Una fede che non può pensare ed una ragione che non può credere...
[ Nouvelle discussion
| Répondre au groupe
|
it.cultura.ateismo ]
Sujet: Una fede che non può pensare ed una ragione che non può credere...
De: maa...@yahoo.it (Maab)
Groupes: it.cultura.ateismo
Organisation: A noiseless patient Spider
Date: 18. Jul 2008, 12:07:30
|
Vi propongo uno spezzone di un articolo che a me sembra interessante,perchè
dibatte temi di attualità della nostra cultura:
"Il concetto di laicità è oggi molto discusso,ma, assumendo molte
sfaccettature, rischia spesso di diventare generico:dal concetto di fedele,
non diacono e non presbitero, usato per la prima volta nella lettera di
Clemente ( 96 d.C.), il senso dei termini laico e laicità ha seguito nei
secoli l'evoluzione del popolo di Dio,non ordinato,all'interno della chiesa:
Poi la secolarizzazione, seguita alla Rivoluzione francese ed allo sviluppo
tecnologico dell'età moderna, ha separato in Europa la sfera sociale da
quella religiosa,confinando sempre più quest'ultima allo stretto ambito del
personale privato.
Nella cultura corrente la laicità è spesso intesa, come fattore di
neutralità, di equilibrio o addirittura di antagonismo verso la fede e la
cultura religiosa.
E ciò ha reso oggi sempre più difficile- in Italia, ma non solo -il dialogo
tra laici e cristiani, alimentandoil pregiudizio di una fede che non può
pensare e di una ragione che non può credere.
Il nocciolo della questione sta nell'accettazione o nel rifiuto di una
verità garantita da Dio, di un riferimento etico ed esistenziale trscendente
la dimensione umana.
Si tratta di scegliere tra un'idea di scienza che si affida ad una verità
oltre se stessa ( Dio ) e che pertanto " sa di non sapere ", oppure di
pensare ad un modello di uomo che ha spostato il termine il termine della
sua speranza,dalla salvezza eterna alle prospettive della scienza pratica e
della tecnologia.
In questa dimensione secolarizzata, la fede scade a residuo arcaico e
superato dalla fiducia nel progresso, dominato da una ragione giocata
esclusivamente sul piano del mondo, garanzia della vera libertà,premessa per
un nuovo umanesimo laico.
Da questa situazione bloccata si può e si dovrebbe invece uscire riflettendo
sulle comuni difficoltà attuali nel dare risposte socialmente efficaci alle
crisi del nostro tessuto sociale. Crisi di identità, difficoltà nei rapporti
internazionali, incapacità di gestire i conflitti, rifiuto di altre
prospettive culturali, radicalizzazione di una " cultura occidentale" tanto
professata quanto ambigua.
Giova tra l'altro ricordare che l'Europa è stata, nella storia, l'unico
continente a scegliere il modello del secolarismo e della non ingerenza (
religione separata dalla società civile), rispetto al modello della
neutralità imparziale ( accoglienza del contributo di tutte le religioni,
senza preferenze da parte dello stato) praticato in altre regioni del mondo
( come gli USA ),dove il concetto di laicità nemmeno è compreso.
Viviamo così in una società che ha accantonato il rapporto con Dio e che più
di altre, ha superato- mediamente- il problema della sopravvivenza
quotidiana,avendo a disposizione tecnologia,cultura,,empo libero in quantità
in passato impensabili, ma in cui è emersa una profonda crisi di senso e di
speranza.
E se il pensiero laico secolarizzato non sembra avere molte risposte, la
forza in campo del pensiero credente, escludendo alcune voci di punta,sembra
non godere migliore salute.
Paura, immaturità spirituale e culturale ( nel saper rispondere a chiunque
domandiragione della speranza), chiusura all'esterno e sostanziale sfiducia
nella possibilità di una forma razionale ( e perciò universalmente
comunicabile) del pensiero credente, hanno progressivamente tarpato le
capacità del "cristiano medio" di proporsi in maniera significativa
nell'agone culturale della polis.
Quasi che, svanita la legittimazione sociale in virtù di equilibri politici
ormai superati, i cristiani - non solo laici - si siano trovati
improvvisamente impreparati a misurarsi alla pari con altre voci della
società, esposti essi stessi a cedimenti verso il secolarismo.
E' come se il pensiero secolarizzato e quello cristiano, così distanti sul
piano dei contenuti, fossero affetti dalla stessa malattia: quella del
dogmatismo.
Che non è la fede nei dogmi, ma l'atteggiamento pigro che rifiuta il
confronto, arroccato sulla pregiudiziale superiorità della propria
posizione.
E se il dogmatismo è un'accusa rivolta più spesso verso la sfera religiosa,
non si può non notare, come in un contrappasso, la tendenza del secolarismo
a idealizzare la sua concezione di scienza e di tecnologia, quasi a farne
l'oggetto di una fede cieca.
Si tratta in fondo di due forme di sfiducia nella ragione critica, che da
una parte( cristiana) viene spesso emarginata dalla vita spirituale e
dell'altra ( laico-secolarista) viene esaltata senza però permetterle di
mettersi in dubbio( ma una ragiona che non dubita è ancora razionale?).
Nonostante da parte cristiana si chieda alla cultura laica, in forza dei
suoi stessi principi, di non chiudersi in se stessa, di permettere alla
ragione di indagare anche ciò che non è immediatamente percepibile, è
evidente, sempre nel "cristiano medio", l'indisponibilità ed incapacità ad "
argomentare" con un linguaggio ed una razionalità che possa essere compresa-
anche se non condivisa- da tutti."
E mi fermo qui, perché mi sembra che di carne al fuoco ce ne sia tanta e per
tutti i gusti!!!!!
--
Saluti
°Maab°

|
 cette fonctionnalité est reservée aux membres ayant une session active !
|