On 13 Mag, 09:49, josep...@tiscali.it (Giuseppe) wrote:
> Mi accingo a leggere quest'ultimo libro Luciano Canfora, ricevuto in
> dono (in realtà l'avevo indicato io) per il mio compleanno. Mi è già
> piaciuta la sintesi in seconda e terza di copertina, sintesi della quale
> vorrei proporvi l'inizio e la fine:
>
> "Nel settembre 1943 Pio XII redige un'enciclica, la Divino afflante
> spiritu, per proclamare che la critica dei testi, anche di quelli cosid-
> detti sacri, è pratica legittima. Questa incredibile 'concessione'
> portava allo 'sdoganamento' della più eversiva delle discipline, la
> filologia, e autorizzava gli studiosi a sottoporre ad analisi critica le
> differenti fonti delle Sacre Scritture, dunque a indagare sulla 'parola
> di Dio' senza che ciò comportasse, com'era successo fino a quel momento,
> condanne e anatemi.
> Ma il cammino per arrivare a quello storico documento papale è stato
> faticoso, grondante censure e repressione della libertà di pensiero.
> Luciano Canfora lo ripercorre ......".
> "... Attraverso l'affascinante storia delle discipline filologiche,
> Canfora racconta come la filologia sia stata la palestra della libertà
> intellettuale, dell'indipendenza della ricerca e del diritto degli uomini
> alla verità contro ogni forma di oscurantismo."
> Ecco, mi piacerebbe sentire qualche vostro commento a questi passi.
> Mi chiedevo se ogni filologo si sente realmente così libero come Canfora
> ipotizza e quali siano, oggi, in concreto, gli spazi e gli ambiti ove un
> filologo libero potrebbe esercitare/applicare la sua libertà intellettuale.
>
> saluti,
> Giuseppe De Cesaris
> --
>
> --
>
> questo articolo e` stato inviato via web dal servizio
gratuitohttp://www.newsland.it/newssegnala gli abusi ad ab...@newsland.it
Caro Giuseppe,
Contribuisco al tuo post con la mia opinione personale, malgrado io
non si affatto un filologo ma uno storico antichista e ignorante
perlopiù delle lingue classiche. Rimarrai quindi ancora deluso nella
tua attesa di un filologo.
Reagisco alle parole da te trascritte pensando subito ad una
differenza.
Da una parte sta il caso di una istituzione quale la chiesa cattolica,
tendente al controllo e all'autoritarismo, che concede la libertà di
critica delle sacre scritture, testi sui quali essa ripone la propria
esistenza.
La libertà di critica dello storico dell'antichità incorre in molte
meno limitazioni e difficoltà rispetto allo storico delle religioni,
dato che la sua materia non coinvolge gli interessi sociali o politici
del suo tempo, se non in misura minore e come contributo al pensiero
umanistico generale dell'epoca.
Riporto un sunto del pensiero di A. Momigliano, da un capitolo di
MOMIGLIANO, "Storia e storiografia antica", Il Mulino, Bologna 1987:
lo storico è libero di scegliere il tema da trattare, il metodo da
seguire, libero di affrontare o meno determinati problemi, libero di
scegliere i documenti da prendere in esame, libero anche di inserire i
propri convincimenti e le proprie esperienze personali nella ricerca;
soltanto, l'arbitrio dello storico cessa davanti all'interpretazione
di un documento, poichè il documento "è quello che è", va rispettato e
considerato solo in maniera legittima. Certo, Momigliano parla come
fosse cosa facile!
Così vedo, personalmente, la libertà dello storico dell'antichità.
D'altro canto è possibile che sia lo storico stesso a porre dei limiti
alla propria libertà. Il ricorso all' "auctoritas" è un difetto contro
cui, personalmente, mi ritrovo a combattere spesso. Le opere di grandi
studiosi, sia antichi che moderni, forniscono ricostruzioni storiche e
tesi preparate che spesso ci si ritrova ad accettare per pigrizia e
che non sottomettiamo a critica e comprensione personale. Con questo
non voglio mettere un veto all'utile studio di grandi pensatori che
lavorarono e hanno lavorato in maniera eccellente e diligente;
tuttavia, se non si presta attenzione e si eccede nell'ossequio verso
i modelli, la nostra libertà viene rinchiusa, raggelata, e così
termina anche il progresso e il miglioramento, della ricerca o di noi
stessi.
Saluti
Matteo Olivieri