Margherita ieri, oggi e, forse, domani
Salve, sono sempre io: Margherita Delprato.
Chi io fossi, credo sia in parte chiaro. Preferisco quindi parlare di
me al passato in maniera differente.
Di sicuro non ero una ragazzina viziata e, nonostante non fossi
affatto brutta, non ero un’ochetta giuliva.
A nemmeno trent’anni avevo già sul groppone una famiglia e un’azienda
e, scusatemi, non mi sembra poco.
Non è stato facile, ma alla fine ci sono riuscita. Giammarco mi è
stato vicino, ma non molto di più, perché non tutti nascono con il
piglio del prendere in mano il proprio destino .
Giammarco il suo lo fece rimettendosi in discussione a trent’anni
suonati. Un’età in cui se un albero è storto lo rimane, perché gli
alberi si riesce a drizzarli solo finché sono dei semplici arbusti.
Né mia madre, né mio padre avrebbero mai accordato a Giammarco la
fiducia di riuscire in ciò che aveva conseguito: una laurea in
architettura e un’impresa edile .
Se mi domando chi abbia pagato il prezzo di tutto ciò, la risposta è i
nostri due figli che speriamo di “raddrizzare” prima che sia troppo
tardi. È anche per questo che dopo la nascita dell’ultimo genito
abbiamo deciso di dedicare molto più tempo alla famiglia, perché i
figli:
• non hanno bisogno dei nonni,
• non hanno bisogno della scuola,
• hanno bisogno dei genitori, dei loro consigli, ma soprattutto
dell’esempio.
Abbiamo anche deciso di dedicare più tempo a noi. Ricavarci le nostre
pause. Negli ultimi dieci anni avevo trovato pochissimo tempo per
leggere qualcosa che non fosse un testo tecnico o per praticare
qualche attività extralavorativa.
Ultimamente, invece, mi ritrovo a leggere qualche buon libro, ad
andare con mio marito al cinema o al teatro. Ad assistere a qualche
concerto. A svolgere una sana attività sportiva .
Cosicché, nonostante il recente parto, ho ripreso il mio peso forma e,
la scorsa estate a Cesenatico, la fascia di miss mamma italiana.
L’azienda di mio padre va a gonfie vele, nonostante la crisi
economica . Allo stabilimento nei dintorni di Torino, se n’è aggiunto
prima un secondo, sempre in Piemonte, e poi un terzo in centro Italia.
Le scatole hanno lasciato il posto al packaging e io ho cominciato a
pensare che fare la proprietaria non è poi così male da quando in
azienda c’è un direttore generale che non è niente male .
Mio marito è da tempo che ha smesso di fare il manovale, ormai segue i
clienti solamente dal punto di vista commerciale, gli è però rimasto
il “vizio” di andare di persona a vedere i cantieri aperti anche se
pure lui ha preso qualcuno per sovraintendere ai lavori.
L’appartamentino in cui vivevamo e in cui avevamo condotto le nostre
grandi battaglie per l’indipendenza, ha lasciato il posto alla villa
in cui adesso viviamo.
Sì, adesso ce la passiamo bene, non perché ero figlia di papà, ma
perché ci siamo guadagnati tutto ciò che abbiamo ottenuto dalla vita,
perché ho imparato che la vita non regala niente, almeno se si vuol
essere i padroni di se stessi.
Giammarco ha messo la testa a posto, ma anch’io ho fatto altrettanto,
perché dei due la vera scapestrata, quella con gli scheletri dentro
l’armadio ero e sono ancora io, ma non è questa la sede per svelarli i
miei segreti.
Giammarco, semmai, era un disadattato. Uno che credeva che il mondo
non lo volesse e che nemmeno le donne, in realtà, lo volessero.
Tanto per intenderci, lui per me è stato solo l’ultimo, mentre per lui
io fui la “prima”, nondimeno lui era un uomo e io una ragazzina.
Oggi sono una donna felice con un’unica preoccupazione: Giammarco che
ormai da quasi un mese è strano. Non il solito Giammarco bizzarro,
perché in quel caso avrei detto stranito. Ultimamente sembra... no, è
altrove.
Conoscendolo bene, so che non è la famiglia a preoccuparlo, anche
perché la famiglia l’ho sempre mandata avanti io. So anche che non è
la professione, perché l’unica preoccupazione che lui abbia dal
lavoro, in fin dei conti, è da anni sempre e solo la stessa: quel
scansafatiche di suo fratello.
Da parecchi giorni, poi, lo vedo irrequieto come se dovesse
confessarmi qualcosa, ma non riuscisse nell’intento.
Ho sviluppato un’idea, più che altro un sospetto. L’unica cosa che
riesco a concepire come possibile, anche se la vedo improbabile, è
questa: Giammarco mi ha tradito con un’altra .
Il possibile si riferisce al fatto che solo le donne hanno su di lui
quest’effetto e solo l’esistenza di un’altra donna lo porterebbero ad
essere evasivo con me.
L’improbabile invece fa riferimento al fatto che, seppur sembri
incredibile, tanto Giammarco è sensibile alle belle donne quanto, se
non più, è forte la sua fedeltà a me. Poi, se tradire con il pensiero
è comunque tradire, allora siamo tutti infedeli.
Se la Margherita di ieri è una foto in bianco e nero, quella di oggi è
un’istantanea a colori, non riesco ancora a definire la Margherita che
sarà. Questa faccenda mi sta rendendo irrequieta e peggio ancora
paranoica, arrivando a pensare cosa accadrebbe se Giammarco ci
abbandonasse. Non tanto se abbandonasse me , ma i bambini, perché i
piccoli paesi e le città sono pieni di famiglie saltate in aria per la
crisi dei quarant’anni del marito.
Certo, mi rendo conto che tutto questo è altamente improbabile, che si
tratta di una cosa tortuosa come una tormentata strada di montagna che
si vuole inerpicare su per il monte Improbabile, ma non riesco a
togliermi dalla mente che la cosa sia possibile e tutto ciò ha gettato
i pilastri di un viadotto che vuol oltrepassare con un solo salto
quella montagna, per scavare una galleria attraverso il cuore del
monte Possibile.
Tutti mi definiscono come una donna forte, ma per quanto una donna
possa essere forte, esiste sempre una crepa di nome dubbio in grado di
incrinarne la fiducia, fino a rendersi da sola infelice.
È per reagire all’idea di quest’invisibile rivale, che oggi ho pensato
di fare due cose in una:
• andare in centro per passeggiare e fare un po’ di shopping,
• rendermi un po’ più “appetibile” con dell’intimo stuzzicante.
C’è un negozietto su due piani in centro a Torino che fa proprio al
caso mio ed è là che ho intenzione di andare.
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