kiara copek wrote:
> bhè, intanto sono molto contenta che dal mio blog possa scautire una
> discussione
> o un confronto che certamente fa bene al teatro e anche a noi che lo
> pratichiamo.
Quoto e agiungo che c'è la cattiva abitudine tra i "teatranti" di non andare
spesso a teatro per vedere sopratutto il lavoro degli altri!
> io non ce l'ho con il teatro di ricerca, che spesso è per gli addetti
> ai lavori, anzi,
Anch'io comunque, solo che oggettivamente spesso l'ho trovato pretestuoso e
spocchioso...
> col tempo anche il mio teatro, ovvero i miei spettacoli stanno via via
> diventando
> ermetici, con riferimenti che solo chi conosce il mio percorso o
> l'autore che sto
> indagando può cogliere, però cerco sempre di costruire almeno due
> piani di lettura,
Questo almeno è diverso, consentimelo...
Il teatro è pur sempre una comunicazione e dunque alla base deve esserci un
codice comune alle due entità che entrano in gioco. Se manca tale elemento,
comune dunque, io mi chiedo che senso ha? Cioè non esisterebbe nessuno
elemento di partenza utile a chi vuole "comunicare" per far raggiungere
l'analoga meta, o meglio "condividere" col pubblico il proprio "mondo".
> uno per lo spettatore ignorante e uno per lo spettatore che conosce,
> ma non è
> sempre facile. Il problema è a monte: a chi si rivolge il regista? a
> chi si rivolge
> lo spettacolo di Officina Valdoca? avevo letto che alcuni studi
> precedenti erano
> addirittura pensati per i bambini, ma il bambino che era accanto a me
> dormiva.
E' utile la citazione di Bene a questo punto ;-)
> E poi credo che il problema grosso di noi registi, quello che non
> dovremo mai
> dimenticare è che noi dobbiamo accorciare la distanza tra l'attore e
> il pubblico,
Giustissimo, è divenuta una tendenza.
Una volta litigai con una "cretinetta" universitaria che credeva di portare
in paese, che non era nemmeno il suo, il verbo provenendo da una città e
dove aveva conosciuto alcuni aspetti del teatro d'avanguardia. La tizia
esordì dicendo: Meno si capisce e meglio è? MA CHE PARAMETRO E'?
Allora irruppi, alla presenza del suo professore, esprimendo il mio dissenso
alla luce delle basilari regole che la semiotica ha semplicemente
codificato, ma che stanno alla base dei processi di significazione tra i
quali anche quello teatrale.
> e non aumentarla. Io credo che non sia facile, almeno per me non lo
> è, ma è quello a cui tendo. Ho fatto uno spettacolo con un gruppo di
> ragazzi a cui tengo
> un laboratorio quest'anno, abbiamo rischiato, facendo uno spettacolo
> un po' ricercato, di non accontentare il pubblico, abituato alle
> commedie dialettali
> o ai giochi degli equivoci, molti sono usciti dicendo così: Non ho
> capito niente,
> ma mi sono emozionato tanto. Ecco. Questo è un risultato. Come diceva
> Carmelo Bene il teatro è un attimo di oblio, nell'oblio lo spettatore
> non capisce,
> ma sente. Ecco a cosa deve servire il teatro. A smuovere, far
> sentire... se no
> basta la televisione.
Quoto su tutto.
Personalmente sono stanco di quelle "ricerche" forzatamente e (ripeto)
spocchiosamente moderne (quando prive di fondamento). Io penso che tutto sia
scritto, occorre condividere come in un rapporto d'amore, creare le
condizioni per ribaltare le prospettive di osservazione troppo ancorate a
posizioni fisse che permetteranno di vedere con occhi nuovi il mondo.
Saluti
Gippe
>
> ciao
> K.
>
>
>
>
> "Gippe" <gippe69TOGLIMI@ANCHEQUESTOtiscali.it> ha scritto nel
> messaggio news:4879be97$0$1079$4fafbaef@reader2.news.tin.it...
> Leggendo l'interessante blog di Kiara Copek emergono alcune
> riflessioni riguardo il panorama teatrale attuale.
> In relazione alla recensione del Teatro Valdoca penso che
> effettivamente si assiste sempre più spesso ad una involuzione
> formale come frutto di una microscopica ricerca estetica che, amio
> avviso, resta fine a se stessa. Avverto che spesso si stabilisca
> un'equazione, di sapore logico, "meno si capisce" = "più tendenza,
> più figo!".
> Son d'accordo con kiara quando dice anche che esiste un teatro per gli
> addetti ed un teatro per tutti e temo, però, che questo "teatro per
> tutti" venga soppiantato da altro che non sia teatro.
> Troppo spesso ho visto i cartlloni delle stagioni teatraqli riempirsi
> di performances di cabarettisti scupla Zelig!
> Questo è altro e certamente non teatro.
> Saluti
> Gippe