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De Candia. Un creativo.

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  Sujet:   De Candia. Un creativo.  
 De: 19456inva...@mynewsgate.net (augustobenemeglio)
 Groupes: it.cultura
 Date: 15. Jul 2008, 10:16:46
Sono pochi, sono rari, i creativi. E lui , Edoardo De Candia, 
l’Anglo , Odoacre, il Vikingo ,  il Cavaliere della Notte, il Santo 
bevitore , il Matto di Lecce , lui lo era davvero . Una via di mezzo 
tra Ligabue , ( lo scemo del villaggio , grezzo, istintivo, 
infantile)  e Van Gogh, uno che intingeva i pennelli nel proprio 
sangue, pittore per disperazione , emblema del dramma dell’artista che 
 
si sente escluso dalla società. E  De Candia, come Van Gogh, come 
Ligabue ,  fu escluso dalla società e , come loro, morì pazzo senza 
che la sua arte sia stata riconosciuta in vita.  
 
Che arte?  Pensate ai fauvisti,  ai  Derain  e  ai De Vlaminck,   più 
che a Matisse,  a quei  colori mobili e avvampanti che man mano si 
fanno sete di libertà, spazi di passione , ma anche labirinti , 
silenzi, incantesimi, deserto infinito , lontananza senza più 
ritorno.  Ne parlai molti anni fa  con Maurizio Nocera , un testimone, 
un amico , uno che lo ha assistito negli ultimi giorni di vita ,  con 
pietà commossa,  fraterna , con amore vero dell’uomo verso “l’altro”. 
Uno che si è preso il suo ultimo vomito addosso prima che morisse , 
in   quel torrido agosto del 1992 , all’”Opis” di Lecce dove Edoardo 
aveva 
 
camminato per centinaia d’ore fermo su un solo mattone, sempre lo 
stesso, con le decorazioni consumate dai suoi piedi nudi , per 
nascondere , occultare l’altro se stesso che gli rideva dentro , 
inafferrabile, indelebile, invisibile, equilibrista del nulla, 
consumato clown  a cielo aperto , cielo chiaro, azzurrissimo, segno 
della dimenticanza....  Nocera ricordava   i sospiri, i  lamenti , le 
lacrime  ( Oh, lasciatelo piangere, perdio!) di quell’enorme  Don 
Chisciotte , tra le padelle e le flebo , il sangue e l’ orina:  “Io ho 
fatto Tarzan,  io. Ho vissuto nella jungla. Che ci faccio ora qui, 
nella merda?”, diceva.
Il meraviglioso privilegio dell’arte – scrisse Baudelaire – è che lo 
spaventoso, espresso con arte , diventa bellezza , e che il dolore 
ritmizzato , articolato , riempie lo spirito di una gioia 
tranquilla... Ma non è così, non è così, protestava  Maurizio. La sua 
vita è stata solo inferno, senza requie…la morte è stata per lui 
liberazione. (“ Non ho paura della morte, vorrei morire per non 
soffrire”)  
 
A San Pio , al suo  funerale , un funerale povero , di quarta classe , 
eravamo tutti atei , silenziosi. Nessuno che sapesse rispondere al 
prete, nessuno che volesse dire un amen.  “Esce di scena un artista 
che amava la notte il mare e l’aria aperta” , disse  poi Tonino 
Caputo, rievocando gli anni dell’infanzia e 
 
della giovinezza e i viaggi a Roma. Sembrava  un funerale alla 
chetichella, da consumarsi in fretta in fretta. La bara e il corteo 
entrarono  nell’ingresso di servizio per lavori in corso al portone 
principale della Chiesa, la cerimonia fu  rapida, scarna, essenziale, 
da tomba sul mare , mancava  solo un fischio prolungato, lontano, e la 
bara che scende giù , nel gorgo, coi marinai ritti sull’attenti, a 
poppa della nave. Un funerale  davvero povero e grigio, con quattro 
gatti, i pochi amici veri, e una serie di flash irrelati di memoria, 
che ciascuno si portava  con sé. Edoardo che ride con quella sua 
risata fragorosa , ride e scorreggia , scorreggia e ride , e poi orina 
addosso all’amico dall’alto del 
 
susino, come farebbe Tarzan con Cita nella jungla. Con il fotografo e 
Antonio Verri , - raccontava  Nocera – una sera siamo andati a casa 
sua, con tante belle domande in testa . L’omone era abbronzato , 
beveva  vino e birra a gogò , ma  non diceva  niente.   Edoar, barbaro 
giocoso , ti ricordi  di Frances, la marsigliese ,   di quel Natale 
passato con lei alle Cesine ? , gli diceva Verri ; e il falò dei 
quadri che bruciasti alle spalle del Castello Carlo V, tu  insieme a 
Saverio Dodaro, te lo ricordi? E  l’olandese volante con la sua Ford 
tulipano , l’auto-dormitorio-ufficio-alcova?  Quante scopate in 
quell’auto, eh?  E lui: “Natale , Pasqua , e gli altri giorni . Tutti 
uguali , tutte cazzate…Gli artisti sono tutti merdosi…”. 


-- 
augusto


DateSujet  Auteur
15.07.
o   De Candia. Un creati
augustobenemeglio
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