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Ancora lingue-dialetti?

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  Sujet:   Ancora lingue-dialetti?  
 De: albadinam...@fastwebnet.it (Alba Dinamica)
 Groupes: it.cultura.linguistica
 Organisation: TIN.IT (http://www.tin.it)
 Date: 10. Jul 2008, 21:48:45
L'andamento carsico della questione ha dato origine nel corso del tempo a 
molte ripetizioni e a qualche precisazione interessante, ma un aspetto forse 
non è emerso: quello della documentazione storica, che si rinviene 
soprattutto nelle zone di frontiera.
    Nelle valli piemontesi di patois occitani i nomi ufficiali dei luoghi e 
i cognomi e le scritte delle lapidi, specialmente nei luoghi di culto, e gli 
atti notarili sono scritti in francese, magari ortograficamente più o meno 
corretto, ma senza cedimenti al patois.
    Coll'italiano lo stesso avveniva in Corsica, da Bastia a Bonifacio, e lo 
stesso ho visto in cimiteri della Val Badia.
    Questo avveniva con naturalezza, secoli prima che la questione fosse 
dibattuta dai ng. Voglio dire che la sensibilità alla differenza di impiego 
delle due parlate coesistenti in un territorio è sentita da moltissimo 
tempo - direi da sempre - ed è stata rispettata e praticata senza alcuna 
difficoltà a riconoscere quando fosse opportuno servirsi dell'una o 
dell'altra. D'altronde in una sola persona si trovano a coesistere lingue 
coscientemente articolate in modo diverso a seconda delle occasioni; e così 
il Cicerone oratore usava un latino ben diverso da quello, pure 
preziosissimo, delle lettere familiari: lingua, certo, il primo, dialetto / 
idioletto, il secondo.
    Che da quanto ho detto sia da derivare un giudizio di vanità al limite 
del ridicolo per ogni tentativo di ufficializzare le parlate locali 
piegandole agli impieghi burocratici degli atti ufficiali, mi parrebbe 
questione di puro buon senso, che nulla ha da vedere, però, con giudizi sul 
valore espressivo e perciò sulle possibilità artistiche dei vernacoli.
    Saluto - e m


DateSujet  Auteur
01.01.
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