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Dario Manco

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  Sujet:   Dario Manco  
 De: 19456inva...@mynewsgate.net (augustobenemeglio)
 Groupes: it.cultura
 Date: 15. Jul 2008, 10:29:57
Il quarto artista è Dario Manco , e prima d’ora non lo conoscevo 
affatto , è 
nuovo, imprevisto, tutto segno, matematica, geometria , incastri, 
labirinti, architetture spaziali caotiche , uno che non fa concessioni 
allo spettatore, rigidamente monocromatico,  bianco e grigio , con 
qualche scavo marrone-nero, qualche  ustione, qualche 
bruciacchiatura , larghe ferite di memorie sui muri , o oltre i muri 
che stende sulle tele , o sui pannelli , “pura essenza di concetto e 
assenza di superfluo”, come scrive Cavalera. E la poetica del muro  mi 
richiama alla mente Antoni Tapies , un basco dai segni  monocromatici 
grigi illuminati, o meglio feriti o da un colore acceso, forte. Ma  è 
anche la poetica del gesto come impulso interiore , l’alfabeto 
primigenio di Hartung, il punto zero di Jean Dubuffet,
 soprattutto i sacchi di Alberto Burri e i concetti spaziali di Lucio 
Fontana , degli spazi cosmici, dei gesti che si fanno eterni.  “E’ un 
territorio , quello di Manco , - scrive Dores Sacquegna – di 
reminescenza , di sentimenti lontani e vicini , ma anche di ripresa 
neo-spazialista in cui il “muro”  non è solo una suggestione figurale 
ed architettonica ma un’essenza concettuale” . Si muove tra le ombre 
bruciate di Afro, intento a cercarle dentro di 
 
se, nei muretti a secco della campagna di Melissano  rivisitati dal 
suo genio , all’ombra degli ulivi saraceni dove le immagini sono 
ancora radicate alle loro origini oscure, alla loro sincerità 
inconsapevole. Immagini come corrispettivo poetico della volontà di 
mantenersi sul confine tra tenebra e scintilla , tra scavo (scuro) 
della materia e sogno (bianco-luce) , tra aree grigie del tempo e  
momento tragico (le ferite marroni o nere dell’esistenza)  che annulla 
l’opacità fisica del supporto
Manco cerca di concretizzare la spiritualità della materia come fa 
Hazuo Shirago, creando uno spazio che altro non è se non lo spazio 
della memoria , oscillazione in una dimensione lontana imbevuta dal 
rimpianto o dall’attesa di un’altra atmosfera lontana .La sua è una 
mano bruciata, due piume e un paio di scarpe in mezzo alla sparatoria 
della vita , razzi e botte al muro, roba da Montedidio  di Erri De 
Luca, con l’occhio buono e l’ombra alle spalle, la farfalla nera, il 
lauro, il carrubo , il mirto, il ginepro, le braccia che bruciano, e 
il volo sotto il diluvio., i vasi e i piatti vecchi gettati dai 
balconi l’ultimo dell’anno, e i fidanzati che precipitano nel vuoto, 
abbracciati, con le loro voci che sono grumi caldi d’aria e ragli 
d’asino,  e che ora si fanno gridi a pieni polmoni, gridi che non ode 
nessuno, e se anche li udissero nessuno ci baderebbe. E intanto loro 
precipitano nell’ignoto, dove sta forse la verità. “ La vera 
difficoltà dell’arte – diceva Constable , di tutte le arti, è quella 
di unire l’immaginazione con la natura”.


-- 
augusto


DateSujet  Auteur
01.01.
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