Re: Traduzione di Catullo
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lablablab ha scritto:
> Nil nimium studeo, Caesar, tibi velle placere,
> nec scire utrum sis albus an ater homo.
>
> Posso chiedere una mano a capire quel "velle"? Io tradurrei così:
>
> Non mi preoccupo troppo di piacerti, Cesare,
> né di sapere se sei un uomo bianco o nero.
>
> Ma non ho tradotto il "velle". Sta con "studeo"?
Dipende da "studeo" e regge "placere": "Non mi preoccupo troppo di
volerti piacere". Il "velle" non è pleonastico: non si tratta di
indifferenza, ma di libera scelta.
> Ieri mi è capitato in casa un tipo dal quale non mi sarei mai
> aspettato erudizione, che invece mi ha spiegato che Catullo era stato
> relegato sul mar nero in seguito ad una sua inclinazione per la figlia
> di Augusto. A me la frase ha evocato un senso di indifferenza per la
> politica che credo vada diffondendosi di questi tempi.
Facevi bene a non aspettarti erudizione. Il tipo faceva confusione con
Ovidio. Questo "Caesar" non è Augusto (che Catullo non fece in tempo a
conoscere), è proprio Gaio Giulio Cesare.
Quanto al "déracinement", non è da oggi che va diffondendosi; potresti
parlarne come di una costante letteraria, al pari dell'"engagement".
--
Catalepton
http://catalepton.altervista.org

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