Edoardo si è oscurato man mano , nei bordelli, nelle carceri, nelle
osterie a bere “vino e malinconie”, tradito e abbandonato dagli amici,
ma anche dai tramonti, dai notturni del proprio destino , che erano
dentro di lui, inadatto a vivere in questo mondo dove i pastori fanno
saltare , a pietre, i denti ai vari don Chisciotte di turno, dove
ogni giorno viene impiccato o bastonato un poeta , come capita a lui ,
a Bari, dove viene massacrano di botte , mezza faccia ridotta
a “marangiana” perché si permette di “disfiorare appena una ragazza
( “Pure qualcuno ti disfiorerà, bocca di sorgiva”) . Torna a casa. Non
può più
dormire con la finestra chiusa, e la povera madre, di notte,
d’inverno, la chiude. Allora lui scardina infisso e bussola e
scaraventa tutto in giardino, sotto i due limoni e il mandarino
dormienti. Il padre lo fa rinchiudere in manicomio, oggi “Opis”,
Ospedale Psichiatrico Interprovinciale Salentino. E qui gli cingono le
tempie con la corona non d’alloro , ma elettrica. Una lunga serie di
elettrochocks e di docce gelate, l’ultimo affronto alla sua dignità. E
l’ anima si fa man mano estranea a se stessa , l’anima diventa
prigioniera , non sa più sfuggire alla trivialità del “progresso”
in cui si traveste il tempo finale, non sa più ritrovare il profumo
dei fiori e quello del mare cobalto blu, in mezzo alla immondizia e
al catrame, all’odore del sangue e dell’orina degli ospedali. Che
cosa orrenda, che lamento e che grido di dolore senza fine, che
bandiera di carne sanguinante, povero Edoardo , tu, anima libera e
gioiosa tra i venti e le nuvole , i boschi e le stelle , rinchiuso
come animale in gabbia! Quel manicomio di Lecce è il nostro vivo
rimorso , le macerie di una memoria tutta da ricostruire e da
ricomporre.... quella tua esistenza sospesa tra il mistero e
l’irrealtà.
--
augusto