Sperduto, nell’impero dei sensi
Anche quella giornata di lavoro scivolò via veloce, come sempre accade
se la mente viene, fin troppo spesso, rapita da altri pensieri. Così,
ogni volta che la realtà riprendeva il sopravvento sull'immaginazione,
mi accorgevo all’improvviso che interi quarti d'ora erano svaniti,
volati nel nulla. Comunque la girassi e in qualsiasi modo la
guardassi, la situazione in cui m’ero cacciato non pareva districarsi,
quasi non esistesse un bandolo della matassa.
Più volte durante la giornata avevo guardato chi fosse in quel momento
con me. Uno dopo l'altro li avevo squadrati, passando in rassegna
tutti i miei collaboratori. Ero partito dagli "amici fidati", fino ad
arrivare all'ultimo "acquisto", un apprendista albanese di soli sedici
anni e, solo alla fine e per ultimo, mio fratello. Ovviamente nessuno
di loro mi era parso all'altezza dell'argomento.
Nel tardo pomeriggio, dopo una serie infinita d’errori commessi nelle
operazioni da me svolte, optai per una decisione ferma ed energica.
Inutile arrovellarsi su una questione che non aveva:
• né bandolo
• né tanto meno matassa.
Insomma, sarei andato al videonoleggio e avrei noleggiato un DVD hard!
Giunta sera e salutati i miei coadiutori, mi accorsi di un piccolo e
non del tutto banale intoppo.
Il mio cuor di coniglio aveva sempre mandato Margherita a prendere
"certe" cassette in videoteca, perché provavo una certa vergogna nel
presentarmi davanti alla commessa con richieste inerenti "certi"
generi; inoltre mia moglie aveva maggior senso pratico in queste
faccende.
Non potrei affermare che non ci avessi mai provato. Il punto è che,
giunto a qualche metro dall’incaricata, sentivo le mie guance
avvampare e l'idea del rossore che stavo assumendo aumentava
ulteriormente il mio stato d'ansia fino a trasformarlo in vero e
proprio panico. Così, l'unica risposta che quello stato d’angoscia mi
aveva sempre suggerito era stata la fuga.
Giunto davanti alla videoteca, lessi l’insegna al neon. La trovai
evocativa: "L’impero dei sensi". Trassi un lungo respiro e quindi mi
tuffai in apnea dentro il locale, varcandone la soglia.
Fui subito notato per l'aria da bimbo sperduto che probabilmente
avevo. Girovagavo da parecchi minuti senza riuscire a comprendere la
logica che si celava nell'ordine dei titoli e degli scaffali.
« Posso esserle utile in qualcosa? »
Mi voltai e vidi una ragazzina di diciotto anni – su per giù –
ombelico in bella mostra, un piercing al naso, una mini che avrei
potuto confondere con una larga cintura a vita bassa, un profumo
dolciastro che mi stava dando la nausea e un tatuaggio
sull’attaccatura del seno che seguiva il profilo del top a balconcino.
Istintivamente lo lessi:
ehi tu, la smetti di fissarmi le tette?
Pensai: "bambolina, la mamma ti manda in giro da sola?", ma dissi: «
No, sto cercando ispirazione. Non sono entrato con un'idea precisa e
vedo se gironzolando qualche titolo mi attira. »
Mi ritrovai così pedinato da quella petulante ragazzina, nemmeno fosse
una vedova al corteo funebre dell’amato marito. Dapprima pensai che
l'opinione che mi seguisse fosse semplicemente una mia paranoia, ma
dopo più di mezz'ora mi resi conto che era sempre a un paio di metri
da me, immobile a fissarmi masticando in modo irritante una gomma
americana e innervosendomi con il rumore dell’esplosione dei
palloncini che si ostinava e divertiva a fare.
« Scusi signore, ha trovato ispirazione? Non per essere sgarbata, ma
quando lei è entrato, eravamo quasi in chiusura e ora siamo già oltre
l'orario. Se posso esserle utile. Sa, ho il fidanzato fuori che
m’aspetta... »
Di fronte alla questione: orario di chiusura, mi arresi, maledicendo
la sorte che mi aveva fatto tallonare da una ragazzina uscita o dalla
videocassetta di Lolita o, molto più probabilmente, dallo scaffale
dedicato a Tinto Brass .
La guardai con un'aria piuttosto persa, perché sapevo benissimo cosa
lì io stessi cercando, ma non avevo proprio nessuna intenzione di
confidarle né il genere, né il tipo di trama cercato.
« Allora, mi dica un po': che tipologia aveva in mente? » Chiese, poi
snocciolò le varie categorie. « Avventura, giallo, horror [...]
fantastico, romantico, storico [...] cartoni animati, commedia comica,
erotico... »
Mi squadrò da capo a piedi, come se qualcosa di diverso avesse
caratterizzato la mia persona, quando lei aveva accennato a
quest’ultimo genere cinematografico.
« Ah, erotico! » Dichiarò con enfasi.
Mi sentii smascherato. Qualche mio riflesso incondizionato doveva aver
fatto trapelare il lascivo oggetto della mia ricerca. Dopo Miss Marple
e Sherlock Holmes avevo incontrato sulla mia strada anche Hercule
Poirot .
« Bene mi segua, il reparto è quello lì, » il tono della ragazza era
tornato normale, vale a dire da "burocrate".
Vista l’enorme mole di materiale cinematografico che dietro uno
scafale si celava, mi guardai intorno smarrito. Fortunatamente era
l'orario di chiusura e non c'erano più avventori. Dietro a quello
scaffale ero al sicuro da occhi indiscreti, anche se la ragazza con
quel suo parlare a voce alta m’aveva praticamente messo all'indice
peggio di una pittima . Cosicché io non mi sentivo un semplice
cliente, ma un orrido e depravato maniaco sessuale affamato del
proprio immondo cibo.
L'immagine che in quel momento avevo di me stesso era quella di Igor
interpretata da Martin Feldman in Frankenstein Jr. Insomma, Gobbo e
stortignaccolo come Quasimodo , ma non altrettanto puro nell’animo.
Sentivo sul mento, anche se così non era, la presenza della bava alla
bocca e m’avvertivo come un essere orrendo.
Eccomi, una creatura deforme, caratterizzato da un incedere a dir poco
claudicante tra gli scaffali hard e, non bastasse, contraddistinto da
un occhio iniettato di sangue che fissava con fare licenzioso ogni
titolo della rassegna.
« Se mi dice che genere le interessa, facciamo prima... » mi esortò,
senza nascondere l’impazienza, la ragazza.
Altro che bava alla bocca, la mia saliva era azzerata e una sfilza di
tic ormai tormentava i muscoli del mio volto.
Io ero moribondo e la commessa mi fissava sorridendo, quasi stesse
godendo del potere che ormai aveva su di me e dell'imbarazzo che
riusciva a destarmi.
Già, le leggevo i pensieri nemmeno me li stesse urlando: « Allora,
schifoso di un pervertito ti decidi o no? Quale depravazione nascosta
vuoi tirare fuori stasera tra le pareti di casa? »
Avvertii improvviso l’impulso incontrollato di fuggire, ma resistetti.
« Allora, » riprese lei, masticando a bocca aperta il suo gomma da
masticare, « abbiamo dei film etero e omo... »
Al solo udire quell’incipit, un rigurgito d’orgoglio mi diede la forza
d’interloquire. « Etero, etero! »
Doveva essere una perentoria e virile affermazione, ma uscì fuori con
un fil di voce talmente esile da far sembrare quella frase un semplice
stridulo sussurro.
« Etero, ma certo ! In questo caso: fetish, anal, animal, bondage... »
Arrestai quell’ennesimo elenco che per me era privo di alcun
significato, trovando finalmente il coraggio di porle una domanda
diretta: « Non ci sarebbero mica le trame? »
Lei mi fissò con uno sguardo che pareva darmi dell'ingenuo.
« Trame?! Ci sono delle immagini. Le trame, quale vuole che sia? In
fin dei conti, sono tutte uguali, signore. »
« Ah! Ecco, io, insomma... vorrei un film in cui c'è un uomo e due
donne. »
Mi sentivo Fantozzi, sia per la posizione implorante che avevo
assunto, sia per il tono di voce che avevo assunto a causa della
salivazione azzerata.
« Bene, allora andiamo allo scaffale del threesomes . »
« Un uomo e due donne, » ribadii lagnando, « non tre uomini. »
Parve non dare seguito alle mie lamentele.
« Allora, c'è: "Il lecchino servitore di due padrone", poi » sempre
con un’intonazione di voce da centralinista di una società di taxi, «
"Culi nella tormenta"... "Ficcherò qua, ficcherò la, largo al
fottotutto!" »
Insomma, leggere lo sapevo sin dai tempi delle elementari. Che motivo
c’era di recitare tutti quei titoli, soprattutto ad alta voce!
Mentre mi sentivo ardere le orecchie, come fossero state cotte al
forno, vidi l'immagine imperiosa di Rocco Siffredi balenare davanti ai
miei occhi come un’apparizione.
Era "vestito" da moschettiere. Nella locandina c’era lui alle prese
con due donne e gridai, blasfemicamente, al miracolo.
Il titolo era inequivocabile: "Uno per tutte, tutte per uno!".
Se tutto questo non bastasse, una “sua” riproduzione in grandezza “al
naturale” in cartone e quadricomia mi stava indicando
inequivocabilmente come fosse stato un "dito " eretto. Sembrava lo zio
Sam che mi chiedeva d’arruolarmi nel suo personale esercito della
perversione.
Ero talmente infervorato che mi parse di sentire la sua voce gridare «
In alto le baionette! » Al che risposi “presente!”, gridando alla
commessa: « Voglio quello! »
Dopo tanti flebili sussurri, dalla mia gola erano finalmente uscite
delle prepotenti grida.
« Ho capito... ho capito! » Ribadì la ragazza, sorridendomi allusiva e
soddisfatta.
Lei finalmente avrebbe potuto chiudere il negozio ed essere libera
d’andarsene a zonzo con il fidanzato, io finalmente avrei interrotto
quella tortura.
Le formalità del pagamento furono piuttosto rapide e caratterizzate
dal mio pudico sguardo fisso verso il pavimento. Anche se non sembra,
ma a volte tra le fessure dei rivestimenti si possono trovare elementi
di grande interesse.
Uscii rapidamente dal negozio, sgusciando dalle serrande ormai
abbassate con la mia “refurtiva”. Protetto dalle tenebre, m’infilai
come un ladro all’interno dell’abitacolo della macchina.
Girai la chiave e, mentre il motore si scaldava un po’, scrutai le
ombre minacciose che sembravano aggirarsi intorno alla mia vettura.
Mi chiesi se potessero essere ignare o consce del "cadavere" che stavo
trasportando e avevo la sensazione che le mie mani stessero ancora
grondando sangue.
Analizzando nuovamente e a freddo l’istintività dei miei gesti, mi
resi conto che avevo compiuto un delitto imperfetto. In bella mostra,
sul sedile posteriore della mia automobile, c’erano entrambi gli
articoli di lussuria che m’ero procurato. Il "ricco bottino" di quella
sfaccendata giornata:
• le mutande modello "Rocco ti... credi"
• l'omologo film di "cappa" e "spada".
Mi tolsi la camicia e la gettai sopra al "corpo" ancora caldo che
stavo trasportando. Tanto, al buio, nessuno avrebbe notato la mia
canottiera.
Miss Marple, Sherlock Holmes e Hercule Poirot ben presto avrebbero
scoperto con quale mito del thriller avrebbero avuto a che fare...
« Il mio nome e Bondi, Giamm Bondi! L’avventura continua... » dissi,
mentre facevo stridere sull’asfalto le ruote della mia potente
vettura.
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