Scarciglia non ha toccato una virgola del poema tragico che è stata la
vita di Edoardo, eppure nulla è più suo di questa ostensione che il
pittore leccese fa di sé stesso, vera e propria sindone di carne e
sangue, ostia consacrata all’arte con la sua faccia da strega
spagliata, la bocca sdentata, le bave e li dderrutti .Lo fa
rivivere percorrendo traiettorie rischiose, insidiose, “in un flusso
di ricordi, emozioni, allucinazioni…un ritratto ispirato e poetico…un
omaggio commosso ad un artista che attende ancora il riscatto”.
Sì, questo gigantesco danzatore di nuvole si è spezzato mille volte
prima ancora di esibirsi al pubblico- , e parliamo di palcoscenici
importanti, Milano,
Roma, Firenze, Parigi, Londra ( “La moglie inglese di De Gasperi
aveva spedito i miei disegni ad un’accademia a Londra, così mi hanno
invitato”) , - con la sua grazia suprema, quella grazia e leggerezza
che ritroviamo nei suoi dipinti, nei suoi disegni che si fanno
sempre più essenziali, infantili, assoluti . Basta vederlo all’inizio
del film quando fa il Tarzan nella jungla di un giardino leccese ,
inseguirlo nelle marine leccesi, alle Cesine, dove era stato “con una
marsigliese bionda, alta robusta…e poi con una sedicenne di
Francavilla che sembrava un ‘amazzone”…e poi a Torre Venere , a Torre
dell’Orso, a Sant’Andrea , alle Pajare , e in tutte le marine in cui
faceva il bagno nudo ( “perché mi sento libero e fresco , naturale , a
contatto diretto col sole e col mare. Le pezze me dannu fastidio” ),
inseguendo il vento , i gabbiani e i sogni
vesperali, urne d’azzurro, scintillazioni di linee, increspature,
fratture tra finzione e realtà, linguaggio e idealità, tra volere e
potere , tra aspirazione e fine. Il mare diventa tutto per lui , non
può farne a meno, tutti i giorni , a piedi, estate o inverno, va al
mare, mangia coi topi, dorme nei boschi, tra i pini
marittimi , gli eucalipti , il rosmarino e il mirto , o “inthra li
pagghiari “ , come scrive Antonio Massari nel suo più volte citato bel
libro. Il mare è finestra e specchio dell’anima , silenzio e lungo
vuoto , passato e futuro, angoscia e felicità. Non può farne più a
meno, come dell’arte a cui è stato chiamato ancor prima di
nascere. ”L’arte può tutto, l’arte è vita , - dice Edoardo- , e
tutto si può permettere un artista , ogni cosa, la più assurda , la
più fottuta, tutto…. Io so’ Picasso e Michelangelo , Klee, Mirò e
Braque…io so’ il vento , io so’ il mistero…Gli altri vivono a spese
degli artisti…Gli artisti creano e loro?...Tutti parassiti , tutti
magnaccia” . E ride con l’ebbrezza del cuore, il canto e il grido
che si fanno colore vivo, passione, il prodigio che si fa linea,
paesaggio, orizzonte marino, corpo di donna nuda, e poi giù, giù,
senza più difese, senza
sovrastrutture , senza compromessi , senza spazi in cui trovar riparo,
senza nessuna possibilità di sfuggire al proprio destino di “diverso”,
di angelo martire dell’arte , eccolo affondare nelle tenebre, nella
fredda notte , e un brivido lungo di fronte alle palude degli
uomini dabbene, a quei mostri spaventosi di indifferenza che siamo
tutti noi quando attraversiamo le strade di Lecce , o di qualsiasi
altra città del mondo , senza accorgerci di calpestare anime
fragilissime ,meravigliose e nude come la sua.
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augusto