Pinter, come tutti noi, coltiva le sue fantasie e dà loro vita, solo
che lui ,da queste elaborazioni, crea opere. Che nascono in maniera
casuale, come la sua prima opera ,” La stanza” (The room, 1957).
Vide una stanza, due uomini seduti a un tavolo, il primo un omino
piccolo e scalzo parlava in continuazione , un’interminabile
conversazione; il secondo,un gigantesco camionista col berretto in
testa non proferiva verbo. Il primo,sempre parlando , accudiva il
camonionista, imboccandolo e imburrando del pane che, a mano a mano,
affettava. Qualche settimana dopo aver visto questa scena ecco
l’opera. E così fu per il “Compleanno” (The birthday party, del
1958) – che richiama alla mente il grande Kafka , dominato com’è
dall’angoscia e dalla paura, una paura che sembra avere implicazioni
politiche e metafisiche - e poi “Il guardiano” (The caretaker, del
1960) , con due fratelli che si contendono un vecchio barbone capitato
nella casa vuota dove abitano offrendogli a turno un posto di
guardiano, dato anche alla tv italiana con un grande Peppino DeFilippo
nella parte del barbone; parliamo delle sue prime cosiddette “commedie
minacciose”, per il repentino precipitare degli eventi che minano
l’ordinaria “routine” e trasformano la situazione dell’esistenza umana
da ridicola a tragica.
E poi , ancora, tante altre, come “Terra di nessuno” (No Man’s Land,
1975) , in cui ci sono ansie, utopie, ribellioni fuse nella
preoccupazione linguistica; e “Vecchi tempi” ( Old Times) , “La
serra” , Party Time, ecc, dove Pinter esplora soprattutto il problema
della comunicazione, la sottomissione al potere, l’isolamento,
l’insicurezza, esplicita in termini di allarmata e inquietante
denuncia quel tema della Violenza, che è poi il vero leitmotive
dell’intera sua produzione. Nelle sue ultime opere , in particolare, i
riferimenti sono alla violenza propriamente politica, come nel caso
de “Il bicchiere della staffa”, che fa riferimento al dramma dei
desaparecidos argentini, o nel “Linguaggio della Montagna” a quello
del popolo curdo , la cui parola è stata tagliata in bocca dai turchi
oppressori.
Ma il vecchio Pinter, a cui è stato recentemente attribuito il Nobel
per la letteratura non vorrebbe che lo si ricordasse come autore
fortemente impegnato su temi sociali e politici , colui che alla fine
ritrovò la buona coscienza. Non è così, se si va a ben vedere, anche
se agli inizi della carriera era uno scontroso e appartato attore che
scriveva atti unici vagamente intellettualistici e simbolici e
sembrava ai più eccessivamente disimpegnato. In verità , il giovane
Pinter aveva rifiutato il servizio militare in nome dell’obiezione di
coscienza e via via è uscito dal suo guscio , non facendosi più
alcuno scrupolo di nascondere il proprio appassionato attivismo
politico, che lo ha visto negli ultimi trent’anni
in posizione di esplicita condanna contro la guerra e l’oppressione;
contro , appunto, la Violenza da chiunque venisse esercitata. E questo
profondo e commosso sdegno di individuo offeso dalla brutalità ferina
degli oppressori l’artista lo riversa nella scena teatrale, con q
uel suo stile altissimo di scrittura
che usa il linguaggio corrente caricandolo di ambiguità, pause,
silenzi di grande effetto teatrale.
Nelle sue commedie la vicenda è spesso poco chiara, né va verso uno
sbocco che concluda davvero. I personaggi violano con disinvoltura
alcune delle leggi non-scritte del teatro, ad esempio contraddicendo
quello che avevano detto su se stessi, e che il pubblico, abituato per
convenzione, aveva preso per buono.Il dialogo, sempre teso e
scattante, costruito su ritmi molto precisi in cui i silenzi hanno lo
stesso valore delle battute, crea tensioni di grande teatralità. non
ci sono mai momenti morti e l’attenzione è sorretta fino alla fine.
Un linguaggio , il suo , che crea atmosfere e situazioni sempre in
bilico su quell’ esile confine , ( quasi un filo di rasoio) che esiste
tra la tragedia e la comicità, vedasi opere come Silence, Old Times,
Monologue dove non esiste più un’azione vera e propria , e il
personaggio domina incontrastato con i suoi silenzi e i suoi
monologhi , in un raffinato scavo psicoanalitico che esplode in
tragicità ,in conseguenza di di situazione umoristicamente assurde. Si
è parlato di teatro dell’assurdo , si è parlato (non a caso) di
Kafka e Beckett, con il quale ultimo è stato amico, ma la differenza
fra i due è che nel mondo di Beckett la comunicazione è impossibile,
in quello di Pinter essa viene consapevolmente evitata per sfuggire al
dolore che potrebbe derivare dal contatto umano ( comunicare significa
mettersi in potere altrui) La nevrosi dell’uomo contemporaneo ,
l’inadeguatezza di qualsiasi comunicazione rimane il tema di fondo di
tutte le opere di Pinter, oltre a quello della Violenza del Potere,
ben espresso in Party Time, dove nel club più raffinato della città,
di primissimo ordine, di gran classe , dove ti puoi fare una partita a
tennis, una nuotata , e c’è un bar proprio lì, accanto alla
piscina , dove ti puoi bere un succo di frutta ( tutto compreso nel
prezzo) e dove ti danno un asciugamano caldo che elimina tutti i
punti neri del viso , insomma uno di quei club dov’è quasi istintuale
affiliarsi e dove trovi proclami sulla pace , - a tutela dell’onesto
cittadino che voglia sicurezza e la possibilità di muoversi
tranquillamente, sia per il suo lavoro che durante il tempo libero,
come questo:
“Noi vogliamo la pace , e la otteremo. Ma vogliamo che quella pace sia
una pace d’acciaio. Senza crepe. Senza correnti. Acciaio. Tesa come un
tamburo. Questo è il tipo di pace che vogliamo , e questa è la pace
che otteremo. Una pace d’acciaio”
E se alla fine del proclama di pace del presidente del Circolo,
Jimmy dice che “tutto si chiude. Non vedo più niente, mai più niente,
Siedo e succhio il buio. Ho il buio in bocca e lo succhio. E’ tutto
quello che ho”, dobbiamo capirlo.
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augusto