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RACCONTO: La stanza dei bottoni

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  Sujet:   RACCONTO: La stanza dei bottoni  
 De: saviano.and...@alice.it (Saviano)
 Groupes: it.arti.scrivere
 Organisation: http://groups.google.com
 Date: 04. Jul 2008, 04:49:13
LA STANZA DEI BOTTONI


Capitava spesso che, insieme alla madre, andasse a trovare la nonna.
Altrettanto spesso, ai noiosi discorsi delle due donne, il bimbo
preferiva i numerosi libri collezionati dal nonno. Erano persino più
interessanti delle tediose lezioni di scuola e dei compiti per casa.
In quella stanza, caratterizzata da un basso tavolino circondato da
numerose poltrone e da un’enorme libreria, i vari volumi facevano
bella mostra di sé. Alcune opere erano in brossura, altre finemente
rilegate in pelle a seconda che si trattasse di edizioni economiche o
di lusso.
Persino l’odore di quella stanza aveva un nonsocché d’affascinante e,
al tempo stesso, misterioso. Lì, dentro quelle pareti, una misteriosa
magia si compiva e rendeva le ore, trascorse a leggere, brevi come
minuti.
Spesso sua madre faceva capolino dalla porta. Lo veniva a controllare,
timorosa del fatto che potesse danneggiare qualche prezioso libro del
padre. Così compariva silenziosa per rimanere immobile a controllare
cosa stesse combinando il figlio.
Solitamente lo trovava inginocchiato sull’antico tappeto persiano, i
gomiti puntati sul basso tavolino da thè. Il bambino pareva adorare e
rispettare quelle pagine. Le sfogliava attento a non sgualcirle,
premuroso che gli angoli non s’arricciassero.
Solo un impercettibile movimento delle labbra permetteva di
comprendere che fosse intento a leggere il testo e non solo a guardare
le figure.
I suoi preferiti erano i libri di storia, dove poteva apprendere le
gesta ora di questo ora di quel condottiero.
Quei volumi erano, in un certo senso, prodigiosi. Bastava sfogliarli
per riempire quella deserta stanza di migliaia di persone e animali.
Era così possibile sentire il barrito degli elefanti d’Annibale mentre
varcavano le Alpi o le salve di cannone della flotta di Nelson durante
la battaglia di Trafalgar.
Interi palazzi, enormi città e sterminati imperi, grandi quanto un
continente, riuscivano a stare dentro a meno di venti metri quadri.
Quando la voce della mamma annunciava: « Amore, rimetti a posto tutto.
Torniamo a casa. » era sempre un momento triste. Dopotutto, non è mai
bello separarsi dagli amici proprio nel momento più bello del gioco.
Tornato a casa, per prima cosa, correva nel laboratorio di sartoria
della madre per frugare ansioso nei cassetti alla ricerca delle
scatole dei bottoni.
Bottoni di tutte le dimensioni e dei più diversi colori. Ogni scatola
ne riportava un esemplare cucito sul coperchio, così da poter
riconoscere il contenuto senza doverle aprire. Il formato prediletto
era quello che la madre utilizzava per i completi maschili. Piccoli,
semplici, caratterizzati da quattro fori e privi di qualsiasi
decorazione.
Con attenzione certosina selezionava le tinte che riteneva
indispensabili, perché ogni colore aveva il suo significato. Il blu
era la fanteria, il beige la cavalleria e così via.
Con le sue piccole manine impilava le grosse scatole una sopra
l’altra, fino a farne una pila che lo superava abbondantemente in
altezza. Poi, un po’ barcollando e un po’ camminando, si dirigeva con
cautela verso la sua cameretta. Barcollava, perché era difficile
portare tutte quelle scatole in una sola volta. Procedeva con cautela,
perché sua madre non voleva nella maniera più assoluta che lui
prendesse qualcosa dal laboratorio di sartoria, soprattutto le
forbici.
Nel più assoluto silenzio, si dirigeva verso la sua cameretta e, prima
d’aprirne la porta, lanciava un fugace sguardo al boiler che, dal
fondo del bagno, lo guardava torvo con quei due occhietti vispi fatti
a fiammella.
« Lo so che non dovrei prendere i bottoni della mamma... » gli diceva.
A quel punto lo scaldabagno trasformava l’oscura caverna della bocca
in un sorriso in cui tanti dentini fiammeggianti comparivano dal
nulla.
Una volta posate le scatole sul pavimento, chiudeva delicatamente la
porta, in modo che la mamma non sentisse, perché lei non gradiva che
il figlio non solo rovistasse tra le cose del laboratorio di sartoria
ma che si mettesse a giocare prima d’aver svolto i compiti che il
maestro gli aveva assegnato per casa.
Nel volgere di pochi minuti quella stanza solitaria si riempiva così
delle urla di due eserciti l’un contro l’altro armati. A destra si
sarebbe sentito lo squillo di una tromba, a sinistra un altro squillo
le avrebbe risposto. Poi ci sarebbe stato lo scalpitare di zoccoli e
il nitrire dei cavalli sospinti in una carica che avrebbero segnato
l’inizio delle ostilità. Quindi, tintinnare di spade, grida di dolore
e sangue, tanto sangue ovunque... in una reale battaglia ma, nella
fantasia di un bimbo, nulla di ciò.
Per quel bambino c’erano solo grandi condottieri e valorosi soldati
che si confrontavano lealmente su un campo di battaglia. Nessuno
avrebbe mai infierito su un nemico sconfitto e qualsiasi ferita
sarebbe stata guarita con un bacino, uno di quelli che la mamma gli
dava per far passare qualsiasi dolore.
Un giorno, però, che la mamma era distratta, delle immagini alla
televisione lo colpirono. Era un luogo lontano, da qualche parte nel
mondo. Degli uomini in divisa impugnavano delle armi, poi uno di loro
emetteva delle grida di dolore, mentre dalla sua schiena usciva
sangue, tanto sangue.
All’improvviso un concetto semplice ed elementare, come lo può avere
un bambino: non ci sono grandi guerrieri, perché la guerra non può
rende nessuno grande.
Una corsa verso la propria stanza, per rimettere tutti i bottoni nelle
loro scatole e una corsa verso il laboratorio della mamma, per riporre
tutte le scatole nei loro cassetti. Quindi, sempre di corsa, il
ritorno verso la propria stanza ad aprire i cassetti della scrivania
in cerca di fogli, matite e colori. Altre voci a riempire la camera,
non dei grandi condottieri ma quelle dei grandi maestri, perché l’arte
rende grandi gli uomini, riuscendo a regalare la bellezza ad un
pianeta afflitto troppo spesso dalla mostruosità della guerra.

official site: http://www.webalice.it/saviano.andrea/default.htm


DateSujet  Auteur
01.01.
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