Uno sparo nel muro
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Un foglio bianco davanti, uno stronzo alla mia destra che mi guarda. So
cosa quegli occhi esprimono: "lascia fare a me, ho la soluzione del
problema, se solo non ti incaponissi potrei toglierti da questa
situazione penosa"
Ed è penoso che stia ancora qui davanti ad un foglio bianco.
Lo stronzo prende fiato per parlare, assume la sua aria da professore
benevolo e inizia a snocciolare i suoi dati:
- Nel 47% dei casi si è rivelato ideale uno dei canovacci proposti, Herr
September. Se solo volesse leggerli...-
Irritato, ne apro uno a caso e leggo l'abstract ad alta voce:
- "Sopravvissuto ad un incidente aereo che ha ucciso la sua famiglia..."
Tragico e inverosimile. Per quale ragione lui non sarebbe morto?- lancio
sul tavolo quel canovaccio e ne prendo un altro:
- "Introdotto nelle forze speciali Guatemalteche, scopre un complotto di
suoi commilitoni..." Cos'è, un film di Steven Seagal? Ma cazzo chi li
scrive questi canovacci? Sembrano presi pari pari da un film. No, perché
tutto funzioni la cosa deve essere verosimile, attinente alla realtà.
Troppi piani falliscono a causa di una cattiva preparazione. Ridammi la
scheda del nostro uomo.-
Lo stronzo mi passa un dossier scarno, poche pagine dove trent'anni di
vita sono imprigionati tra i caratteri Comic Sans.
- Comunque Herr September i canovacci sono preparati da studenti di
lettere e psicologia e poi selezionati dai nostri esperti, il loro tasso
di successo è del...-
- Cazzo, ma per quale ragione i documenti di Balthasar sono tutti in
Comic Sans? Mi da fastidio solo leggerli, miseria.-
- L'ufficio delle R.U. ha deciso che è il nostro carattere ufficiale...-
- Me ne fotto! Recupera il file e cambia carattere, un Times New Roman.
Lo rileggerò quando sarà pronto. Raggiungimi nel cinematografo.-
Il cinematografo è la stanza da cui si assiste agli interrogatori. Uno
specchio unidirezionale mostra ai pasciuti agenti federali in visita la
sala degli interrogatori, dove in genere un bastardo le prende di santa
ragione. Per l'occasione mi siedo io su quelle poltroncine verdi, alla
ricerca dell'ispirazione.
- Allora, non hai più niente da dire?-
Il tipo seduto ha il labbro inferiore spaccato e il mento sporco di
sangue, ha le mani legate dietro la schiena e la testa gli ciondola sul
petto. Vorrei vedere i suoi occhi, capire che tipo è, ma non mi riesce
se sta così. Prendo il cellulare e dopo pochi secondi il telefono nella
stanza degli interrogatori inizia a suonare, il tipo in piedi solleva la
cornetta.
- Un tipo tenace, July? Fai il giochetto della pistola. Lo voglio vedere
per bene.-
All'altro capo il tipo in piedi sorride, divertito. July ama troppo le
armi, sicuramente finirà ammazzato prima o poi.
July afferra la sedia del prigioniero e la porta contro il muro.
- Vuoi fare il duro, adesso vediamo.-
July sta sudando, la voce tradisce le sue emozioni. Non è un buon segno,
dovrò mandare qualcun altro nella sala interrogatori.
- Adesso, se ci servi è un conto, altrimenti sei morto.- July estrae la
pistola, ha sempre avuto un'insana passione per i grossi calibri. Questa
volta usa una Smith&Wesson a tamburo, magnifica quanto inutile. Chissà
che macello farà, sarà il caso di avvertire il servizio di pulizie, e
magari servirà pure un muratore.
- Conto fino al tre, Balthasar, poi mi dirai il nome del tuo contatto.
Altrimenti...- July solleva il cane, pronto a fare fuoco. Balthasar deve
avere dei nervi d'acciaio, non ha neppure sollevato la testa. Che sia
privo di sensi?
- ...Uno...Due...Tre-
Lo sparo, un rumore tremendo che rimbomba nel cinematografo. Il muro
accanto alla testa di Balthasar ha un buco enorme, fottuti pannelli di
cartongesso. July ha sparato un colpo di avvertimento, tanto per far
capire che non scherza; è dannatamente preciso.
Balthasar solleva la testa, piano. Parte della sua faccia e il collo
sono coperti di polvere di gesso mischiata a sangue, sembra un
pagliaccio dal cerone rosa. Guarda verso il vetro, verso me, ha gli
occhi castani.
- Se mi manchi così da vicino hai bisogno di un oculista.-
Crede di essere spiritoso, lo stronzo. Richiamo July prima che lo
ammazzi di botte e gli ordino di lasciare solo il prigioniero.
- Il documento, in Times New Roman come ha chiesto.-
Osservo lo stronzo professore mentre appoggia la scheda di Balthasar
sulla poltroncina verde accanto a me. Non sembra scosso, solo seccato,
forse è meno inutile di quel che credo.
- Mi chiedevo da dove viene il suo nome, signor Naima.-
- Il mio capo è amante del jazz, John Coltrane in particolare.-
Con questo si può dire conclusa la discussione. Osservo ancora il volto
a pezzi di Balthasar e finalmente dai tratti del guerrigliero nasce la
storia che aspettavo.
In un letto, pulito e bendato, Balthasar ci guarda con occhi vuoti.
L'ospedale in cui crede di essere non è altro che una camera ben
arredata, ma questo non sarà un problema per lui. Quando sarà in grado
di muoversi lo porteremo fuori.
- La mia famiglia, signor September, la mia...-
- I guerriglieri hanno ucciso tutti, mi dispiace.-
Naima annuisce con la testa, chissà se gli piace la storia che ho inventato.
- Non sono riuscito a fare niente, sono arrivato che era troppo tardi. E
le mie cose...-
Faccio una faccia contrita, Naima rimane invece impassibile. I ricordi
che gli abbiamo impiantato non hanno una vera forma: sono paure
ancestrali eccitate dai glutammati, acidi nucleici somministrati con
iniezioni mirate. I ricordi iniziano ad assumere l'aspetto che ho
pianificato: basterà ripetergli ancora il canovaccio, la sua fantasia
eccitata sta già riempiendo i buchi nella trama.
- Lo lascio a lei, signor Naima.-
- Va bene, September. Signor Guillermo, se desidera potrebbe aiutarci a
trovare chi le ha fatto queste cose orribili e consegnarlo alla
giustizia. La sua collaborazione sarebbe preziosa.-
Balthasar, anzi Guillermo, alza gli occhi speranzoso. Fra breve Naima
gli dirà che, per una fortunata coincidenza, assomiglia come una goccia
d'acqua a un terrorista disperso.
Stefano

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