La pinza è uguale per tutti
Utlilizzando un tono sospeso tra comicità e malinconia, Andrea Cisi racconta
la vita in fabbrica, dove si svolge quasi l’intero romanzo. Usa personaggi
memorabili, anche il gatto non è un semplice gatto, ma è il Fulvia, “il mio
gatto maschio cingolato e idrorepellente”, e pure parlante. I discorsi alla
deriva degli operai, chini a ripetere gli stessi gesti per otto ore, sono il
filo conduttore della narrazione. Qui l’incipit di un’ode di Manzoni può
essere scambiata per un’arte marziale: “tipo kung-fu, no?”.
E’ il ritratto di un mondo. Il romanzo è ambientato nel 2006, un anno di
elezioni e di mondiali di calcio. Che poi c’è gente che s’interroga
sull’Italia, che si è svegliata con la faccia reazionaria e xenofoba. E
stanno a parlarci per ore, a scambiarsi risposte intelligenti. E l’Italia si
è svegliata con le ruspe a lavoro, ma loro stanno ancora dormendo.
Andrea Cisi ha scritto un capolavoro, ma chi lo ascolta? Tutto troppo vero.
Mi sembra che non ci siamo. Lo pensa il protagonista: non ci siamo.
“Certo, domani è un altro giorno.
Certo, se Rossella O’Hara avesse lavorato nella mia fabbrichetta forse non
lo avrebbe nemmeno pensato che domani è un altro giorno.
Avrebbe pensato forse che domani è un giorno uguale a oggi”.
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Andrea Cisi, “Cronache dalla Ditta”, pp. 230, Mondadori (Strade Blu), 15,50
€ spesi bene.
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