accès aux groupes de discussion, consultation et publication d'articles, recherche de "newsgroups"...
membres, identifiez-vous
é-mail Mot de passe
nouveau ? mot de passe oublié ?
Chargement... Chargement en cours...

Groupes français belges canadiens suisses internationaux Nétiquette
Échangez opinions et commentaires dans les forums de discussion.

Afghanistan i gladiatori di Frattini

 [  Nouvelle Discussion Nouvelle discussion  |  Répondre au groupe Répondre au groupe  |  it.cultura.militare ] 

Retour : Accueil du site it cultura militare  


  Sujet:   Afghanistan i gladiatori di Frattini  
 De: Terzo...@tin.it (Pomero)
 Groupes: it.cultura.militare
 Organisation: TIN.IT (http://www.tin.it)
 Date: 16. Jun 2008, 14:25:21
Afghanistan i gladiatori di Frattini
Furio Colombo

Le parole sorprendenti del ministro degli Esteri Frattini sono comparse 
mercoledì scorso nella striscia rossa de l'Unità. Potevano essere un 
malinteso o una cattiveria di questo giornale, perché ciò che vogliono 
dire - in modo abbastanza brutale - è difficile da accettare, perfino 
difficile da credere. Ma è necessario trascriverle qui perché, nel 
pomeriggio di mercoledì, il ministro Frattini ha ripetuto con voce stentorea 
quelle parole. Eccole: «Rifiuto di leggere sulla stampa inglese che le 
truppe italiane sono sempre dietro le altre. L'opinione pubblica italiana 
non può accettare che i nostri soldati siano dipinti come quelli che sono 
dispiegati nelle zone tranquille, che non fanno nulla e che evitano 
situazioni rischiose. Ne va della dignità delle nostre truppe».

Per capire una simile dichiarazione dovete immaginare qualcuno che non legge 
e non conosce la stampa inglese, altrimenti non gli sarebbero sfuggiti gli 
articoli, le inchieste a proposito del comportamento delle truppe di sua 
Maestà di cui quei giornali liberi hanno pubblicato documenti e fotografie. 
Ma dovete anche immaginare qualcuno che - come in tempi che sembravano 
passati per sempre - è sicuro che si decide sul campo di battaglia (e - 
naturalmente - in proporzione al numero dei caduti) quanto conta e quanto 
pesa politicamente un Paese.

Il tema è l'Afghanistan e la possibilità di spostare i nostri soldati dove 
si combatte e si muore di più. Per chiarezza Franco Frattini ha ripetuto più 
volte la sua persuasione di fronte a Deputati e Senatori di due Commissioni 
chiave del Parlamento, Esteri e Difesa. Ecco i concetti espressi dal 
Ministro:

1 - «Siamo qui per affermare che il nostro prestigio nel mondo ce lo stanno 
conquistando i nostri soldati». L'enorme pericolo di questa frase è nel 
fatto che, come tutte le ricchezze, anche il prestigio non è mai abbastanza 
specialmente se, invece che come cooperazione con i Paesi alleati, lo si 
interpreta alla maniera del tempo delle guerre, come una tragica gara a chi 
offre di più. Purtroppo, in vite umane.

Messa in modo così azzardato la questione, è chiaro che il numero di 
militari caduti sul campo è direttamente proporzionale al prestigio della 
nazione. Il pensiero può non essere conscio, ma la sequenza causa-effetto è 
inevitabile.

2 - «È necessario un utilizzo più flessibile dei soldati italiani in 
Afghanistan». Come si vede, la elegante e perversa parola che ormai domina 
tutti i convegni e i testi sul "nuovo lavoro" ha fatto il suo ingresso in 
guerra. Nel lavoro flessibilità significa che ti mandano via quando 
vogliono. In questa nuova visione della vita militare significa che se una 
dislocazione non è abbastanza pericolosa, prontamente ti dai da fare per 
trasferire i tuoi soldati dove c'è più pericolo, dunque più prestigio. Il 
governo Frattini-Berlusconi-La Russa non sa resistere all'impulso di offrire 
soldati.

3 - Sostiene il ministro degli Esteri che «il Parlamento deve restare 
accanto ai nostri soldati e dimostrare la gratitudine del Paese al loro 
impegno e al loro valore». Dice: «Un rischio di cedimento del Parlamento 
porterebbe all'abbandono delle nostre truppe e alla perdita del patrimonio 
di prestigio conquistato all'Italia dai nostri soldati».

È una visione rovesciata dello stato dei fatti, una grande alterazione che 
tende a mettere il Parlamento sotto la minaccia del tradimento e dell'abbandono. 
Infatti, nella vera vita, la decisione è politica e le Forze armate 
eseguono - con scrupolo, valore, bravura - la decisione presa dal 
Parlamento. Per questa ragione un Parlamento non può "abbandonare i suoi 
soldati". Può stabilire, con un'altra decisione politica, di portarli a 
casa, come hanno fatto prima Zapatero e poi Prodi con le rispettive truppe 
in Iraq, senza mai separare o allontanare l'istituzione politica, cui spetta 
la decisione, dalla istituzione militare, che ha il compito della 
esecuzione. Ogni spostamento di questi termini del gioco democratico è un 
pericolo per la democrazia, una lesione della libertà. Ed è un rischio per i 
soldati se una frivola iniziativa esibizionistica trasforma il loro 
difficile lavoro in uno stadio da gladiatori per far vedere chi è più bravo 
e chi rischia di più.

Alla seduta delle Commissioni parlamentari riunite ha partecipato l'altro 
responsabile delle missioni militari italiane all'estero, il ministro della 
Difesa La Russa. Si deve a La Russa l'aver introdotto il concetto di 
"nebbiolina". La Russa dice che una "nebbiolina" avvolge la presenza e il 
valore dei nostri soldati. Ecco la questione: negli accordi finora in vigore 
per la missione italiana c'è l'impegno - stabilito da Prodi, D'Alema e 
Parisi - di non spostare i soldati dalle aree assegnate all'Italia, verso 
fronti di combattimento di cui l'Italia non sa nulla e a cui non partecipa. 
La ragione, deliberatamente ignorata nell'incontro tra ministri e 
parlamentari, è nel fatto che in Afghanistan sono in corso due diverse 
operazioni militari. Una, detta Isaf, ha scopi umanitari, di tutela e di 
ricostruzione civile. Il compito dei militari è proteggere alcune aree da 
passare gradatamente all'autorità civile, militare e di polizia afghani. E' 
una missione difficile, con alterne fortune ma che punta alla pace ed è 
coordinata dalla Nato.

L'altra è la lunga guerra delle truppe americane iniziata subito dopo il 
tremendo attentato dell'11 settembre. È un'operazione che continua ancora, 
si estende fino ai confini del Pakistan e verso l'Iran. È una rete di 
combattimenti, conquiste e perdite di città e di villaggi e di frequenti 
bombardamenti aerei sulle aree ritenute occupate dai talebani. Prodi aveva 
stabilito che, in caso di drammatica e urgente richiesta di truppe italiane, 
il nostro governo avrebbe avuto 72 ore di tempo per valutare e decidere.

Invece i soldati italiani si devono spostare in sole sei ore. Così vogliono 
ora i due ministri italiani ansiosi di esibirsi. In sole sei ore saranno 
spostati da una missione di pace a una guerra combattuta giorno e notte 
secondo una strategia che i comandanti italiani non conoscono, e in cui 
dovrebbero partecipare a episodi di combattimento la cui logica, il cui 
senso, la cui necessità, sono ignoti al Parlamento italiano e persino ai due 
impazienti ministri, che in quella guerra potranno ubbidire ma non 
comandare.

Eppure sarebbe bastato organizzare per i due impetuosi ministri una visione 
privata del film americano Leoni per agnelli, di Robert Redford, in cui un 
giovane e ambizioso senatore americano che parla come Frattini e un risoluto 
comandante in Afghanistan che parla come La Russa (linguaggio rapido ed 
efficace per dire cose che non sanno), mandano a morire in tragica 
solitudine giovani volontari americani nella campagna che hanno chiamato 
"Nuovo Afghanistan".

Lo fanno per cinismo, incompetenza, propaganda, auto-promozione. Nel film il 
giovane senatore chiede esasperato a una sua intervistatrice: «Quando 
smetterete di farci sempre le stesse domande?».

«Quando ci darete una risposta», dice la giornalista a nome dei suoi 
colleghi italiani che queste domande le fanno di rado.

Come nel film, La Russa e Frattini hanno fatto frequenti riferimenti alla 
"lealtà" che l'opposizione deve dimostrare votando sempre a favore del nuovo 
corso. A differenza che nel film, ai due nessuno ha ricordato che persino 
Churchill e Roosevelt hanno dovuto subire opposizioni e voti contrari in 
piena guerra (quella guerra) senza che nessuno abbia mai trattato i 
dissenzienti da traditori.

È toccato ai due membri del governo ombra, Fassino e Pinotti, fare 
puntigliose obiezioni alle sviste tecniche e alla esuberanza guerresca dei 
neo ministri che vogliono anche le Forze aeree italiane sul posto. Difficile 
immaginare come le Forze aeree possano partecipare dal cielo a una missione 
di pace.

Quanto a me, avrei avuto alcune cose da dire - come quelle annotate qui - ma 
non è stato possibile. Tocca al tuo gruppo darti la parola. Non me l'ha 
data. Evidentemente questo non è un Paese per vecchi.

furiocolombo@unita.it


DateSujet  Auteur
01.01.
o 
Groups Explorer contact votre avis comment ça marche? rechercher un groupe suggérer un groupe abuse accueil du site   Imprimer cette page   Envoyer cette page à un(e) ami(e)
Usenet Gratuit