Qui rivedo Mimmo Anteri, creatore insonne a pane , acrilico ,
musica e divina proporzione .
Ora che ha smesso di fumare , si mette al pianoforte e strimpella un
sound , “lascia passare la luce” dei tasti bianchi, lascia che le note
si spalanchino ad una ad una come l’oblò di una goletta in mare,
mentre i suoi quadri campeggiano sulle pareti , con quelle cromie
incredibili, quei rossi e blu kandiskiani, pieni di flauti, di
contrabbassi, di violoncelli , col fantasma clownesco di Mathias
Ibach , un tedesco che ha sposato una gallipolina , figlia dell’ex
nostromo della Capitaneria di Porto , e rivedo andarsene in giro a
cercare concerti improbabili tra le congreghe leccesi ( se ne è
tornato a Berlino) . E finalmente l’organo delle musiche invisibili
esplode e i suoi universi se ne vanno alla velocità della luce , ma
io sospetto che in quei blu alchemici di Anteri ( sono anni che
cerco di definire la sua pittura , così sottile, così pulita, così
precisa, così vasta, così distante, così nostalgica, così
inaccessibile, così profonda , così infinita, così essenziale, così
totale , e non ci
sono ancora riuscito) s’immerga la Signora della Notte e vada in
giro nuda , nei suoi viaggi platonici , iperuranici , alla scoperta
di nuovi mondi possibili , di nuove traiettorie, di “nuove
geometrie esistenziali”, che hanno quasi tutte uno sfondo blu .
Ricordo che un notte ( quando fui suo ospite) fui tentato di aprire
quella porta che lui chiudeva sistematicamente , la porta che dava
direttamente al mare greco, la porta della Signora Notte. Mi dicevo,
se l’apro trovo la via di Atlantide , il continente sommerso , trovo
il paradiso portato in piazza, magari al centro di piazza Imbriani o
sulla rotonda , del lungomare Galilei , o sul palco, mentre Pici
Tappo canta la sua mitica “ rotonda sul mare” , o nella sua camera da
letto dov’è rimasta quel magnifico girasole-margerita vasto dolce
sorridente e accogliente che è il volto di Gianna Schipa , sua
moglie . Ma poi mi trattenevo, non avevo il coraggio di entrare,
avevo timore di annegare in un mare di stupidità.
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augusto