «socialista», la Jugoslavia, abolì il reato di omosessualità 
solo nel 1977. La luterana Norvegia nel 1972. Israele nel 1988. Il «no» 
vaticano di ieri è dovuto ad altri passaggi contenuti nella proposta della 
Ue all'Onu.

La Chiesa teme che l'annullamento di ogni distinzione per sesso porti ai 
matrimoni tra gay, e a un'equiparazione di questi con la famiglia 
tradizionale. Teme anche che con le nuove norme le possa venir contestata 
una decisione che, paradossalmente, sta per prendere proprio per far fronte 
a uno scandalo che le viene rimproverato quando si parla di omosessualità; e 
cioè la decisione di vietare il sacerdozio ai gay perché - anche se la 
political correctness vieta di dirlo - il 90 per cento dei casi di 
preti-pedofili riguarda casi di omosessualità.

Si può non essere d'accordo con l'una e con l'altra preoccupazione della 
Chiesa. Si può anche dissentire su tutta la dottrina cattolica in materia. 
Ma dire che «il Vaticano si oppone alla depenalizzazione dell'omosessualità» 
è, molto semplicemente, un falso.
Michele Brambilla


DateSujet  Auteur
03.12.
*   Storia di una bufala
Amici di Lazzaro
03.12.
`- Re: Storia di una bufala
Marco S.
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