Un'analisi straordinariamente puntuale del berlusconismo, proveniente
dall'Atene del IV-III secolo a. C.:
XXIX. La simpatia per i furfanti
La simpatia per i furfanti è un desiderio di bassezza morale, e l'uomo
che ha simpatia per i furfanti suppergiù un tale che cerca di avvicinare
persone condannate e giudicate ree in processi di Stato, e, praticando
costoro, crede di rendersi più esperto della vita e più temibile. E
della gente onesta dice: «Secondo come mette», e va ripetendo che
nessuno è onesto e tutti sono uguali; ed esclamare: «Quant'è onesto!» è,
in bocca sua, derisione. E dice che il malvagio, se si viene alla prova,
è l'uomo libero, e, pur riconoscendo che nel resto intorno a lui si dice
il vero, asserisce che si disconoscono certi suoi pregi; ché, secondo
lui, esso è ben fornito d'ingegno naturale e pronto a soccorrere gli
amici e sveglio; e si sbraccia a sostenere che non ha veduto mai un uomo
di maggiore abilità. E quando costui parla in assemblea o si difende
dinanzi al tribunale, lo favoreggia, ed è capace di dire ai giurati che
«non si deve giudicare la persona, ma la cosa»; e va dicendo che quello
è il cane del popolo, perché fa la guardia contro chi tenta sopraffarlo,
ed esclama: «Noi non avremo mai chi si darà pena degl'interessi comuni,
se lasceremo rovinare persone cosi». E non ha scrupolo di assumere il
patrocinio di mascalzoni e di far camorra per loro tra i giurati in
cause cattive, e, quando giudica, di trarre sempre al significato
peggiore gli argomenti delle parti.
Da Teofrasto, I caratteri, trad. di G. Pasquali, Milano, BUR, 1979, pp.
49-50.