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Le fantasie di Pinter

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  Sujet:   Le fantasie di Pinter  
 De: 19456inva...@mynewsgate.net (augustobenemeglio)
 Groupes: it.arti.teatro
 Date: 24. Jun 2008, 17:15:27
Pinter, come tutti noi, coltiva le sue fantasie e dà loro vita, solo 
che lui ,da queste elaborazioni, crea opere. Che nascono in maniera 
casuale, come la sua prima opera ,” La stanza” (The room, 1957).
Vide una stanza, due uomini seduti a un tavolo, il primo un omino 
piccolo e scalzo parlava in continuazione , un’interminabile 
conversazione; il secondo,un gigantesco camionista col berretto in 
testa non proferiva verbo. Il primo,sempre parlando , accudiva il 
camonionista, imboccandolo e imburrando del pane  che, a mano a mano, 
affettava. Qualche settimana dopo aver visto questa scena ecco 
l’opera. E così fu per il “Compleanno”  (The birthday party, del 
1958) – che richiama alla mente il grande Kafka , dominato com’è 
dall’angoscia e dalla paura, una paura che sembra avere implicazioni 
politiche e metafisiche -  e poi “Il guardiano”  (The caretaker, del 
1960) , con due fratelli che si contendono un vecchio barbone capitato 
nella casa vuota dove abitano offrendogli a turno un posto di 
guardiano, dato anche alla tv italiana con un grande Peppino DeFilippo 
nella parte del barbone; parliamo delle sue prime cosiddette “commedie 
minacciose”, per il repentino precipitare degli eventi che minano 
l’ordinaria “routine” e trasformano la situazione dell’esistenza umana 
da ridicola a tragica. 
 
E poi , ancora, tante altre, come “Terra di nessuno” (No Man’s Land, 
1975) , in cui ci sono ansie, utopie, ribellioni fuse nella 
preoccupazione linguistica; e “Vecchi tempi” ( Old Times) , “La 
serra” , Party Time, ecc, dove Pinter esplora soprattutto il problema 
della comunicazione, la sottomissione al potere, l’isolamento, 
l’insicurezza,  esplicita in termini di allarmata e inquietante 
denuncia quel tema della Violenza, che è poi il vero leitmotive 
dell’intera sua produzione. Nelle sue ultime opere , in particolare, i 
riferimenti sono alla violenza propriamente politica, come nel caso 
de “Il bicchiere della staffa”, che fa riferimento al dramma dei 
desaparecidos argentini, o nel “Linguaggio della Montagna”  a quello 
del popolo curdo , la cui parola è stata tagliata in bocca dai turchi 
oppressori.
 
Ma il vecchio Pinter, a cui è stato recentemente attribuito il Nobel 
per la letteratura non vorrebbe che lo si ricordasse come autore 
fortemente impegnato su temi sociali e politici , colui che alla fine 
ritrovò la buona coscienza. Non è così, se si va a ben vedere, anche 
se agli inizi della carriera era uno scontroso e appartato attore che 
scriveva atti unici vagamente intellettualistici e simbolici e 
sembrava ai più eccessivamente disimpegnato. In verità , il giovane 
Pinter aveva rifiutato il servizio militare in nome dell’obiezione di 
coscienza e via via è uscito dal suo guscio , non facendosi  più 
alcuno scrupolo di nascondere il proprio appassionato attivismo 
politico, che lo ha visto negli ultimi trent’anni 
 
in posizione di esplicita condanna contro la guerra e l’oppressione; 
contro , appunto, la Violenza da chiunque venisse esercitata. E questo 
profondo e commosso sdegno di individuo offeso dalla brutalità ferina 
degli oppressori l’artista lo riversa nella scena teatrale, con q
	uel suo stile altissimo di scrittura 

che usa il linguaggio corrente caricandolo di ambiguità, pause, 
silenzi di grande effetto teatrale. 
Nelle sue commedie la vicenda è spesso poco chiara, né  va verso uno 
sbocco che concluda davvero. I personaggi violano con disinvoltura 
alcune delle leggi non-scritte del teatro, ad esempio contraddicendo 
quello che avevano detto su se stessi, e che il pubblico, abituato per 
convenzione, aveva preso per buono.Il dialogo, sempre teso e 
scattante, costruito su ritmi molto precisi in cui i silenzi hanno lo 
stesso valore delle battute, crea tensioni di grande teatralità. non 
ci sono mai momenti morti e l’attenzione è sorretta fino alla fine. 
Un linguaggio , il suo , che crea atmosfere e situazioni sempre in 
bilico su quell’ esile confine , ( quasi un filo di rasoio) che esiste 
tra la  tragedia e la comicità, vedasi opere come  Silence, Old Times, 
Monologue dove non esiste più un’azione vera e propria , e il 
personaggio domina incontrastato con i suoi silenzi e i suoi 
monologhi , in un raffinato scavo psicoanalitico che esplode in 
tragicità ,in conseguenza di di situazione umoristicamente assurde. Si 
è parlato di teatro dell’assurdo , si è parlato  (non a caso)  di 
Kafka e Beckett, con il quale ultimo è stato amico, ma la differenza 
fra i due è che nel mondo di Beckett la comunicazione è impossibile, 
in quello di Pinter essa viene consapevolmente evitata per sfuggire al 
dolore che potrebbe derivare dal contatto umano ( comunicare significa 
mettersi in potere altrui) La nevrosi dell’uomo contemporaneo , 
l’inadeguatezza di qualsiasi comunicazione rimane il tema di fondo di 
tutte le opere di Pinter, oltre a quello della Violenza del Potere, 
ben espresso in Party Time, dove nel club più raffinato della città, 
di primissimo ordine, di gran classe , dove ti puoi fare una partita a 
tennis,  una nuotata , e c’è un bar proprio lì, accanto alla  
piscina , dove ti puoi bere un succo di frutta ( tutto compreso nel 
prezzo) e dove ti danno un asciugamano caldo  che elimina tutti i 
punti neri del viso , insomma uno di quei club dov’è  quasi istintuale 
affiliarsi e dove  trovi proclami sulla pace , - a tutela dell’onesto 
cittadino che voglia sicurezza e la possibilità di muoversi 
tranquillamente, sia per il suo lavoro che durante il tempo libero, 
come questo:
“Noi vogliamo la pace , e la otteremo. Ma vogliamo che quella pace sia 
una pace d’acciaio. Senza crepe. Senza correnti. Acciaio. Tesa come un 
tamburo. Questo è il tipo di pace che vogliamo , e questa è la pace 
che otteremo. Una pace d’acciaio”
 E se alla fine del proclama di pace del presidente del Circolo,  
Jimmy dice che “tutto si chiude. Non vedo più niente, mai più niente, 
Siedo e succhio il buio. Ho il buio in bocca e lo succhio. E’ tutto 
quello che ho”, dobbiamo capirlo.
 


-- 
augusto


DateSujet  Auteur
24.06.
o   Le fantasie di Pinte
augustobenemeglio
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