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La caccia (6^)

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  Sujet:   La caccia (6^)  
 De: hi...@hotmail.it (Nik56)
 Groupes: it.arti.scrivere
 Organisation: http://groups.google.com
 Date: 02. Jul 2008, 11:27:24
Lei dice : “Andiamo” e si avvia verso il corridoio sulla destra del
bancone blindato. Io faccio per  seguirla, ma la gamba  cede e crollo
per terra. Sono sul palmo delle mani, scuoto la testa. Sto pensando
che non sarebbe una cattiva idea stendermi qui dove sono e dormire
fino alla prossima glaciazione. Sento la sua voce vicino al mio
orecchio sinistro, quello buono. Sta dicendo che devo aver perso molto
sangue. Giro lo sguardo e vedo il suo viso che mi fissa con un'ombra
di sorriso. Penso che ha la pelle giovane, liscia. Sento che mi
accarezza il collo. Dove la sua mano mi sfiora, nasce un nastro di
freddo che si espande. La sento che dice : “Ti ho messo un derma di
recupero veloce. Roba militare. Scavalca le nano difese, forza la
produzione dei precursori, restaura i livelli di emoglobina. Come
bonus, c'e' un bel mix di adrenalina di sintesi, anfetammine e un paio
di inibitori del dolore. Naturalmente, ti consuma come una candela,
per cui fra un paio d'ore cadrai in una specie di coma, ma per allora
dovremmo essere al sicuro.”
All'improvviso mi assale il suo odore. Un afrore di secrezioni, di
profumo muschiato, una vertigine di aldeidi e chetoni, una nota
leggera, molto leggera, quasi inesistente, di rame ossidato, sotto il
resto.
Quando si alza sento l'aria che le struscia addosso, vedo ogni singolo
pelo sul suo avambraccio nudo. Sento tutto, odoro tutto, vedo tutto.
Sono al centro di un maelstrom di input sensoriale. Devo fare uno
sforzo cosciente per non cadere nel tempo lento. La roba che mi ha
dato è potente, cazzo, devo ricordarmi di procurarmene un po'. I buchi
nel petto e nella gamba sembrano risucchiare aria, sono tunnel antichi
rivestiti di opalina. Sono in piedi. Le prendo un braccio, meglio,
cerco di prenderglielo, ma non è più lì. Ha i denti scoperti in un
ringhio, Sussurra : “Non toccarmi.” Alzo le mani, faccio un smorfia,
dico :”Va bene. Però andiamo, andiamo, andiamo.” Merda. Ci mancava
solo Tourette. Devo ricordarmi di parlare poco. Devo ricordarmi troppe
cose. Il corridoio sulla destra del bancone sembra  cieco, però quando
siamo in fondo lei tira fuori lo scanner dalla fondina alla cintura e
lo punta al soffitto,  che si scolora in una ampia chiazza e poi
gocciola veloce  in  una scaletta di filo di buck.
Sale veloce, verso la luce dell'apertura, ed io la seguo, la gamba
destra che manda segnali confusi, piccole scosse, i segnali bloccati
dagli inibitori. Sul tetto piatto e catramoso del locale c'e' una
Libellula. Iridescente, diafana, in modalita' ricarica. Lei si gira e
mi dice :”Adesso ti porto a fare un giro. Ti porto nella mia Zona.”
Io le sorrido, annuisco, ho la mano destra nella bisaccia, come per
reggere il braccio offeso, tiro il grilletto della colt e l'impatto la
fa volare di un paio di metri indietro. Non mi era piaciuta
quell'ombra d'odore di rame vecchio. Ma non era per quello, che le
avevo sparato. Non le credevo. Lucius ha la cattiva abitudine di
infilare sempre riserve e infiltrati e dormienti, in una operazione.
Piccolo stronzo contorto. Per non parlare dei Discepoli delle bestie,
dei Vampiri. O dei cacciatori freelance.
Quando scendo ai livelli inferiori, parto dal presupposto che chiunque
si accorga di me, non lo faccia per caso. Mi ci sono volute parecchie
Rinascite, per impararlo. Le vado vicino con cautela, tenendola sotto
tiro. E' di schiena, lo sterno squarciato dalla carica, un rantolo
leggero dalla bocca. Gli occhi le vagano intorno senza fissarsi su
niente, poi si fermano. Mi siedo a gambe incrociate e aspetto. Dopo
una decina di minuti, dalle orecchie e dalla bocca le esce un rivolo
nerastro di nanoperatori morti, poi gli occhi si coagulano in pallette
bianche. Allora mi accosto a lei e  lavorando di bowie le recido il
collo e la spina. Quando la testa e' libera, me la metto fra le gambe
e usando il calcio della colt come un martello, le pianto i grappini
del mio marchio sull'osso della fronte. Poi le poso la testa sullo
stomaco. Sulla nuca, coperto dai capelli, ha il tatuaggio di una
vagina. Una candidata Usa&Getta, o una sopravvissuta di qualche
Allevamento.
Quando la troveranno, addebiteranno a me la sua Rinascita, cosi' le
risparmio i Servizi. Sono curioso di sapere per chi lavorava, e poi,
esiste sempre la remota possibilita' che fosse in buona fede. Temo
pero' che il favore che le faccio non bastera' a far nascere una lunga
amicizia. Guardo la Libellula. Gli occhi non ce la fanno a seguire le
linee confuse e trasparenti. Poso la bisaccia il piu' vicino
possibile, il cervello cola via, si avvicina guardingo alla zona di
trasparenza traslucida, e comincia a dispiegare le sue strutture,
volute grige che metamorfizzano e si interfacciano con la superfice
della Libellula. Ci vorra' un po' di tempo perche' il cervello si
faccia strada attraverso le difese della Libellula e ne azzeri la
personalita' e le contromisure. Adesso avrebbe giovato il bicchiere di
vodka che ho fracassato di giu'. Mi accendo una sigaretta con le mani
piene di croste di sangue rappreso e guardo le evoluzioni delle
piattaforme da combattimento nel cielo limpido della Caverna. Dopo una
ventina di minuti sento una voce femminile limpida e vuota che
dice :”Sono operativa, Cacciatore.” Guardo la Libellula, che e'
diventata un'Ala di Notte, un caccia monoposto con struttura a delta.
Accarezzo la linea sinuosa del bordo dell'ala, poi mi infilo
nell'abitacolo. Faccio oscurare tutte le superfici, richiamo i display
e fornisco le coordinate dell'unico posto al quale posso ritornare,
per rimettermi piu' o meno in sesto. Odio doverlo fare, ma non ho
scelta.
La Libellula mi avvolge in una rete anti-g che si serra come una
trappola, fa un decollo verticale, poi mi schiaccia contro il sedile
con l'accelerazione. Viaggiamo ad una ventina di metri dal suolo, a
settecentoventi chilometri orari,
le manovre brusche per evitare gli ostacoli mi oscurano la visione. I
segnali che mi arrivano dalla spalla sono passati da un forte prurito
ad un dolore sordo in crescita, gli inibitori stanno cessando la loro
azione. La Libellula, fra gli strappi e i sussulti violenti delle
manovre evasive, recita una serie di sonetti scialbi ed insipidi.
Chiedo “Bisaccia, che cos'e' questa merda ?”
“Il cervello della Libellula ha cessato le sue funzioni, cacciatore.
Ho dovuto lobotomizzare in profondita', per sradicare le sue
attitudini ostili. Questa e' solo una subroutine senza strutture
semantiche profonde.”
“Beh, inibisci, Bisaccia. Non posso sopportare il dolore e questa
merda contemporaneamente.”
La voce che recita tace, io cerco di capire dai display quanto manca a
destinazione, ma d'improvviso sento un sapore metallico in bocca, gli
occhi mi si riempiono di puntini luminosi, la mia coscienza svanisce.
...


nik56


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01.01.
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