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Mafia e politica nell'Italia di Berlusconi

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  Sujet:   Mafia e politica nell'Italia di Berlusconi  
 De: deli...@msn.com (delinus)
 Groupes: it.cultura.antagonista
 Organisation: http://groups.google.com
 Date: 20. Jun 2008, 23:55:53
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Mafia e politica nell’Italia di Berlusconi
[El Paìs]


TRIBUNA: ALEXANDER STILLE


I capi mafia hanno rapporti con i politici siciliani e napoletani,
che, a loro volta, sostengono i leader nazionali. E tutti loro
prendono parte ad una lotta contro il potere giudiziario. Però,
attenzione a chi osa parlarne!


31/05/2008


Nel 2001, un capo della mafia siciliana di nome Giuseppe Guttadauro
noto’ d’improvviso qualcosa di strano nel suo salotto, che risultò
essere un dispositivo elettronico di ascolto. “Così, Totò Cuffaro
aveva ragione!”, ha esclamato. Sono state le ultime parole sentite
dalla polizia dette da Guttadauro prima di scollegare il microfono e,
quindi, interrompere l’inchiesta. Il nome che è stato pronunciato non
era niente di meno che quello del presidente della Regione Sicilia,
Salvatore Cuffaro, Totò per i suoi amici. La conversazione è stata una
delle principali prove che hanno consentito quest’anno di condannare
Cuffaro per complicità con diversi mafiosi che erano sotto indagine
penale.


Tuttavia, nonostante questa condanna, che è attualmente in fase di
ricorso, Cuffaro è riuscito ad essere eletto il mese scorso al Senato
italiano dalla piccola parte cattolica, di sezione centrista.


L’ascolto dal salone di Guttadauro, prima che lui scollegasse,
fornisce un utile quadro di come la mafia pensa e parla di politica.
“Totò Cuffaro è la cosa migliore che potremmo chiedere,” dice
l’interlocutore di Guttadauro, un medico di nome Salvatore Aragona.
“Speriamo che vinca la destra”, ha detto Guttadauro, “Berlusconi, per
risolvere i suoi problemi, deve risolvere anche i nostri.”


Ci sono buone ragioni di credere che questo è vero. Da quando è salito
al potere per la prima volta nel 1994, Berlusconi ha condotto un’
inesorabile campagna per indebolire i poteri della magistratura
italiana, che ha sottoposto lui e vari suoi collaboratori a processi
per accuse che vanno dalla corruzione alla collusione con la mafia.
Uno dei migliori amici ed ex capo del partito di Berlusconi, Marcello
Dell’Utri, di Palermo, è stato dichiarato colpevole di questi ultimi.
E dopo che accusarono Cuffaro di aver informato Guttadauro, Berlusconi
stesso lo ha chiamato per manifestare la sua solidarietà e dirgli: “Ho
parlato con il Ministro degli Interni e mi ha detto che tutto è sotto
controllo”. Nella stessa conversazione, Cuffaro ha detto a Berlusconi:
“Già sai che ti vogliamo bene e che sei nelle mie preghiere ogni
mattina.”


Questa serie di colloqui mostra come la mafia si è inserita nella vita
politica dell’Italia. I suoi capi locali hanno legami con i politici
siciliani, ai quali danno il denaro e dai quali ricevono favori, sia
sotto forma di appalti pubblici o avvisandoli quando le loro società
sono sotto inchiesta. Da parte loro, i politici locali accumulano basi
di potere significativi e un gran numero di fedeli elettori, e i
politici nazionali cercano tali contatti e, a loro volta, li aiutano.
Si tratta di un sistema basato sul clientelismo e sul potere, che ha
il sostegno della criminalità organizzata.


Anche se ci sono testimoni che sostengono che la mafia ha fatto un
patto con Berlusconi, e che Marcello Dell’Utri è il loro
intermediario, non è necessario credergli per rendersi conto che c’è
in ogni caso, un rapporto molto insano. La mafia, come rendono chiare
le dichiarazioni del boss Guttadauro, agisce partendo dal principio
che il nemico del mio nemico è mio amico. E sia la mafia che
Berlusconi stanno scatenando da tempo una guerra incessante contro la
magistratura italiana.


Con qualche aiuto da parte del centro-sinistra, bisogna riconoscerlo,
la coalizione di Berlusconi ha riscritto il diritto penale in modo
tale che ora è infinitamente più difficile condannare imputati di
tutti i tipi, inclusi i mafiosi. La lunghezza dei processi è
raddoppiata ed i cambiamenti giuridici offrono mille opportunità per
ritardare o revocare i processi basandosi su piccoli dettagli tecnici,
con il risultato che, quindi, è già trascorso troppo tempo dal momento
in cui è stato commesso il reato. In quasi tutti i paesi, i tempi di
prescrizione vengono calcolati a partire dall’inizio delle azioni
giudiziarie, ma in Italia non è il caso, e quindi molte condanne si
eludono semplicemente grazie ai ritardi. Inoltre, il Parlamento
italiano ha rimosso i carceri speciali per i più pericolosi capi
mafia, che impedivano loro quasi completamente di comunicare con le
loro organizzazioni, e ha ridotto i vantaggi per i testimoni che
cooperano. Inoltre, il centro-sinistra del governo di Romano Prodi,
con sostegno entusiasta del centro-destra, ha approvato un’amnistia
che ha permesso la liberazione di 26.000 prigionieri; ha impedito al
principale avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, condannato per
corruzione di giudici, di andare in prigione, e ha messo in strada
diversi accusati di appartenenza alla criminalità organizzata.


Tutto questo non solo è moralmente ripugnante, ma è di cruciale
importanza per il mandato del nuovo Governo di centro-destra. Tra i
più importanti temi della recente campagna elettorale ci sono stati la
criminalità e la sicurezza. Per trattare ciò, il governo dovrà
cambiare la sua politica in materia di giustizia penale. Come ha
recentemente affermato Antonio Manganelli, capo della polizia
italiana, “molto di ciò che facciamo è inutile a causa del
funzionamento giudiziario. Abbiamo un sistema di giustizia che è lento
e complicato che fa si che la polizia compia sforzi invano.” Inoltre,
la coalizione di Berlusconi si basa su una profonda contraddizione. Da
un lato, è molto forte nel nord, dove il gruppo è alleato con gli
autonomisti della Lega Nord. Dall’altro, ha grande forza nel sud, dove
il centro-destra è supportato da un sistema di clientelismo che ha
notevolmente beneficiato dalle bande della criminalità organizzata. La
Lega Nord, il principale vincitore alle elezioni del mese scorso, sta
contro il fatto che il denaro delle imposte del nord si utilizzi per
sostenere uno stato sociale nel sud.


Un altro importante aspetto della campagna è stato il disastro dei
rifiuti che si accumulano nelle strade di Napoli e di altre città
vicine. Nel sud Italia, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti è in
gran parte nelle mani della criminalità organizzata. Pertanto, per
ripulire Napoli, il governo deve affrontare la camorra, la versione
napoletana della mafia. E la presenza di numerosi politici (molti di
più di quelli menzionati qui) che hanno legami amichevoli con la
criminalità organizzata mette l’attuale governo in rotta di collisione
tra il mandato di cambiamento che ha promesso agli elettori e il
radicato sistema di clientelismo nel sud, di cui la Mafia è un
pilastro fondamentale.

Tuttavia, la presenza di numerose figure note per i legami con la
criminalità organizzata nella lista elettorale dal centro-destra non è
stata una questione di cui si è discusso in campagna. La coalizione di
Berlusconi ha incluso il suo buon amico Marcello Dell’Utri, nonostante
la sua condanna per le relazioni con la mafia, in piena campagna,
Dell’Utri ha fatto alcune strane dichiarazioni che hanno fatto
riferimento ad un mafioso di nome Vittorio Mangano -condannato tra
l’altro per omicidio e traffico di eroina- che lui ha qualificato come
“eroe”. Dell’Utri aveva assunto negli anni settanta Mangano a lavorare
per Berlusconi, tra le altre cose per prendere e portare i suoi figli
a scuola. Mangano ha continuato ad essere nei suoi libri paga, anche
dopo aver smesso di lavorare e dopo che la sua lunga fedina penale è
venuta alla luce. In campagna, Dell’Utri ha lodato Mangano per aver
rifiutato di testimoniare contro di lui e contro Berlusconi ed aver
preferito l’omertà tradizionale del mafioso. Berlusconi, invece di
distanziarsi dalle lodi che Dell’Utri aveva detto ad un assassino e
narcotrafficante, ha aggiunto la sua voce alle elogi dell’ “eroe”
Mangano.


Il nuovo presidente della Camera Bassa del Parlamento, Renato
Schifani, ha avuto rapporti d’affari con due uomini che sono stati
successivamente condannati per appartenenza alla Mafia, ed ha ricevuto
un contratto lucrativo per modificare la classificazione del terreno
in una cittadina siciliana il cui Consiglio è stato sciolto due volte
per essere sotto il controllo della mafia. Tuttavia, quando il
giornalista italiano Marco Travaglio ha menzionato questi dati –che
sono stati negati un paio di giorni fa in televisione, è scoppiato il
caos. Ma la rabbia e l’indignazione non si sono innescate nei
confronti del politico per le sue liaisons pericolose, ma contro il
giornalista e quelli che gli avevano permesso di parlare in
televisione.


Alexander Stille è professore presso la Columbia University, New York,
esperto di mafia

da:
http://www.elpais.com/articulo/opinion/Mafia/politica/Italia/Berlusconi/elpepiopi/20080531elpepiopi_12/Tes


DateSujet  Auteur
20.06.
o   Mafia e politica nel
delinus
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