Religione a Roma (lungo)
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La discussione prende le mosse da qulla su Hecate ma poiché il tema si era
allontanato parecchio ho pensato fosse meglio ricominciare da capo.
In uno dei suoi ultimi interventi chiedeva Righel:
> Finora ci hai raccontato che cosa, a parer tuo, _non è_ la
> religione o ne costituisce solo una parte.
Una domanda che occorre affrontare.
Ora, come tutti i prodotti umani di questo mondo anche la religione (e la
magia, e la filosofia e la scienza...) hanno avuto un inizio nel tempo.
Significa che prima non c'erano e poi si.
Certo la premessa è che magia e religione siano prodotti umani: se li
consideriamo universali platonici, categorie ontologiche, archetipi
psicologici, doni di Dio ma anche se li consideriamo eventi di natura,
risultati delle condizioni naturali, eventi universali e cosmici, allora la
premessa cade e cade anche la conseguenza. Se esiste qualcosa di
"immutabile" nella "natura" umana (sia questo "immutabile" di natura
psicologica od ontologica o biologica o quel che è) allora il mio discorso
cade.
Quello che segue, pertanto, ha senso solo per chi si riconosce in una
prospettiva storicista, chi ritiene che gli uomini producono una realtà e
variamente la mutano e interpretano nelle varie epoche e nei vari contesti.
Posto allora che tutto ha un inizio (e magari anche una fine) allora
occorrerà cercare questo inizio. Poiché parliamo di religione, occorrerà
vedere da quando "esiste". Bene, al momento (significa: allo stato attuale
delle mie cognizioni storiche... insomma: per quel poco che so!) mi risulta
che il luogo di origine sia Roma. E' noto che a Roma "religio" indichi solo
marginalmente ciò che oggi noi intendiamo come religione. In effetti la Roma
classica non aveva vuto necessità di formalizzare una categoria di
religione. Aveva però formalizzato un altro costrutto, quello di sacro e lo
aveva formalizzato in opposizione dialettica all'altro di profano. La
dialettica era, semplificando enormemente, che mentre i culti "pro fana"
erano culti famigliari, o di singole unità parentali-territoriali...
comunque di caratterizzati da una certa particolarità, i culti sacri erano
culti dedicati all'"universo" Roma. Peraltro l'universo Roma era l'unico
universo che a Roma interessasse. Però questa opposzione è ancora troppo
poco per caratterizzare Roma, avremmo ancora solo una qualunque "città
stato". Roma è di più, naturalmente: e aggiunge un'altra opposione, che
esiste solo a Roma: l'opposizione pubblico-privato. Roma è caratterizzata (e
solo lei!) da una struttura assai complessa: sacro/profano :
pubblico/privato. La struttura consente numerose relazioni (Sacro =
Pubblico...) che trascuro. Così abbiamo i sacra, abbiamo il ritus ma non
abbiamo ancora la religione.
Il termine religiosus inizia a diffondersi in età tarda, imperiale credo
(ancora non ho certezza di indagine). Il senso di religiosus è,
inizialmente, abbastanza dispregiativo. Religiosi sono i fissati con un
culto solo, quindi dei "particolari" che si fissano con qualcuno dei nuovi
culti che a Roma trovano posto importati dall'eterno. Culti (ancora non
religioni!) integrati (Cerere) o non integrati (Osiride...). Così chi,
seguendo la fama del modello eleusino, è "fissato" con Cerere sarà
religiosus. Ora, naturalmente, i più "fissati" sul Dio unico sono i
cristiani. E' noto che i cristiani vincono e vincendono devono prendere da
Roma tutto quel che possono rifiutando quel che non possono (così come
debbono prendere dalla Grecia, ma sempre tramite Roma, quello che Roma non
ha: le categorie della filosofia per pensarsi): prendono la giurisprudenza,
e quindi la distinzione sacro/profano, che diventa religione, e quella
pubblico/privato, che diventa civico. Dopodiché nell'ambito del
sacro/profano, ora religione, avremo religioni giuste e religioni sbagliate
(il paganesimo: che nasce ora, come invenzione cristiana).
La struttura resta complessa: la religione (con la sua sottostruttura)ha
senso in rapporto al civico (con la sua sottostruttura) e non ne ha alcuno
da sola.
Tutto questo è una formalizzazione culturale e non dipende dalle singole
definizioni filosofiche o teologiche. Per questo in precedenza a proposito
della domanda di Righel o preferito dire "affrontare" anziché "rispondere":
non si tratta di dare definizioni filosofiche che, come tali, restano nel
campo delle opinioni. Si tratta di gurdare un fatto storico e non
filosofico-psicologico-naturalistico. Naturalmente mia la ricostruzione
potrà essere corretta o addirittura vanificata. Ma lo sarà non sulla base di
opinioni filosofiche o psicologiche bensì sulla base di un maggiore
approfondimento storico
marco
......
Disse il Cretese: "Tutti i Cretesi mentono"

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