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Le gloriose crociate

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  Sujet:   Le gloriose crociate  
 De: donquix...@tiscalinet.it (donquixote)
 Groupes: it.cultura.cattolica
 Organisation: TIN.IT (http://www.tin.it)
 Date: 23. Nov 2008, 23:35:27
Tempi
Noi cattolici senza casa
Anche in Europa, a un'ora di aereo da Roma, c'è un paese dove i cristiani
subiscono lo sfratto della maggioranza islamica. L'allarme di Puljic,
arcivescovo di Sarajevo.
di Lorenzo Fazzini
Bosnia Herzegovina, terra d'Europa a rischio "islam integralista". L'ultimo
caso è quello di un processo giudiziario contro ex mujaheddin islamici
combattenti nella guerra degli anni Novanta, oggi "felicemente" integrati
nell'apparato statale bosniaco: tale procedimento penale è stato insabbiato
dalle autorità di Sarajevo. Secondo alcuni osservatori, quelli che un tempo,
in nome del jihad, combattevano contro i cristiani serbi e croati oggi
operano sottotraccia per imporre con la violenza la supremazia coranica
nel cuore dei Balcani.
«Nel mio paese non esistono diritti umani uguali per tutti, i cattolici sono
discriminati sia dai serbi che dai musulmani. E la comunità internazionale
(leggi Onu, ndr) non fa niente, anzi: i militari, su comando dei politici,
irrompono nelle nostre scuole....».
La denuncia è di quelle autorevoli, viene da Vinko Puljic, arcivescovo
cattolico di Sarajevo dal gennaio 1991, pochi mesi prima dello
scoppio del sanguinoso conflitto. Quando a 49 anni ricevette la sua nomina
a cardinale nel 1994, segno di affetto di Giovanni Paolo II per la città
assediata dai cecchini, Puljic diventò il porporato più giovane di tutto il
collegio cardinalizio. Nei giorni scorsi l'arcivescovo di Sarajevo è stato
ospite del Centro Papa Luciani di Belluno. Tempi lo ha intervistato sulla
situazione "dimenticata" dei cattolici in Bosnia.

Eminenza, recentemente il vescovo di Banja Luka, monsignor
Franjo Komarica, ha denunciato che solo il 2 per cento
dei cattolici di Bosnia esuli per la guerra sono potuti ritornare
alle loro case.
Qual è la situazione dei cattolici nel vostro paese?
Grazie per la domanda. Dopo gli accordi di Dayton, la Bosnia è stata divisa
in due zone, una repubblica in cui è tutto in mano ai serbi, e un'altra
interetnica, dove ci sono Sarajevo e Banja Luka. Nella prima repubblica, su
220 mila cattolici presenti prima dei combattimenti, oggi ve ne sono solo 12
mila. Perché? Il governo serbo non dà sicurezza a chi vuole tornare. Ci sono
gravi problemi dal punto di vista burocratico e delle infrastrutture:
mancano le case per chi vuole rientrare. Di tutti i programmi di aiuto di
carattere internazionale stabiliti per questa zona, nessuno è andato a
vantaggio dei cattolici, ma solo dei serbi (ortodossi, ndr) che sono al
governo. Ho denunciato questo fatto anche a livello internazionale, ad
esempio al governo austriaco. Il ministro degli Esteri di Vienna mi ha detto
che sbaglio e che loro hanno dato 7 milioni di euro per chi vuole tornare.
Ma ho replicato: grazie, ma mi si dimostri che con quei soldi è stata
costruita una sola, anche una sola casa per i cattolici! Io, come tutti i
vescovi di Bosnia, grido che mancano i diritti fondamentali uguali
per tutti.

E sul versante musulmano?
In ogni città dove i musulmani sono la maggioranza (Sarajevo, Tuzla,
Srebenica, dove gli islamici sono l'85 per cento della popolazione), i
diritti non sono uguali per tutti. I musulmani possono costruire ovunque
le moschee che vogliono, ne hanno fatte più di settanta dalla fine della
guerra. Noi cattolici è da nove anni che chiediamo di costruire una chiesa.
Qui c'è anche una responsabilità della comunità internazionale, che non
vuole fare pressioni perché si arrivi a una vera situazione di uguaglianza.
Le faccio un esempio. In un comune vicino a Sarajevo, Ilija, dove prima
della guerra c'era una grande comunità cattolica, abbiamo presentato le
carte per ricostruire le case, ma non ci sono stati concessi i permessi.
Persino a livello di investimenti industriali si assiste a discriminazioni
contro i cattolici: vengono dati subito i permessi di costruire ai
musulmani, non ai nostri.

E lei come si spiega questa situazione di discriminazione?
Durante il conflitto la Chiesa cattolica è stata l'unica organizzazione
stabile. Mentre tutto era distrutto, i miei preti si sono dimostrati
coraggiosi e pronti a dare aiuto a chiunque. La Chiesa cattolica va avanti
da sola senza appoggiarsi a questo o quel potere, e questo non è gradito
alla comunità internazionale e al governo di Sarajevo. Noi siamo liberi
perché durante i bombardamenti aiutavamo tutti quelli che erano
nel bisogno, per lo più musulmani, con cibo e medicine.
Le nostre scuole oggi sono aperte a cattolici, ortodossi, musulmani,
perché vogliamo educare i giovani alla tolleranza. Ma la politica
locale e la comunità internazionale non vogliono questo processo.
Anche i militari internazionali (i caschi blu, ndr) sono entrati
nelle nostre scuole per dire che quello che facciamo non va bene.
Certo, non sono i militari che vogliono questo, io ho ottimi
rapporti con i comandanti e i carabinieri, ma loro obbediscono
ai politici che hanno il potere...

Sulla base della sua esperienza di pastore in un paese a maggioranza
islamica, cosa manca ai risultati del Forum?
Bisogna chiedere ai musulmani il concetto di reciprocità. Gli islamici in
Europa trovano il rispetto dei loro diritti, quindi è necessario garantire
gli stessi diritti ai cristiani nei paesi musulmani. Come vivono i cristiani
in Turchia, in Iraq, in Iran, in Pakistan e anche in Bosnia? Quando giungono
in Europa, i musulmani costruiscono le loro moschee, a Colonia, Roma,
Vienna. Quando è stata costruita l'ultima chiesa in Turchia? Il governo di
Istanbul vuole entrare nell'Unione Europea, ma quando ha permesso l'ultima
costruzione di un edificio cristiano? Inoltre bisogna rispettare la libertà
di coscienza. Quando un musulmano si converte alcristianesimo, tutti,
a cominciare dalla famiglia e dalla società, diventano suoi nemici.

Come vive oggi la Chiesa in Bosnia?
Continuiamo il nostro lavoro pastorale con i preti, le scuole, la Caritas,
seppur tra tante croci, ma questa è la nostra vita. Sono molto grato ai
nostri sacerdoti, religiosi e religiose, davvero coraggiosi: grazie a Dio
abbiamo ancora vocazioni e famiglie molto religiose.
Ma i cattolici d'Europa devono essere più vicini ai cattolici bosniaci:
tra Sarajevo e Roma vi è poi solo un'ora di aereo!
Devono impegnarsi, perché in Bosnia i diritti umani
non sono uguali per tutti.


Libertàepersona
Due considerazioni sulle crociate
Di Francesco Agnoli
Se si parla di Dio, tirano fuori le crociate; se l'argomento è l'aborto, o
Eluana, o qualcosa di simile, estraggono dal cilindro, quando meno te lo
aspetti, le crociate. Così il dialogo si interrompe, perché vicende di
parecchi secoli fa divengono il comodo rifugio di chi non vuole
confrontarsi, e preferisce smarrirsi in un passato nebuloso, infarcito di
luoghi comuni. Crociate, talvolta mescolate a Galilei ed Inquisizione,
conosciuti come io conosco l'arabo, permettono ad alcuni non solo di
sindacare su ogni azione e ogni idea della bimillenaria civiltà che ci ha
preceduto, ma soprattutto di divenire insindacabili loro stessi. Perché la
verità è che l'amato slogan sulla nequizia delle crociate, nasconde
l'insofferenza per qualsiasi vincolo morale o legge superiore.
Ci si rifugia in un presunto male assoluto del passato, per poter
rimanere liberi, tremendamente liberi di fare e pensare ogni cosa, oggi.
Mi sembra allora opportuno, dopo questa premessa, ricordare,
pur brevemente, alcune verità storiche innegabili: le crociate
portarono con sé, come ogni conflitto, anche delle ingiustizie,
ma furono in massima parte guerra di difesa, a differenza
delle crociate "laiche" e senza croce, coloniali o ideologiche,
in nome del mercato, del proletariato o della razza, create
dagli stati secolarizzati.
Basterebbe osservare un semplice atlante storico per rendersi conto
di quanto affermato: dopo la nascita dell'Islam, esso si diffuse
a macchia d'olio, occupando terre che erano a prevalenza
cristiana o animista.
Le tappe della conquista islamica, scrive Marco Meschini nel suo
"Il Jihad & la crociata" (Ares) "sono impressionanti per rapidità ed
estensione: Siria, Gerusalemme compresa (638), Mesopotamia (641), Egitto
(646), nord Africa (698), Spagna (711), e quindi la via della seta (705-714)
e le isole del Mediterraneo". Sempre con la cristianità in affannosa difesa,
per frenare la morsa con cui da est e da ovest l'Islam tentava di
sottomettere l'intera Europa. "Oltrepassati i Pirenei", ricorda lo storico
Georges Bordonove, i "cavalieri mori occuparono la Linguadoca
e la Provenza. Come una marea montante travolsero i poveri re
incapaci e fannulloni, finché i Pipinidi non uscirono dall'ombra
per la salvezza di tutti. Nel 718 i loro eserciti arrivarono
sotto le mura di Costantinopoli; ma la Città d'Oro, obiettivo
delle loro brame, respinse gli assalti".
Siamo in un'epoca, ha scritto il celeberrimo storico belga H. Pirenne, in
cui neppure una tavola cristiana può navigare sul Mediterraneo, in mano ai
pirati islamici: il commercio tra le due sponde del mare agonizza; il
rapporto tra Oriente ed Occidente si interrompe; le città italiane muoiono
piano piano e l'agricoltura diventa, giocoforza, l'unico mezzo di
sussistenza. Prima del Mille le coste italiane vengono saccheggiate di
continuo: i saraceni giungono per ben due volte a Roma, città che
rappresenta il sogno di molti sultani, insieme a Costantinopoli, sconfitta
nel 1453 dopo secoli di assedio, e Vienna, dove i Turchi giungeranno nel
1529 e nel 1683. Perché l'Europa rinasca, dopo il Mille, occorre che le
repubbliche marinare liberino dai saraceni il mare, permettendo ai mercanti
di tornare a solcarlo, e alla vita in città di ridiventare possibile.

Quando Urbano II, nel 1095, invita i nobili franchi a prendere le armi, non
lo fa per fanatismo religioso: non è un pazzo invasato che vuole conquistare
terre altrui. Al contrario, ha ben chiara la situazione: il califfo al-Hakim
nel 996 ha fatto abbattere il Santo Sepolcro e perseguita violentemente
cristiani ed ebrei; le processioni vengono interrotte e i fedeli feriti ed
uccisi; a Manzikert, nel 1071, l'esercito imperiale di Costantinopoli viene
sconfitto dai turchi di Alp Arslan e i cristiani di rito greco sono
costretti a chiedere aiuto al papa e ai cattolici d'Occidente. Nel 1087 cade
Antiochia, poi Edessa e Nicea, sede del primo concilio ecumenico della
storia del cristianesimo. Scrive Renè Grousset, accademico di Francia,
nel suo "La storia delle crociate", "in seguito a Manzikert, l'assenza
di una reazione da parte dell'impero bizantino alla presa di possesso
dell'Asia Minore da parte dei Turchi e dell'islamismo, convinsero
l'Occidente che di fronte a una tale incapacità, per salvare l'Europa
direttamente minacciata, le nazioni occidentali dovessero intervenire
direttamente.Verso il 1090 l'Islam turco, dopo aver cacciato
completamente i Bizantini dall'Asia Minore, si preparava
alla conquista dell'Europa. Dieci anni dopo (cioè con
la I crociata, ndr), non solo Costantinopoli verrà salvata,
e metà dell'Asia Minore resa all'ellenismo, ma anche la parte
costiera della Siria e della Palestina vennero liberate.
La conquista di Costantinopoli del 1453, che avrebbe potuto
accadere in qualsiasi momento a partire dal 1090, venne ritardata
di tre secoli e mezzo.
E tutto ciò rappresentava l'opera intenzionale e cosciente di Urbano II.
Il gesto del grande papa bloccò l'avanzata del fiume, e il corso
del destino si interruppe per riprendere poi bruscamente
in seguito".
I crociati, in conclusione, partirono alla difesa del Santo Sepolcro,
chiamati dall'impero agonizzante di Bisanzio, dopo oltre quattrocento anni
in cui la Cristianità aveva sempre subito attacchi di ogni sorta. Essi
ebbero come obiettivo paesi cristiani che erano stati sottomessi
dall'Islam con guerre di aggressione, e non terre altrui da colonizzare.

http://www.ibiblio.org/wm/paint/auth/altdorfer/crusade-turks.jpg

http://ansard.files.wordpress.com/2008/03/guiscardi_crociate.jpg


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