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'Non togliete quel crocifisso'

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  Sujet:   'Non togliete quel crocifisso'  
 De: donquix...@tiscalinet.it (donquixote)
 Groupes: it.cultura.cattolica
 Organisation: TIN.IT (http://www.tin.it)
 Date: 01. Dec 2008, 00:03:55
Il Foglio
In Spagna quando tira aria di ribellione si assalta subito il crocefisso
In una scuola di Valladolid saranno rimossi i crocifissi dalle aule per
ordine di un giudice che ritiene, come ha scritto nella sentenza, che "la
presenza di questi simboli nelle zone comuni del centro educativo pubblico,
dove ricevono istruzione minorenni in piena fase formativa dell'intelletto e
della volontà, può provocare in loro la sensazione che lo stato sia più
vicino alla confessione correlata ai simboli religiosi presenti nel centro
pubblico che ad altre confessioni".

Dalla prosa un po' circonvoluta di Alejandro Valentin Sastre si deduce
che, sebbene lo stato non esprima alcuna preferenza religiosa
consentendo l'esposizione del crocifisso, in qualcuno si potrebbe
ingenerare tale sospetto e che quindi il sospetto deve prevalere sulla
realtà.

Ora i socialisti della Castiglia annunciano di voler estendere a tutte le
scuole l'ordinanza laicista contro il crocifisso, mentre i Popolari, che
governano quella comunità autonoma, pensano di ricorrere contro
la sentenza.
Sul piano politico e giuridico si vedrà chi l'avrà vinta, ma già d'ora si
può riconoscere, anche in questo episodio la ripresa di una guerra religiosa
che ha già caratterizzato tragicamente tanta parte della storia spagnola. La
settimana scorsa, per esempio, il presidente del Parlamento spagnolo, il
socialista José Bono, ha dovuto rinunciare ad apporre una targa che
ricordava che una suora santificata aveva risieduto in uno degli edifici che
oggi fanno parte del complesso parlamentare, per le proteste dell'estrema
sinistra, dei repubblicani catalani e, alla fine, del suo stesso partito.
L'aconfessionalità dello stato viene presa a pretesto per cancellare
l'impronta cristiana della nazione o (se si vuole dar retta a catalani
e baschi) delle nazioni che lo costituiscono.
La città di Valladolid, peraltro, rappresenta con la sua storia
e con la sua tradizione attuale, un esempio rilevante di
questo carattere cristiano della civiltà e della nazione spagnola. La
riconquista di Valladolid nell'XI secolo fu l'inizio del processo che doveva
portare, nel corso dei secoli, alla costruzione dello stato spagnolo.
Lì si celebrarono le nozze segrete tra Isabella di Castiglia e Ferdinando di
Aragona, che unendo le due corone e conquistando l'Andalusia conclusero
quell'impresa. Fu la prima capitale della Spagna, e dell'impero di Carlo V,
sul quale "non tramontava mai il sole", lì visse e morì Cristoforo Colombo
ed abitò Miguel de Cervantes.
Oggi Valladolid è nota soprattutto per la celebrazione della Semana santa,
nel corso della quale si può vedere sfilare per le strade una straordinaria
esposizione di iconografia religiosa. Su grandi carri vengono trasportate
colossali sculture, come quella della Virgen de las Angustias, la Sagrada
cena, la Horacion del huerto, el Senor atado a la columna, le Lagrimas de
san Pedro e, naturalmente, un enorme crocifisso, portato a spalle dagli
uomini di una delle numerose confraternite di cui è ricca la città.
Valladolid è stata la culla del rinascente stato spagnolo, con la sua
università secolare è uno dei centri più prestigiosi della sua cultura e,
nelle manifestazioni religiose assai partecipate esprime la fede del suo
popolo. In una delle sue scuole, però, i crocifissi saranno staccati dalle
pareti delle aule per effetto di una sentenza cavillosa.

Com'è noto, una vicenda simile, in Italia, si è conclusa con una sentenza
della Corte costituzionale che ha riconosciuto il valore storico e
culturale, per la nazione italiana, del crocifisso.

In Italia, però, l'anticlericalismo non ha mai avuto carattere di massa,
mentre in Spagna, per varie ragioni storiche, spesso il moto di ribellione
popolare, nel quale ha esercitato una profonda influenza l'anarchia, ha
scelto come primo obiettivo le chiese e i conventi. La vicenda di Valladolid
è solo un aspetto di una contestazione dei simboli religiosi cristiani che è
stata assunta anche nella legge sulla memoria storica, che dal
riconoscimento dei diritti degli sconfitti repubblicani della guerra civile
tende a tracimare nella rivendicazione degli aspetti meno condivisibili
della Repubblica, a cominciare dall'anticlericalismo concretizzatosi nel
martirio di migliaia di religiosi.

Soffiare sul fuoco che sta sotto la cenere, riattizzare l'antica lotta tra
il gallo rosso e il gallo nero, può servire a far dimenticare per qualche
ora le difficoltà della situazione economica, ma alla fine può riverlarsi
una scelta irresponsabile e nefasta per l'unità nazionale e popolare.

Papanews
Spagna, in difesa del Crocifisso Monsignor Ravasi cita l'agnostica
Natalia Ginzburg: "E' il simbolo del dolore dell'umanità"
CITTA' DEL VATICANO -
Bandire il crocifisso da un luogo pubblico rappresenta ''una perdita
culturale'' e di identita', oltre che la rinuncia ad uno dei simboli piu'
espressivi del dolore dell'umanita': lo ha affermato il presidente
del Pontificio consiglio della cultura, Monsignor Gianfranco
Ravasi, commentando la sentenza del tribunale amministrativo
di Valladolid che, su ricorso di un'associazione di genitori laici,
impone di rimuovere il crocifisso dalle aule scolastiche.

A sostegno della sua tesi, il ministro della cultura vaticano cita la
scrittrice Natalia Ginzburg, di origine ebraica e sostanzialmente agnostica:
''Sarebbe bello far circolare un suo articolo scritto negli anni '80,
pubblicato sull'Unita', in cui si parlava dello stesso argomento. Si
intitolava - ha ricordato Ravasi - 'Non togliete quel crocifisso' e
conteneva due osservazioni: che il crocifisso e' uno dei simboli
fondamentali che raggruma il dolore dell'umanita': non c'e' segno che parla
meglio della violenza e delle vittime, e toglierlo significa volerne negare
l'evidenza''.

Ma soprattutto - ha aggiunto il prelato ricordando la recente decisione del
Comune di Oxford di abolire il Natale - eliminare i simboli religiosi
significa ''mettersi in una concezione culturale che ha come colore
fondamentale il grigio, mentre la bellezza e' nella molteplicita' dei
colori, nell'identita' propria di un popolo e di una cultura''.


Il Foglio
Camillo Langone
Una ricerca della Royal Society of Chemistry conferma i peggiori sospetti:
le calcolatrici e internet hanno danneggiato il cervello umano al punto da
fargli perdere la capacità di compiere calcoli anche semplici.
Che due più due uguale quattro non sia più immediatamente evidente
non è un problema matematico, è un problema di civiltà.
Abbiamo un primo addendo: In Asia i terroristi scatenati
non hanno studiato in aule col crocefisso appeso e non hanno avuto
la possibilità di temperare le sane, naturali fobie (omo, xeno...)
con il comandamento dell'amore.
Ed ecco il secondo: In Europa viene promossa, da giudici spagnoli
e presidenti di Camera italiani

http://i34.tinypic.com/10nc3v5.jpg

l'espulsione dei crocefissi dalle scuole e la censura dei membri
dell'unica religione che conosca la formula per disinnescare
l'attuale "tendenza all'estremo", per dirla con René Girard.
Nell'epoca in cui nessun continente sembra in grado di restarsene
a casa propria, a chi non è capace di fare questa somma,
a mente, all'istante, dovrebbe essere affidato un badile,
non un incarico di responsabilità.

Libero
Censurano il crocifisso ed esaltano le parodie dissacranti
Antonio Socci
In estate la rana crocifissa (col bicchiere di birra e un uovo
nelle mani) esposta al museo di Bolzano.
Ora la donna seminuda crocifissa del noto manifesto contro gli stupri,
che ricorda la famosa copertina sull'aborto fatta dall'Espresso il 19
gennaio 1975 (rappresentava una donna nuda incinta e crocifissa).
Guai a chi tocca questi "capolavori" chiedendo rispetto per il simbolo
cristiano della morte di Gesù (guai anche al Papa che aveva criticato la
"scultura" di Bolzano).
Subito incorre negli anatemi dei salotti radical-chic, pronti a vedere
in ogni critica un vile attacco alla "libertà di espressione" perché -
signora mia - "l'arte deve essere sempre libera e l'artista mai deve avere
limitazioni alla sua creatività".

      Ammesso e non concesso che si tratti di arte, resta da capire perché
la parodia della crocifissione o la provocazione metaforica della stessa
manda tutti costoro in brodo di giuggiole, mentre il Crocifisso vero scatena
immediatamente l'istinto della rimozione e della censura.

      Ricordiamo tutti quante urla scandalizzate provocò, in questi stessi
salotti, il film "The Passion" di Mel Gibson che rappresentava
realisticamente i supplizi della crocifissione a cui Gesù fu effettivamente
sottoposto.
      Quante anime belle deprecarono la "volgarità" di quelle immagini,
quanti cuoricini delicati si dissero traumatizzati da tale brutalità.
La si giudicò un'operazione cinica.
La rubrica sull'Espresso di Umberto Eco aveva questo sommario:
" 'La Passione' è un film che vuol guadagnare molto denaro offrendo
tanto sangue e tanta violenza da far apparire 'Pulp Fiction' un cartone
animato".

      Natalia Aspesi, il 6 aprile 2004, tuonò dalla "Repubblica" contro quel
"troppo sangue" deprecando il fatto che il film non fosse vietato ai minori:
"Una commissione di censura punitiva, in Italia, non ha previsto nessuna
limitazione. Gli pare giusto" denunciava la Aspesi "che a qualsiasi età si
assista a un'orgia di sangue, a due ore di sofferenza splatter, al film più
horror mai arrivato nei cinema".
      Secondo la "giornalista democratica" in questo (e solo in questo
caso!) la censura era necessaria.

      Niente crocifissione di Gesù per non turbare la nostra gioventù: non
importa se poi, secondo le statistiche, un bambino italiano, prima di aver
concluso le elementari, ha visto in media in tv 8.000 omicidi e 100 mila
atti di violenza.
      Ma la Passione di Gesù giammai deve essere mostrata nella sua cruda
realtà (non sia mai che si pongano qualche domanda su quel pericoloso e
inquietante Gesù.).

      Invece le parodie della crocifissione - dicevamo - spopolano nei
salotti "illuminati": le rane crocifisse prima e ora la donna crocifissa.
      Ieri l'Unità ha messo addirittura in copertina la foto del manifesto
della campagna antistupro in occasione della manifestazione di Roma
organizzata dalle femministe.
      Premesso che trovo orribile qualsiasi violenza sulle donne e che il
mondo femminista sembra stranamente silente e disattento quando gli orrori
contro le donne vengono perpetrati in un contesto islamico (penso alla
recente vicenda di Aisha, tredicenne, che in Somalia è stata rapita e
stuprata da tre uomini e poi è stata fatta lapidare dalla "corte islamica",
con l'accusa di adulterio perché chiedeva giustizia, mentre i tre
violentatori sono stati lasciati liberi), premesso pure che in questo caso
il richiamo al simbolo della crocifissione può anche essere sensato e giusto
(se non fosse che la nudità offerta da quel manifesto antistupro in fondo
rischia di ricadere nella stessa mercificazione del corpo femminile che si
intende condannare), premesso tutto questo, perché la repulsa dell'unico che
a quella croce è stato inchiodato davvero?

      E' curioso. Nei giorni scorsi Michele Serra è intervenuto sulla
Repubblica, naturalmente a favore di tale manifesto con la donna crocifissa,
con questa affermazione di singolare superficialità: "La croce, per quanto
dura e crudele sia la sua funzione, segna e nobilita il suo passeggero, sia
una rana, un dio, una donna nuda. Mette in fuga solamente vampiri e
satanassi, solo i malvagi si turbano quando la vedono".
      A parte quella volgarotta parificazione fra la rana, "un dio" (con la
d minuscola come usava nei Paesi dell'est) e "una donna nuda", Serra mostra
di ignorare totalmente che, al contrario, la crocifissione era il peggiore
supplizio dei romani proprio perché, alle atroci sofferenze, aggiungeva
l'umiliazione, l'esposizione vergognosa del corpo offeso, il dileggio
crudele della nudità.
Ciò che l'ha nobilitata è stata solo la crocifissione di Gesù, cioè di Dio.

      Ma soprattutto, viene da chiedersi, se la croce "mette in fuga
solamente vampiri e satanassi", se "solo i malvagi si turbano quando la
vedono", perché lui stesso - Serra Michele - il 30 ottobre 2003, sulla
Repubblica, si univa al coro di coloro che non volevano il crocifisso nelle
scuole?

      Pure Corrado Augias è intervenuto sulla Repubblica in difesa del
manifesto con la donna crocifissa, eppure lo stesso Augias sullo stesso
giornale, il 18 giugno 2004, si era pronunciato non solo contro i crocifissi
appesi sui muri delle scuole, ma addirittura a favore della fanatica legge
francese la quale, in nome dei "principi laici. vieta nelle scuole i simboli
'ostentatori' come il velo, la kippah, il crocifisso".

      Così la donna seminuda-crocifissa sui manifesti o sulla copertina di
un giornale o la rana crocifissa nel museo e sui giornali sarebbero
legittime rappresentazioni, mentre invece portare il crocifisso cristiano
al collo sarebbe un attentato alla laicità.
Come si vede si va ben oltre la questione del crocifisso
appeso alle pareti.
In questo caso mi sembra che vi sia addirittura la limitazione
della libertà personale.

      Resta comunque da capire il perché di questa avversione al crocifisso.
Il giurista ebreo-americano John Weiler sostiene che in Europa divampa
la "cristianofobia" provocata dal "risentimento" che gli eredi delle vecchie
ideologie provano verso la Chiesa, che non è scomparsa come loro
volevano e prevedevano.
      Ma forse questa avversione è pure un tentativo inconscio di
"autodifesa" dal fascino formidabile che Gesù esercita su chiunque
posi su di lui lo sguardo.

      Un giorno, dopo il pronunciamento di un tribunale sulla rimozione di
un crocifisso, il maestro Marcello d'Orta, l'autore di "Io speriamo che me
la cavo" scrisse un articolo dove ricordava le risposte dei suoi alunni al
tema "Che mestiere vorresti fare" da lui assegnato: "qualcuno dei miei
bambini rispondeva; il camorrista, il boss, perché solo il camorrista,
solo il boss è uomo".
      Il maestro spiegava nell'articolo che le materie scolastiche non lo
aiutavano a far riflettere i ragazzi e che trovò un sorprendente aiuto
proprio nel Crocifisso: "Fu grazie al costante, quotidiano riferimento a
questo simbolo di dolore, ma anche di salvezza e di speranza che più
d'uno dei miei ragazzi ebbe salva la vita.
Togliete i crocifissi dalle scuole e avrete fatto ben più
che offendere un popolo, lo avrete privato di tante coscienze".

Berlicche
Un muro vuoto
Ho fatto un sogno. Un muro bianco, dei bambini. Potrebbe essere la Spagna,
potrebbe essere altrove. Sul muro, un crocefisso. Una figura oscura, vestita
di nero, entra nell'aula, stacca il crocefisso, lo calpesta, gli sputa
sopra, e lo getta fuori dalla finestra. Il muro resta vuoto, senza niente
sopra. Anche i libri dei bambini diventano bianchi, vuoti: la storia,
la geografia, la letteratura, tutto è negato. Il nuovo maestro vuole tutto
per sè, non sopporta che altro da lui possa essere guardato.
Ogni punto di fuga da quel muro che chiude fuori la realtà è stato tolto.
Il crocefisso rimane immobile, a terra. Ad un tratto si scuote, la figurina
scende dalla croce, guarda la finestra ora chiusa. Si scuote i piedi dalla
polvere, poi prende su il legno sul quale stava infisso e piano va via.
Verso altri luoghi dove i figli degli uomini possano essere incontrati.

La storia insegna che quando si tolgono le croci dai muri
è perchè le si vogliono usare per appenderci i cristiani.
Ancora una volta arriva la tempesta.
Ancora una volta si ricostruirà.


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01.01.
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