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De Candia. Il pazzo.

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  Sujet:   De Candia. Il pazzo.  
 De: 19456inva...@mynewsgate.net (augustobenemeglio)
 Groupes: it.cultura
 Date: 15. Jul 2008, 10:19:15
Molteplice e simultaneo  , nodo continuo e vitale . Insonne fumatore  
che dialogava con i merli e dava da mangiare ai piccioni di piazza 
Duomo, che gli facevano ressa attorno, gli facevano un concerto 
d’ali , un comizio grigio, come a un San Francesco salentino. E lui 
rideva , rideva con  la bocca ormai sdentata, e non sapeva più dove 
mettere la lingua . E quella pancia dilatata e orribile , quel viso 
ultimo stravolto , muto , assente .
 
Maledetta puttana della morte, eccolo il Cavaliere nero , stremato, 
l’ex  gigante , il vikingo di via Monte Sabotino che fa rutti e 
scorregge  ad ogni angolo di strada , il cavaliere visionario con la 
carne nera e bucata , pieno di pustole , pus e sangue , e croste  di 
sabbia . Eccolo , il più talentuoso dei pittori leccesi , il 
 
pattinatore folle dei marciapiedi , il pettinatore delle comete 
d’agosto che dipinge nudo i suoi nudi quadri , le suo opere d’arte tra 
l’informale e il materico , e l’arte del corpo , eccolo col foglio di 
carta a terra , pieni di cerchi spezzati e colori intensi , segni 
folli , accesi,  malati , eccolo che dà 
 
pennellatacce rosse e disperate (“ il rosso è il colore del fuoco , 
del sangue, del vino , della vita”), e lui , maldestro gigante , 
brutto e cencioso, con il culo di fuori e lo scroto pencolante ( “Io 
sto sulle palle a loro e loro mi stanno sulle palle a me”) 
Eccolo  “nel vano tentativo , durato tutta una vita, di trascinare nel 
maleodorante antro angusto la radiosa aristocrazia del mare e gli 
spazi profumati di luce , dei boschi, con il vento che lievemente gli 
accarezzava la bella chioma stinta di alghe selvagge” . E poi fuori  
da quel tugurio eccolo  per le strade di Lecce lungo la teoria , la 
processione dei  Bar , ormai tutti chiusi per lui, Santo Bevitore, 
tranne uno, che non vuol far sapere chi è. No, non era 
 
un bel vedere questo mendico cencioso, questo carro armato di stracci 
e di sporcizia che si spostava da una strada all’altra della città, 
ormai privo di sé e di qualsiasi aggancio con la realtà. L’avevano 
voluto pazzo a tutti costi e tale s’era ridotto, dopo centinaia di  
elettroshock , anni di ricoveri,  migliaia di sedativi e docce fredde. 
Era ormai per tutti  lo scemo del villaggio, il pazzo di Lecce.  
 

Un tempo prendeva  la strada per il mare , a San Cataldo , undici 
chilometri  di timo , di odori di sabbia , per fare il bagno nudo 
integrale , e dipingere qualche marina ,  un viaggio nel colore, con 
le cabine senza pareti , e il mare che debordava nel vuoto che 
delimitava i grandi fogli da disegno , e poi il disegno fulmineo , le 
donne  nude   e prosperose , il geometrismo fallico ,   i suoi 
dialoghi  con la vagina ante litteram ,  i tanti disegni erotici  di 
stampo picassiano. 
 
Mastodontico tumulo di carne con un’anima fanciulla , che dipingeva a 
larghe pennellate come un Matisse salentino, creatura kafkiana , metà 
sogno e metà circo ambulante , replay impossibile di un mondo che non 
esiste più , che forse non è mai esistito , la tua non fu la morte 
lenta e inesorabile del trasgressore. No, non ci fu alcun eroismo. Tu 
avevi lasciato questa terra inospitale molto tempo prima ,  in punta 
di piedi. Quello che parlava agitando le mani come  
 
mannaie era solo un ectoplasma , un fantasma invendicato , un anima 
implacata  e amara che cercava ancora un paradiso che non c’è  , una 
pace che non esiste. Il  tuo riposo del guerriero, del ribelle  
creatore , il riposo del settimo giorno , nell’appagamento dell’uomo e 
dell’artista incompiuto non c’è mai stato. Tu , Edoardo, sei fallito 
in tutto, perfino “artisticamente”, se è vero come è vero che 
nonostante celebrazioni, libri, simposi, film su di te, di amici ed 
estimatori, 
 
ancora nulla di concreto han fatto le Istituzioni, i Critici d’arte 
che contano, i Grandi Mercanti Nazionali e Internazionali. Tutto ti 
hanno  sottratto i raccoglitori di sterco , gli affaristi a buon 
mercato . Un  poco alla volta ti hanno  svuotato  del tutto , 
completamente , finchè è rimasto solo il Matto , un uomo disabitato , 
una gigantesca crisalide , un immenso involucro , un buco nero , un 
deserto con gli ultimi fuochi, gli ultimi bagliori per stupefatte 
parole di cristallo 
 
e fulminei incontri. ( “Non ho amici, io sono solo, sperduto, 
abbandonato”). Ma questa è forse la sorte dei veri profeti, la sorte 
dei veri poeti. 


-- 
augusto


DateSujet  Auteur
15.07.
o   De Candia. Il pazzo.
augustobenemeglio
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