Re: corsi di naturopatia, reflessologia plantare e iridologia
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Sujet: Re: corsi di naturopatia, reflessologia plantare e iridologia
De: diaboli...@this.is.invalid (Mario Campli)
Groupes: it.salute
Organisation: Tiscali SpA
Date: 22. Jul 2008, 21:19:17
References: 1 2
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Salve, farciaweb@virgilio.it. In data 22/07/2008 18.11 hai scritto:
> C'è del buono in tutti i tipi di medicina; qualche cosa si cura con
> l'agopuntura,altro con le erbe, ecc. per altre cose servono gli
> antibiotici oppure gli interventi chirurgici.
E' vero, hai ragione.
Quando non c'era nient'altro a disposizione che uno sciamano, curare con
le erbe era senz'altro meglio che niente; anzi, visto che praticamente
tutta la moderna farmacologia "discende" dalle cure con le erbe dei nostri
antenati, si può ben dire che c'è assai poca differenza tra un rimedio
erbale e un farmaco: in entrambi i casi si usano molecole che hanno
effetti per interazioni di tipo chimico/recettoriale all'interno
dell'organismo, e quindi troverei di un'abissale ignoranza definire
"naturale" la cura con le erbe in contrapposizione alla farmacologia
moderna, dalla quale è separata solo da considerazioni quantitative e
qualitative in merito all'isolamento dei principi attivi e al loro
dosaggio, e nient'altro...
Il fatto è che *oggi* nel mondo occidentale c'è assai poco spazio per
curarsi con le erbe in sicurezza. Magari in Africa è ancora utile.
In Cina, dopo la rivoluzione, a curare i milioni di cinesi pensarono i
medici scalzi, con il loro ying e il loro yang, e i loro aghi. Cos'altro
c'era a disposizione? Nulla: e quindi andava bene così.
Ma oggi possiamo valutare le terapie in base alla loro efficacia.
Chi potrebbe mai scegliere di curare una malattia con un rimedio poco
efficace, se ce n'è uno efficacissimo a disposizione?
Purtroppo i cosiddetti "naturopati", che utilizzano rimedi "poco efficaci"
rispetto alle terapie della medicina scientifica, sono anche persone prive
di qualsiasi preparazione medica, e quindi le meno indicate a stabilire se
un determinato disturbo è una questione di lieve entità che si può
affrontare con "arco e frecce" oppure se è il preludio a un grave problema
per il quale occorre mobilitare la "artiglieria campale".
Io non nego che moltissime situazioni oggi potrebbero essere utilmente
gestite con i "rimedi della nonna" o simili: la gente crede che il
benessere sia un bene di consumo, che basta "acquistare" qualcosa per
garantirsi il benessere, e questo fa crescere la domanda, da una parte
medicalizzando problemi che un tempo si sarebbero lasciati indietro con
un'alzata di spalle, dall'altra aumentando il pubblico dei possibili
fruitori di "terapie dolci". Ma rincorrere questa richiesta non è, secondo
me, il modo giusto per educare la gente a gestire il proprio corpo e la
propria salute.
> Sarebbe altamente pericoloso sostituire i medici di
> famiglia, gli specialisti, gli ospedali con la medicina non
> convenzionale ma secondo me occorerebbe integrare il tutto
Bello, ma come si fa?
Se io medico ho bisogno di scegliere fra tre diverse terapie per risolvere
un problema, non vado a caso: esistono studi controllati, linee guida,
gold standard che mi guidano nella scelta, per cui posso valutare
razionalmente quale terapia è più indicata per risolvere il problema di
quello specifico malato. Ma quando devo scegliere se curare quel problema
con i fiori di bach, o la cristalloterapia, o un rimedio omotossicologico,
o un trattamento osteopatico, NESSUNO è mai stato in grado di spiegarmi in
base a quali criteri dovrei preferire una cura piuttosto che un'altra:
perchè non esistono criteri razionali per effettuare questa scelta.
E finquando non esisteranno tali criteri razionali (mai, aggiungo io, per
come sono nate e si sono strutturate queste discipline) non ci sarà
nessuna possibilità di integrazione. Dove s'è visto qualcosa (rimedi
erbali, agopuntura antalgica) è stato perchè i criteri c'erano.
--
Doctor Diabolicus
http://www.sci-med.it

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