E poi ecco davanti a me Francesca Testa , bella scura corvina calda
affettuosa profumata di timo ginepro cactus melagrana fertile e
deflagrante , che più salentina non si può, coi suoi blu sovrani e
misteriosi , profondi ed elevati che s’innalzano , che vogliono dare
armonia
ordine alle cose, vogliono definirle, renderle chiare , ma sono anche
obelischi verdi e croci blu , sensi di colpa , scrupoli di coscienza ,
respiri di pietra , messaggi in bottiglia su una spiaggia , potenziale
evocativo di richiesta di aiuto inascoltato, trama di rimandi
affettivi; e poi ancora rose blu, voluttuose , sensuali, ambigue ,
ma anche fontane , mari, cieli e ombre blu , il blu della costanza ,
della fedeltà alla memoria , il blu che da profondità all’idea di
riflessione, il blu romantico e immaginativo , il blu utopistico
contrapposto al realistico e al concreto, il blu che protegge il
bianco dell’innocenza….E Dalì?, e la persistenza della memoria?, dico
io. Francesca è perplessa. Oh, Dalì , coi suoi baffi ridicoli e
Amanda Lear come modella , Dio mio, no, non c’è nei miei quadri, anche
se c’è il surrealismo, certo. Ma forse Dalì non era poi così surreale.
E il simbolismo? Certo. Ma tutto è simbolismo , dici arte e dici
immagine, mandala, simbolo, inconscio . Scrivi che c’è l’anima del
sud, sì, questo sì, ma di tutti i sud del mondo. Il mio è uno spazio-
esperienza che cristallizza mille tempi diversi, mille mondi, e
materiali e colori e incubi , mestieri, giochi, idee, fantasie,
aranceti , croci ed echi. Quando ci sei dentro sei da un sacco di
parti, magari per un istante solo, ma è un istante sgranato su secoli,
Porto Badisco e Gabrieli, Calò, Suppressa, Sponziello, Nullo D’Amato e
Della Notte , con le loro vibrazioni cromatiche e l’essenza lirica e
mediterranea della loro visione pittorica , fino all’ultimo
sperimentalismo di Doris Salcedo, quel “Shibboleth”, un baratro
sotterraneo, una spaccatura che divide a metà il mondo moderno,
bianco e nero, sud e nord, la storia del razzismo. E sorride con quel
suo sorriso pieno di utopie. Bisogna pur stare a coltivare qualche
utopia, se no diventa tutta una questione di mercatino delle vanità,
bricolage dell’anima.
--
augusto