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CAP 4 - Guepiere

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  Sujet:   CAP 4 - Guepiere  
 De: saviano.and...@alice.it (Saviano)
 Groupes: it.arti.scrivere
 Organisation: http://groups.google.com
 Date: 21. Jul 2008, 00:35:16
Una tipica prima colazione italiana


L'indomani, una lama di luce passata tra le fessure delle imposte mi
diede fastidiosamente il suo buongiorno ancor prima che la sveglia
annunciasse – alla sua solita indisponente maniera - l’arrivo delle
6:30. Erano quasi le sei e un quarto. Margherita stava ancora
dormendo.
Disattivai la sveglia così da non disturbare il sonno di mia moglie e
m’alzai. Lo feci sgusciando via dal letto come fossi un ladro. Una
volta in cucina, mi preparai una frugale colazione. Avendo speso poco
tempo per il nutrimento ebbi un po’ di tempo per radermi, farmi la
doccia e profumarmi un po'.
Mi fissai allo specchio. L’uomo all’interno della cornice aveva l’aria
colpevole nonostante io avessi nei suoi confronti una severa
espressione d’accusa.
Un vero uomo  una volta sposato si profuma solo ed esclusivamente per
un unico motivo: un'altra donna.
Chiesi all’uomo dentro lo specchio: « Da quanto tempo tua moglie non
riceve più questo trattamento? »
Non rispose. Irritato, gli dissi: « Probabilmente da quando ti ha
concesso le sue "grazie". Da allora una rinfrescatina era il minimo
sindacale pattuito, nessun superminimo e pochissime gratifiche, giusto
a Natale, per l’anniversario di matrimonio  e al suo compleanno. Ti
conosco mascherina... »
Lasciai perdere questi "tristi" pensieri. Chi vuol intraprendere la
professione di killer, non può stare troppo a sottilizzare sull'aborto
e la sacralità sella vita.
« Causa cessata attività, killer liquida tutti, » affermai
all’improvviso ad alta voce.
Non so cosa centrasse questa banalità con le mie riflessioni, so solo
che a stento trattenni le risate.
Guardai l’orologio che portavo al polso, dovevo sbrigarmi. In un
battibaleno fui fuori di casa.
Il tragitto da casa mia alla città mi sembrò più breve del solito,
probabilmente perché quella ventina di minuti d'anticipo sulla mia
solita tabella oraria m’avevano permesso di trovare delle condizioni
di traffico ancora accettabili.
Ero galvanizzato dalla sola idea di ciò che l’architetto Giammarco
Bondi stava architettando . Per me era come tornare a nascere. No,
meglio, molto meglio: come tornar bambino!
Se affermassi che provavo vergogna, mentirei spudoratamente, perché mi
sentivo un po’ come un agente segreto in un film di spionaggio.
Accesi l’impianto radio della mia vettura, inserendo la compilation di
colonne sonore dei film di 007 . In questo modo, quando mi fermai alla
stazione di servizio per fare il pieno al self-service, incrociai le
braccia, stringendo la pistola della pompa di benzina e declamai la
frase: « Il mio nome e Bondi. Giamm Bondi! »
Carico come una lampreda eccitata nel periodo dell’accoppiamento, mi
ritrovai a passeggiare per il viale semideserto che portava al palazzo
in fase di ristrutturando . I due versanti della strada erano
caratterizzati da delle interminabili fila di serrande abbassate,
giacché era presto . Infatti, quasi tutte le attività commerciali
erano ancora chiuse. Le uniche eccezioni erano rappresentate dai bar.
A quell’ora, quelli sembravano essere gli unici luoghi in cui la vita
intelligente sembrasse esistere. Piccoli gruppetti di persone che, tra
uno sbadiglio e una stiracchiata, si dedicavano con particolare
trasporto a rapporti intimi ed effusioni con brioche, caffè e
cappuccini.
Ognuno di loro si dedicava a quest’attività con una attenzione tale
che pareva quasi si trattasse di un rituale sacro con cui onorare la
divinità del sole sorgente.
Pur non avendo concepito nessun piano , le cose stavano accadendo da
sole. Difatti, Jasmine era comparsa proprio in quel momento
all'incrocio.
Era a piedi e, quella mattina, non so perché, ma la trovavo molto più
attraete del solito.
L'abito leggero, quasi estivo, lasciava intravedere in controluce le
forme di un corpo di donna matura. Il tessuto molto sottile, quasi
impalpabile, permetteva di percepire ciò che la sofisticata biancheria
d’inconsistente pizzo avrebbe lasciato ampiamente vedere.
Trassi un profondo respiro, un sospiro simile a quelli che tiravo
quando, da innamorato, incrociavo per strada Margherita .
Anche Jasmine mi aveva visto. Dapprima aveva allargato un bel sorriso
e poi aveva alzato la mano in cenno di saluto.
« Ciao Giammarco, già qui di prima mattina! Che ne diresti di prendere
qualcosa al bar insieme? Un caffè . Offro io! » Disse lei, con quel
suo modo di parlare così pieno di gioiose e stupefatte esclamazioni.
Per un attimo dubitai d'essermi svegliato e d’essermi recato al
lavoro, tutto stava accadendo come nei miei più irrealizzabili
desideri. Mi balenò la più plausibile delle risposte: la sveglia non
aveva suonato e molto probabilmente ero ancora a letto e stavo
sognando. Allungai un braccio, ma non percepii il corpo di Margherita,
dunque ero sveglio.
« Allora, questo caffè? » Insistette lei .
Jasmine era la tipica donna che sa quel che vuole, io invece parevo un
disperso della campagna di Russia: tanta voglia di tornare in patria,
ma la più completa incapacità di scegliere quale strada prendere.
Dov’era finita tutta la mia prosopopea?
Niente di quello che era narrato dalle mie fantasie stava accadendo.
Il grande conquistatore era lì, come inebetito, incapace di gestire
quella banale situazione. Eppure sarebbe bastato un semplice: sì, lo
voglio .
Così nel volgere di un istante mi trovai a riflettere su come la
letteratura renda sempre tutto banale, soprattutto certi racconti di
infima categoria letti magari dal barbiere , attendendo il proprio
turno. In quelle storie, solitamente peccaminose, gli autori rendevano
comune ogni gesto di seduzione e scontato il conseguente risultato .
In quei racconti vigeva l'equazione algebrica fondamentale della LTU ,
tanto semplice quanto cruda:

gentilezza + propensione all’ascolto = si tromba di sicuro!

Attenzione, secondo questa legge non è una condizione necessaria
seguire effettivamente il filo del discorso, è sufficiente fingersi
interessati a ciò che le signore o le signorine dicono. Cioè basta un
"ascolto" passivo.
In cosa consiste l’ascolto passivo?
Esso consta semplicemente nell’annuire sempre e non interrompere mai.
Insomma, l’ideale per uomini che siano piuttosto pigri.
•	Annuire sempre, per dare loro la convinzione di essere degli enti
superiori.
•	Interrompere, perché altrimenti gli enti superiori perdono il filo
del discorso.
Così, senza che il mio cervello fosse connesso al resto del sistema
nervoso , mi ritrovai a dire: « Sì, volentieri! Andiamo, credo proprio
d'aver bisogno di un po' di caffeina in corpo. »
Da brava figlia d’Eva lei aveva posto a me una semplice domanda, da
bravo figlio d’Adamo io avevo risposto assentendo.
Qualcuno m’aveva spiegato che le donne chiedono sempre, perché in
realtà non sanno mai cosa vogliono di preciso. Per questo motivo si
rivolgono a noi uomini che, invece, sappiamo sempre cosa vogliamo da
una donna .
Quando riemersi dalle mie riflessioni, ero all'esterno di un bar,
seduto ad un tavolino, con in mano una tazzina di caffè!
Il mio sguardo era intento ad osservare Jasmine. Stava inzuppando una
grossa brioche nel suo cappuccino.
Inutile descrivere come, inspiegabilmente, trovassi quel gesto
incredibilmente sensuale.
Probabilmente in quei pochi minuti lei aveva parlato e io avevo sempre
annuito, fingendo in questo modo d’aver prestato attenzione a quanto
lei mi aveva detto. Ero completamente rapito dai suoi gesti, forse
anche per questo avevo tra le mani una tazza di caffè che io non
ricordavo d'aver ordinato e sempre per il medesimo motivo, senza tanti
forse, non rammentavo d’essermi versato del caffè sui pantaloni.
Cosa avrei potuto dire e fare nei prossimi minuti? Questo era il
quesito a carattere esistenziale che mi stavo ponendo senza peraltro
trovare risposta.
Provai a riconnettere il cervello alle mie orecchie, in modo da
tentare di comprendere cosa lei stesse effettivamente dicendo, magari
si trattava di qualcosa di intelligente e, a quel punto, sarei potuto
diventare un può più "attivo" intervenendo nella discussione che, fino
a quel momento, era stata solo uno sterile monologo.
Fortunatamente Jasmine stava parlando del tempo e un: « Non ci sono
più le mezze stagioni! » Esclamato con convinzione, sarebbe andato più
che bene e avrebbe dato l’impressione da un canto che stessi seguendo
con partecipazione quella conversazione e dall’altro che non fossi un
muro di gomma contro il quale le sue parole stavano solo rimbalzando.
A questo mio improvviso e convinto intervento, lei rispose con un
altrettanto classico: « ...e già! »
« Stavi dicendo? Puoi ripetere? Scusa se ti ho interrotta... » Dissi
con un’espressione falsamente assorta dipinta sul volto . Era stato un
gran colpo da maestro per riuscire a capire di cosa si stese parlando.
« Dicevo che per assurdo vendo lingerie, ma che con tutto questo caldo
sono io la prima a non indossarla. Dover venire in negozio con la
biancheria intima lo trovo infatti un po'.... irritante. »
Quale banalità! Peccato che la sola idea che solitamente lei non
indossasse niente sotto mi rendeva ancora più eccitato e il pensare
che avevo scambiato per pizzo quello che non lo era m’accese come
fossi un fiammifero strofinato sulla carta vetrata.
« Io invece amo l'intimo femminile, è come fosse una bella e delicata
bomboniera in cui custodire un dolcissimo e fragrante confetto . »
Lei sorrise a questa mia frase. Le donne amano queste parole vagamente
romantiche.
« A dire il vero anch'io nutro una passione per gli indumenti intimi,
» sostenne lei.
« Ma... ma se mi hai appena detto che con il caldo li detesti! »
« Sì, ma io sto parlando di quelli maschili, non di quelli femminili!
»
Questa volta ero io quello che sorrideva in modo un po’ imbarazzato.
Lei, da buona commerciante, colse la "palla" al balzo.
« Che ne diresti di fare una bella sorpresa a tua moglie? »
« Come fai a sapere che sono sposato? »
« Sei abbronzato e hai l'ombra bianca della fede intorno all’anulare.
Questo significa che solitamente ce l’hai al dito. »
Ecco ero probabilmente passato per idiota, l'idea di togliermi
l'anello e di mettermelo in tasca non era stata certo una trovata da
genio, ma chi se l’aspettava di sedersi al tavolo con il grande
Sherlock Holmes!
Quanto tempo le sarebbe occorso per giungere alla facile equazione:

uomo sposato + corteggiamento = fregatura

Dovevo divagare, quindi chiesi: « Che sorpresa penseresti che potrei
fare a mia moglie? »
« Invece di uno scontato bel articolo di lingerie per lei, perché non
un bel capo intimo per te? Sei ancora un bel "ragazzo". Questa sera ti
presenti a tua moglie con solo l'intimo addosso e poi lasci che sia
lei a fare il resto... »
Non aveva nemmeno finito di parlare che davanti ai miei occhi era
balenata l’immagine di lei ed io, soli nel negozio. Già pregustavo la
scena in cui io mi provavo mutandine dalle dimensioni sempre più
ridotte, cosicché il simbolo del mio desiderio per lei ben presto
sarebbe straripato, tracimando da quell’esigua stoffa concepita come
un francobollo. L'idea di tutto ciò era stimolante già di per se
stessa.
« Sì, è una bella idea! » Affermai entusiasta.
« Allora perché non vieni in negozio adesso? » Chiese lei con una
strana luce negli occhi che io avvertii come maliziosa.
Nulla ormai poteva impedire che lei fosse fatalmente mia. Già mi si
parava davanti la nitida immagine di cosa sarebbe accaduto di lì a
poco. Lei avrebbe sfiorato il mio corpo con le sue mani delicate e
così avrebbe potuto constatare tutto il mio prepotente stato
d’eccitazione. Infine, la mia fame di lei avrebbe placato la sua sete
di me.
Jasmine nel frattempo s’era alzata ed era andata a pagare il conto.
Io, intanto, l'aspettavo fuori dal bar. Quando ebbe fatto, ci
dirigemmo verso il suo negozio, con lei a fare strada. Mi sentivo
euforico come un bambino che la mamma stia portando all’interno di un
negozio di dolciumi con la promessa di poter comprare tutte le
leccornie che vuole.
“Oh dolci baci e languide carezze ”. Ecco le caramelle che avrebbero
riempito la mia personale calza della Befana. Anche se comportandomi
così non avrei forse trovato a casa ad aspettarmi del carbone e per
giunta ardente? Mia moglie, sempre così acuta nell’individuare ogni
più labile indizio, ogni strana sfumatura della mia voce o piega
nell’espressione, non avrebbe subodorato qualcosa?
Un brivido di terrore agitò per un attimo le mie membra, ma la visione
del posteriore di Jasmine che ondeggiava davanti a me ebbe un effetto
taumaturgico. Come il pendolo ipnotico di uno psichiatra quel morbido
cuscino di carne mi tranquillizzava e mi suggeriva un’unica
rassicurante cosa: "seguimi".
Era tutto nella logica, lo aveva previsto anche Einstein:

E = m•c2

l’eros (E) in una donna è uguale a come muove (m) le chiappe (c) al
quadrato .
Forse per questo motivo l’asfalto sotto i miei piedi era svanito per
essere sostituito da soffici nuvole sopra le quali io non camminavo,
ma rimbalzavo agile e, leggero, volavo con le ali dell’amore oltre
ogni muro .
Nulla di ciò era collegabile in alcun modo ad una visione mistica,
perché a volte  anche i pensieri più da porcello si possono vestire a
carnevale da angelo asessuato.
« Un attimo di pazienza, » disse all’improvviso lei, destandomi dal
sogno che m’aveva rapito .
I miei occhi tornarono a vedere la realtà. Sotto i miei piedi un
freddo marciapiede e davanti a me Jasmine che si sbottonava la veste a
partire dalla scollatura per... recuperarvi dall’interno una chiave .

Official web-site: http://www.webalice.it/saviano.andrea/default.htm


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