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CAP 5 -Guepiere

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  Sujet:   CAP 5 -Guepiere  
 De: saviano.and...@alice.it (Saviano)
 Groupes: it.arti.scrivere
 Organisation: http://groups.google.com
 Date: 21. Jul 2008, 23:18:31
Il gusto un po’ dolce e un po’ amaro della realtà


Dal momento che era stata lei ad offrire al bar, per sdebitarmi le
diedi una mano a sollevare la serranda, fissandola negli occhi e
assumendo un atteggiamento galante da principe azzurro, dimostrando in
tal modo che dentro di me albergava ancora un animo educato in grado
di dedicare tutte le premure del caso ad una donna, soprattutto se era
una farfalla disponibile a volare libera di fiore in fiore.
Come risposta, lei mi sorrise e, emettendo una sommessa risatina,
disse: « Grazie, sei un uomo molto garbato. In giro non ci sono più
veri gentiluomini come te! Oggigiorno, se un uomo si adopera in una
cortesia, è solo perché ti vuole portare a letto. »
Ecco la “farfallina” aveva interpretato a suo modo l’equazione
fondamentale della seduzione.

ragno + ragnatela = pericolo di morte

Colpito e affondato. Avevo compreso il messaggio subliminale contenuto
in quella frase. Da quel momento in poi sarebbe stato meglio non
strafare ed essere più me stesso, evitando d’interpretare il prototipo
dell'uomo ideale da raccontino rosa. Archiviai il piano A e attivai
quello B: il bel tenebroso.
« Già, che tristezza! È in questi momenti che mi vergogno di essere un
maschio. »
« A volte mi chiedo se vuoi uomini, presenti esclusi s'intende, non
fareste prima a dire semplicemente ciò che volete. Non so, tipo
"Jasmine, io con te voglio fare solo del sano sesso, senza nessun
impegno o implicazione sentimentale". In questo modo si eviterebbero
tante falsità, tante illusioni e tante, ovviamente, delusioni, per non
dire poi delle sofferenze. Insomma, una botta e poi amici come prima,
no? »
La osservai. Raccolsi un profondo respiro, riempiendo i miei polmoni
di tutto il coraggio necessario a proferire ciò che mai avrei pensato
di riuscire a dire: « Jasmine, io con te voglio fare solo del sano
sesso, senza nessun impegno o implicazione sentimentale, adesso, qui
nel tuo negozio. »
La fissai con intensità nell’insenatura dell’ampia scollatura,
sperando che gli eventi s’incanalassero nella giusta direzione, invece
lei cominciò a ridere.
« Giammarco, ti prego, smettila! Mi fai scompisciare dal ridere con le
tue battute. Sei proprio un gran simpaticone! »
A quel punto che fare?
q	Insistere, tentando di convincere Jasmine che facevo sul serio.
q	Ridere per non sembrare più idiota di quanto già non fossi grazie a
quella stupida affermazione.
Mettere una crocetta sulla risposta corretta.
Stavo inanellando talmente tante brutte figure da aver realizzato
un'intera collana!
Passato l’attimo fuggente, mi accorsi che lei stava aprendo la porta
del negozio. Entrata all’interno, vedendo che indugiavo, m’invitò ad
entrare, quindi una volta che fummo entrambi dentro, richiuse la porta
a chiave.
« Vieni Giammarco, andiamo al piano di sopra, così staremo più
tranquilli. Ho chiuso a chiave e messo il cartellino "torno subito",
così nessuno ci disturberà. »
Solo qualche istante prima avrei pensato un qualcosa del tipo: “tu
metti pure il cartello torno subito, ma ti assicuro che io non vengo
subito!”, ma adesso, dopo tante brutte figure i miei pensieri
"volavano" bassi, praticamente rasoterra e, se solo avessero avuto un
paio di zampette, queste avrebbero tracciato due solchi nel terreno.
Lei a far strada e io dietro, salimmo una scala a chiocciola che ci
condusse ad un soppalco.
« Allora, cosa pensi potrebbe piacere a mia moglie? » Chiesi con un
tono piuttosto abbattuto.
« Io pensavo a qualcosa che possa porre l’accento sulle parti
anatomiche più interessanti di voi maschietti... insomma quelle
rotondità su cui una donna tende subito a buttare l’occhio. »
Questa allusione riaccese l’illusione insita nelle mie sopite
speranze, così chiesi, fingendo di sapere già quale fosse la risposta:
« Intendi dire un perizoma? »
« No, cos’hai capito!? Le parti più interessanti di voi maschietti non
sono lì in basso, anche se le natiche con un perizoma... ma tu a cosa
pensavi? »
« Io? Niente! »
« Fatti guardare un attimo. In effetti, tu hai un bel sedere. Qualcosa
che lo esaltasse non guasterebbe. »
Torsi il collo nemmeno fossi un gufo nel vano tentativo di far
inquadrare ai miei occhi la parte in causa, il risultato fu un poco
rassicurante: CRACK! Quindi, un dolore lancinante al collo.
« Io un bel sedere? Dici sul serio? » Chiesi gonfio d’orgoglio.
« Sì! Su, dai, non fare il falso modesto! Chissà quanti complimenti
avrai ricevuto per il tuo sedere. »
Che razza d’argomento il mio sedere!
Decisi di troncare lì il discorso, perché mi parevano pettegolezzi da
checche e, come ogni sano maschio VIRILMENTE NORMALE, rifuggivo da
qualsiasi cosa fosse anche lontanamente rievocativa di possibili omo,
omo... Insomma, quella cosa là latente.
Accidenti, incespico nei miei stessi pensieri al solo ragionare su
questo argomento.
Nella stanza c’era uno specchio a tutta persona. Mi ci fissai e, da
vero macho, gonfiai i muscoli. Ero soddisfatto dall’immagine che
vedevo. Sì, ero un maschio, un esemplare maturo d’uomo maschio e
maschilmente virile.
« Sì, sono indiscutibilmente maschio al 100%, anzi anche di più, »
sibilai al mio stesso orecchio.
Da vero maschio autoritario e fallocrate, dovevo prendere in mano io
la discussione, invece di subirla.
Di cosa potevamo parlare che non fossero i miei glutei?
« Bello l'arredamento che hai scelto, » mi ritrovai a dire « molto
sobrio. »
« Grazie, ma che ne pensi delle tendine? Le ho fatte io stessa.
Secondo te s'intonano? » Mi chiese allora lei.
« Certo, le tue tendine sono proprio un amore! Poi quel punto di rosa!
» Esclamai con una voce così acuta e stridula che stentai a
riconoscere come mia.
Le tendine, un amore?! Ma che ca... volo avevo detto!
Tossicchiai e mi concentrai, dovevo esser virile, sicuro e deciso.
« Occhio alla palla! » Mi ripetei mentalmente.
Quando il gioco si fa duro, allora entro io in campo! Così la fissai
languido com’è giusto che un maschio fissi una femmina per piegarla al
proprio volere.
Lei rispose al mio sguardo con un sorrisetto altrettanto languido,
chiedendomi: « Allora cosa aspetti a spogliarti... la mamma? »
Caspita avevo ultimato tutte le buche del campo da golf già al primo
colpo!
« Un attimo. »
"Mi vuoi nudo? Ora ti accontento! Ti svelerò le mie parti intime
riempiendoti del desiderio di toccarle. No, di più, di assaggiarle
come Eva era stata tentata a succhiare la mela dell'albero proibito",
pensai.
Oplà, via i pantaloni.
Voilà via la camicia.
Abracadabra e anche i calzetti, la canottiera e gli slip s’erano
volatilizzati!
Ero nudo. Incredibilmente ce l’avevo fatta a mettermi nudo davanti a
Jasmine. Ero come la mamma m’aveva fatto. Sorridente e sornione.
Feci per voltarmi ed esibire le mie bronzee forme, quando dal piano di
sotto mi giunse una voce conosciuta. Accidenti, mentre io mi spogliavo
lei era scesa!
« Dai, indossa uno dei capi che ti ho preparato sul tavolo e vediamo
come stai. »
Tutto questo mi stava destando uno strano stato di disagio e,
indossato il primo paio di mutandine, mi accorsi che il mio "orgoglio
virile" aveva delle dimensioni irrisorie, per non dire ridicole. Non
solo mancava l'orgoglio, ma anche il virile!
Farmi vedere da una donna così? Avvilente! E io che volevo apparire
"stuzzicante" agli occhi di quella femmina.
Più che il serpente tentatore di Eva, sembra avessi il verme
all’interno della mela.
La sentii risalire le scale, così presi il paio di mutandine più
vicino a me e le infilai, quindi recuperai le mie per ficcarle dentro
a mo' d’imbottitura. Avevo coperto le cose della vergogna e, visto
quello che stavo provando, mai termine sarebbe stato più appropriato,
già la mia “vergogna virile".
« Allora vediamo un po' come ti stanno. Oddio, Giammarco! Scusa la
domanda un po' indiscreta, ma il tuo "coso" ha dei problemi? Ha una
forma un po’... un po’ insolita. Sembra quasi spezzato in due! »
Mi vidi nello specchio, adesso della mela avevo il rossore. Altro che
il frutto del peccato, sembravo il pomo rosso offerto da Grimilde a
Biancaneve.
Azzardai una risposta: « Veramente volevo vedere l'effetto in stato
d’eccitazione. Sai, la stoffa sembra talmente esigua! »
Lei rise, mi si avvicinò e, infilandomi una mano nelle mutande, mi
sfilò l'improvvisata “imbottitura”.
Un gesto che, fino a qualche minuto prima, avrebbe risvegliato gli
istinti più bestiali della mia mascolinità, fatto così e in quel
momento mi rese invece ancora più imbarazzato.
« Giammarco, rilassati, sei teso e nervoso. Dai, siediti un attimo e
prendi un po' di fiato. Non ti sentirai mica in imbarazzo? »
Ubbidii come fossi un cagnolino e, da seduto, sentii le sue mani
correre lungo il mio corpo seminudo, accarezzandomi delicatamente.
« Ecco, da bravo, rilassati. Voi uomini, tutti uguali, nudi siete dei
leoni, ma in mutande... »
Già, è vero, in mutande ogni vero maschio si sente un po’ ridicolo.
Non è da noi uomini il sentirci sexy. Le donne sono sexy, gli uomini
sono... sono... béh qualcosa sono, ma certamente non sexy!
« Scusa, hai ragione » le dissi.
« Dai, lo vedi che adesso va meglio. Anzi, se devo dar retta a quello
che sta dentro le mutande ti stai proprio "rilassando". Fatti un po'
vedere come stai. »
In effetti quell'attimo di relax o più probabilmente le carezze di
Jasmine, avevano ridato il giusto "orgoglio" alla mia mascolinità e
anche il mio amor proprio s'era riavuto.
Mi ritrovai così a scherzare, sfilando come fossi un modello in giacca
e cravatta a "Pitti uomo", mentre lei rideva, dandomi però anche dei
preziosi consigli su quali caratteristiche avesse un modello piuttosto
che un altro.
Alla fine Jasmine scelse per me un capo intimo in microfibra
elasticizzata. Un articolo che tirava su di là, esaltava lì e
nascondeva un po' dappertutto quello che invece con il passare del
tempo aveva cominciato ad eccedere.
Mi guardai allo specchio con l'aria soddisfatta, esclamando: «
Giammarco, sei meglio di Rocco Siffredi! »
« Chi è Rocco Giuffredi? » Chiese lei con un’ingenuità tale che demolì
– ma solo per un attimo – l’immagine sensuale che avevo di quella
donna.
Io non risposi, più semplicemente la guardai e sorridendo le dissi: «
Lo prendo! »
Lei si diresse verso la cassa e io mi rivestii.
Quando scesi, da brava esercente, mi diede lo scontrino. Io lo presi
delicatamente tra le dita e lo guardai. A quel punto sentii un tonfo
al cuore, quasi il battito si fosse di colpo arrestato.
Credo che non avessi mai speso una somma del genere per acquistare
nemmeno tutto l’intimo acquistato fino ad allora!
Pagai senza fiatare, augurandomi che Margherita non scovasse mai alcun
riferimento a quel pagamento e che il capo le piacesse almeno in
proporzione uguale a quanto l'avevo pagato.
Quindi, con la "coda" tra le gambe, me ne uscii dal negozio.
« Ciao e a dopo, » mi disse Jasmine.
Risposi mollemente: « Ciao, a dopo. »
Oltre alla borsetta, stretta nella mia mano destra, portavo con me
l'amara sensazione di essere stato abbindolato.
Giunto davanti al bar, dove poco prima avevamo preso il caffè, fissai
la mia immagine immobile nella vetrina e mi dissi ad alta voce, ma
senza convinzione: « Sei meglio di Rocco Sifferdi! »
Dietro di lei mie spalle due “ingenue” ragazzine di neanche sedici
anni risero di me ripetendo il nome Rocco Siffredi. Probabilmente
avevano ragione loro!

Official web-site: http://www.webalice.it/saviano.andrea/default.htm


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