Matteo ha scritto:
> On 13 Mag, 09:49, josep...@tiscali.it (Giuseppe) wrote:
> > .........
> > Ecco, mi piacerebbe sentire qualche vostro commento a questi passi.
> > Mi chiedevo se ogni filologo si sente realmente così libero come Canfora
> > ipotizza e quali siano, oggi, in concreto, gli spazi e gli ambiti ove un
> > filologo libero potrebbe esercitare/applicare la sua libertà
> > intellettuale.
> >
> > saluti,
> > Giuseppe De Cesaris
> > --
> Caro Giuseppe,
> Contribuisco al tuo post con la mia opinione personale, malgrado io
> non si affatto un filologo ma uno storico antichista e ignorante
> perlopiù delle lingue classiche. Rimarrai quindi ancora deluso nella
> tua attesa di un filologo.
Spero ancora che qualcuno di loro, magari qualche giovane aspirante
filologo, si faccia vivo!
> Reagisco alle parole da te trascritte pensando subito ad una
> differenza.
> Da una parte sta il caso di una istituzione quale la chiesa cattolica,
> tendente al controllo e all'autoritarismo, che concede la libertà di
> critica delle sacre scritture, testi sui quali essa ripone la propria
> esistenza.
> La libertà di critica dello storico dell'antichità incorre in molte
> meno limitazioni e difficoltà rispetto allo storico delle religioni,
> dato che la sua materia non coinvolge gli interessi sociali o politici
> del suo tempo, se non in misura minore e come contributo al pensiero
> umanistico generale dell'epoca.
> Riporto un sunto del pensiero di A. Momigliano, da un capitolo di
> MOMIGLIANO, "Storia e storiografia antica", Il Mulino, Bologna 1987:
> lo storico è libero di scegliere il tema da trattare, il metodo da
> seguire, libero di affrontare o meno determinati problemi, libero di
> scegliere i documenti da prendere in esame, libero anche di inserire i
> propri convincimenti e le proprie esperienze personali nella ricerca;
> soltanto, l'arbitrio dello storico cessa davanti all'interpretazione
> di un documento, poichè il documento "è quello che è", va rispettato e
> considerato solo in maniera legittima. Certo, Momigliano parla come
> fosse cosa facile!
> Così vedo, personalmente, la libertà dello storico dell'antichità.
> D'altro canto è possibile che sia lo storico stesso a porre dei limiti
> alla propria libertà. Il ricorso all' "auctoritas" è un difetto contro
> cui, personalmente, mi ritrovo a combattere spesso. Le opere di grandi
> studiosi, sia antichi che moderni, forniscono ricostruzioni storiche e
> tesi preparate che spesso ci si ritrova ad accettare per pigrizia e
> che non sottomettiamo a critica e comprensione personale. Con questo
> non voglio mettere un veto all'utile studio di grandi pensatori che
> lavorarono e hanno lavorato in maniera eccellente e diligente;
> tuttavia, se non si presta attenzione e si eccede nell'ossequio verso
> i modelli, la nostra libertà viene rinchiusa, raggelata, e così
> termina anche il progresso e il miglioramento, della ricerca o di noi
> stessi.
E certo! Se è lo storico stesso (ma anche il filologo) a porre limiti
o addirittura a rinunciare alla sua libertà di ricerca per ossequio
- magari neppure richiesto o atteso - a qualche "auctoritas", allora
effettivamente si blocca ogni possibilità di ulteriore comprensione
dell'antichità relativamente a fatti storici rilevanti come l'origine
e lo sviluppo del cristianesimo.
Trovo comunque abbastanza singolare che proprio dalla Chiesa, una
istituzione tendente come tu dici "al controllo e all'autoritarismo",
sia venuto quest'invito agli studiosi ad osare di più nelle ricerche
sulle Scritture e che questo invito sia venuto nel settembre del 1943.
Trovo insomma un po' strana questa riflessione/preoccupazione storico-
filologico-esegetica di apertura della Chiesa in quel momento, quando
ben altri avrebbero dovuto essere i pensieri ispirati a Pio XII dai
fatti del momento.
> Saluti
> Matteo Olivieri
ciao
Giuseppe De Cesaris
--
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad abuse@newsland.it