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Evangelizzazione erga omnes-Il più grande atto di carità

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  Sujet:   Evangelizzazione erga omnes-Il più grande atto di carità  
 De: donquix...@tiscalinet.it (donquixote)
 Groupes: it.cultura.cattolica
 Organisation: TIN.IT (http://www.tin.it)
 Date: 20. Nov 2008, 23:44:01
Kattolikamente
Gran Bretagna: L'Isola dei Santi
 Quest'anno per i cattolici in Gran Bretagna è un anniversario
importante: 230 anni dalla prima pubblicazione del Catholic Relief Act,
la legge emanata nel 1778 che vietava la religione cattolica e che
considerava reato capitale essere sacerdote cattolico, dopo il regno
della protestante Elisabetta I.

            Joanna Bogle, una giornalista cattolica che ha lavorato alla
Camera dei Comuni come assistente di un parlamentare, descrive cosa
significa per un cattolico britannico trovarsi nella Westminster Hall.
Questo grande salone ha una importanza enorme nella storia di quella
nazione, ma ancora più importanza la ha per chi professa la Fede cattolica.

            "Qui i nostri eroici martiri hanno parlato in difesa della
nostra Fede e hanno ascoltato la sentenza che annunciava la loro morte per
le più orribili forme di tortura: essere impiccati, tirati e squartati dopo
essere trascinati per le strade di Londra", dice Joanna.

       "Una targa sul pavimento segna dove Tommaso Moro, cancelliere
d'Inghilterra, sedeva al suo processo nel 1535... Come cancelliere del
regno, a Moro si concesse il privilegio di una esecuzione nella Torre, per
la rapida precisione dell'ascia del boia piuttosto che per l'orribile
coltello del macellaio, che estraeva le interiora del condannato (ancora
vivo) per gettarle in un calderone di acqua bollente al patibolo di Tyburn",
continua la giornalista.

       "Quest'ultima fu la sorte di San Edmundo Campion. Nessuna targa
commemora la sua morte. Era un gesuita considerato traditore per essersi
recato all'estero per formarsi come sacerdote, e poi essere tornato per
riconciliare i cristiani di Inghilterra con la Chiesa universale sotto il
successore di Pietro. Fu giudicato nella stessa sala con altri due gesuiti,
San Alexander Briant e San Ralph Sherwin.
Quando la sentenza fu pronunciata, San Edmundo, che fu brutalmente
torturato, non poteva alzare la sua mano per riconoscersi colpevole
come ordinava la legge.
San Ralph Sherwin prese la sua mano mutilata e, baciandola, la alzò
per lui. Tutti e tre questi eroici sacerdoti subirono la morte a Tyburn.
Essi ci lasciano la loro eredità", afferma Joanna Bogle.

            "E' stato mentre lavoravo a Westminster - testimonia la
giornalista - che ho letto la biografia di Campion scritta da Evelyn Waugh,
una lettura così avvincente che non riuscivo a smettere di leggere, e lo
tenevo sulle mie gambe sotto la scrivania. Poi ho memorizzato le parole
della gloriosa dichiarazione che fece al suo processo: Condannandoci,
condannate tutti i nostri avi...tutti quelli che furono la gloria di
Inghilterra, l'isola dei santi e la gioia più brillante della corona
di San Pietro".

             "Parlò allora - continua Bogle - della Fede cattolica che gli
Inglesi possedevano e amavano da secoli, la Fede centrata in una Chiesa
fondata e stabilita da Cristo e non da un re umano. La Fede che poggia
su Pietro e sui suoi successori".

"Nella misura in cui aumentava la mia conoscenza di Londra, ho
imparato a conoscere i luoghi che su ogni altro un cattolico deve
apprezzare: la croce posta in un incrocio a Bayswater, che segna il punto
esatto in cui si alzava il patibolo di Tyburn; il pub vicino Lincoln Inn
Fields, dove il vescovo Richard Challoner si incontrava con altri cattolici
per catechizzarli in segreto; la chiesa in Spanish Place, che in origine era
la cappella dell'ambasciata spagnola, nella quale i cattolici potevano
pregare senza problemi perchè tecnicamente era suolo straniero",
dice la giornalista cattolica.

         "Oggi - afferma Joanna Bogle - la maggior parte dei cattolici a
Londra non sa nulla di tutto questo. Diamo per scontata la nostra comoda
vita moderna come tutti. Abbiamo le nostre chiese e una grande cattedrale
costruita all'inizio del XX secolo e che forma parte dello scenario
londinese. Andiamo a Messa e lì incontriamo gli amici, abbiamo le nostre
attività parrocchiali, ci lamentiamo della musica e raccogliamo fondi per
varie iniziative come i cattolici di tutto il mondo".

     "Senza dubbio - conclude Joanna - Londra guarda questi messaggi
per noi in tutt'altra maniera. E oggi,  data la pressione politica crescente
contro la Chiesa (critiche alla educazione cattolica per essere
"fondamentalista", non permettere certe forme di educazione sessuale,
"interferenze" nel dibattito sull'uso degli embrioni umani, ecc.) ricordiamo
come, secoli fa, cattolici come noi diedero l'esempio di valori che tutte
le generazioni a venire possono e devono onorare.
Questa Fede ci fu consegnata ad un costo enorme e non può essere tradita".

Avvenire
Magdi Allam: una conversione oltre la logica delle catacombe
Magdi Cristiano Allam
DI GIORGIO PAOLUCCI
Quando Magdi Allam scrive un libro, fa sempre rumore. Adesso è la
volta di qualcosa che entra nelle pie­ghe dell'anima: in Grazie Ge­sù
racconta la sua con­versione dall'islam al cristia­nesimo, coronata
nel battesi­mo ricevuto da Benedetto X­VI il 22 aprile scorso.
        Come di consueto, non usa parole edulcorate e toni mor­bidi, va
dritto con radicalità a quello che a suo giudizio è il cuore del problema:
«Ho do­vuto prendere atto che, al di là della contingenza che at­tualmente
registra il soprav­vento del fenomeno degli e­stremisti e del terrorismo
i­slamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è
fisiologicamente violento e storicamente con­flittuale ». E al tempo stesso
denuncia la malattia morta­le dell'Occidente, quel relati­vismo cognitivo
ed etico che gli ha fatto dimenticare i prin­cipi di libertà e sacralità
della vita che lo fondano. Fino ad autocensurarsi per paura
del­la reazione dell'establish­ment musulmano.
        Al taglio netto con la tradi­zione in cui Allam è stato e­ducato, si
accompagna la sco­perta e l'adesione a una nuo­va dimensione che è insieme
valoriale ed esistenziale. Il suo primo incontro col cristiane­simo risale
all'infanzia, alla frequentazione delle scuole comboniane e salesiane al
Cairo, e assume nel tempo i connotati di una domanda, di una provocazione
interio­re che si fa strada nel cuore e nella mente. La conversione non
arriva come un colpo di fulmine conseguente a un e­vento traumatico,
gioioso o triste che sia, non è una me­ra adesione razionale scatu­rita
dalla lettura di testi sacri o da un confronto intellet­tuale.
     Viene presentata come il frut­to maturo di un percorso fat­to
soprattutto di incontri u­mani, di amicizie con testi­moni della fede
cattolica, re­ligiosi e laici, che hanno la­sciato il segno, riaperto
la do­manda sul significato dell'e­sistenza e fatto intravedere la risposta.
Fino all'incontro con Benedetto XVI nella ba­silica di San Pietro,
dal quale riceve, durante la veglia pa­squale, battesimo, comunio­ne
e cresima. Alle parole pro­nunciate in quell'occasione dal pontefice,
che rappresen­tano il fil rouge del libro, fan­no da contrappunto
le pagi­ne dedicate alla contestazio­ne teorica e pratica dell'islam e alla
parallela scoperta di un cristianesimo fondato sul connubio tra fede e
ragione, di cui il Papa viene conside­rato il più lucido alfiere.
    Molte sono state le voci criti­che che si sono levate, anche in
ambienti cattolici, nei con­fronti dell'enfasi mediatica data alla
conversione di Mag­di Cristiano Allam. Critiche che, colpendo il diretto
inte­ressato, inevitabilmente si in­dirizzano anche verso colui che
(certamente a ragion ve­duta) ha deciso di battezzar­lo in una sede e in una
circo­stanza tanto «pubbliche». È evidente che un gesto così e­clatante
assume il sapore di una rottura con la logica del­le catacombe a cui sono
co­stretti migliaia di «cristiani ve­nuti dall'islam» che hanno scelto una
nuova vita e ri­schiano di perderla, spesso costretti a vivere in
clandesti­nità e a dissimulare la loro nuova fede per timore di
rap­presaglie da parte di chi li considera apostati della vera religione.
        È un segnale forte anche den­tro la Chiesa, perché ri-affer­ma in
maniera inequivocabi­le che Gesù è una proposta per tutti e che il rispetto
per ogni tradizione religiosa non può rappresentare un freno o un alibi
all'evangelizzazio­ne erga omnes. È un'iniezione di co­raggio per chi è
costretto a vi­vere nell'ombra, a tenere sot­to il moggio la fiammella che
dovrebbe ardere alla vista di tutti, senza che questo sia in­terpretato come
una provo­cazione.


Benedetto XVI: annunciare il Vangelo è un atto di carità
Udienza ai partecipanti all'Assemblea generale delle Pontificie Opere
Missionarie
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 18 maggio 2008 (ZENIT.org).-   "Resta ancora 
urgente e necessaria la missione di
evangelizzare l'umanità", ha detto questo sabato
Benedetto XVI ricevendo i partecipanti all'Assemblea
generale delle Pontificie Opere Missionarie, in corso a Roma.

L'incontro, che riunisce 115 Direttori nazionali provenienti da tutto
il mondo, ha come obiettivo quello di analizzare l'attività missionaria
nei diversi contesti nazionali e comprendere come annunciare
in maniera efficace il Vangelo di Dio in un mondo in rapida trasformazione.

Durante l'udienza, il Papa ha ribadito che "tutta la Chiesa per sua natura
è missionaria" e che la "missione riguarda tutti i cristiani" e per questo
tutti i fedeli devono avvertire l'esigenza di annunciare con franchezza
e coraggio la verità che salva.

"Questo impegno apostolico - ha detto - è un dovere ed anche un diritto
irrinunciabile, espressione propria della libertà religiosa, che ha le sue
corrispondenti dimensioni etico-sociali ed etico-politiche".

"Ai germi di disgregazione tra gli uomini - ha spiegato -, che l'esperienza
quotidiana mostra tanto radicati nell'umanità a causa del peccato, la Chiesa
locale contrappone la forza generatrice di unità del Corpo di Cristo".

"La missione è un dovere, cui bisogna rispondere: 'Guai a me se non
evangelizzo' (1 Cor 9, 16)", ha continuato il Papa citando le parole
dell'apostolo Paolo, il quale sperimentò in prima persona che
"la redenzione e la missione sono atti d'amore", perché "chi annuncia
il Vangelo partecipa alla carità di Cristo".

"E' l'amore che ci deve spingere ad annunciare con franchezza e coraggio
a tutti gli uomini la verità che salva - ha concluso - . Un amore che si
deve irradiare dovunque e raggiungere il cuore di ogni uomo.
Gli uomini infatti attendono Cristo".

http://tinyurl.com/62b8rt


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01.01.
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