On 16 Lug, 01:08, pixy <pi...@NOSPAM.iol.it> wrote:
> Chiedo scusa se irrompo in questo newsgroup con una domanda banale ma da
> diverse ore passo da un sito all'altro cercando di trovare la risposta ad
> alcuni quesiti sul test di Turing e devo dire che non sono riuscito a
> capirci molto. In particolare cercavo di comprendere per quale motivo una
> macchina si possa definire pensante se e (mi sembra di capire) solo se è
> capace di superare il test.
Non hai capito bene:
Essere in grado di superare il test di Turing è una condizione
suffciente per essere intelligente secondo una definizione
funzionalista di intelligenza, non una condizione necessaria.
> Sarò limitato ma non riuscivo a trovare una
> sola ragione per giustificare questo fatto. Anzi,più ci pensavo e più mi
> venivano dubbi! Ad esempio mi sono chiesto cosa accadrebbe se si dovesse
> distinguere non tra computer ed un uomo adulto ma, ad esempio, tra macchina
> ed un bambino. La macchina fallirebbe ancora? E se non fosse possibile
> distinguere tra macchina ed individuo potremmo necessariamente concludere
> che la macchina pensa o non dovremmo piuttosto, in maniera simmetrica,
> concludere che è l'individuo che è incapace di pensare? Ed ancora, perché
> questa grande importanza al linguaggio? Se cercassimo di distinguere tra un
> uomo appartenente ad una tribù con linguaggio limitato, cosa accadrebbe? E
> come viene standarizzato il test? come viene condotto? Quali domande si
> possono porre per metter in imbarazzo il computer (immagino che chiedere il
> colore degli occhi sia poco probante!)? E quale è il ruolo della cultura?
Il test di Turing è più inteso come un esperimento pensato che come un
esperimento reale.
Serve per rispondere alla domanda "Possono le macchine essere
intelligenti?"
Turing risponde che una macchina in grado di superare il test che oggi
porta il suo nome è da considerarsi intelligente.
> Tutti gli esaminatori sono in grado di "capire" e distinguere tra uomo e
> macchina oppure capita che qualcuno fallisca?.....
In realtà non credo che si sia mai tentato di mettere in pratica un
vero e proprio test di Turing, poichè non c'è ancora nessun programma
in grado di avvicinarsi lontanamente alle capacità richieste.
La cosa che più si avvicina al test di Turing che è stata tentata (e
viene tentata annualmente) è il Loebner prize: una competizione per
programmi di conversazione che tentano di simulare un essere umano. Il
principio è lo stesso del test di Turing ma le domande che
l'esaminatore può porre sono molto ristrette, e anche così i programmi
vengono quasi sempre scoperti.
> mentre cercavo le
> risposte a queste mie domande, mi sono imbattuto in John Rogers Searlee e
> alla sua critica al test ma sono inciampato sul concetto di "stanza
> cinese"! Dire che, se prima avevo le idee poco chiare, adesso le ho
> "completamente confuse", è dire poco! Mi è sembrato di capire (più che
> altro ho intuito!) che secondo Searle poco importa se la macchina sia in
> grado di passare il test perché in realtà i suoi ragionamenti portano a
> concludere che a priori ed “in ogni caso” la macchina NON è in grado di
> pensare.
Searle pensa che comportarsi in modo intelligente non significa essere
intelligenti.
La sua è una visione strutturalista dell'intelligenza: Un entità è
intelligente se possiede una certa struttura interna (quella del
cervello biologico umano o al più di qualche altro animale).
Turing e molti altri hanno invece una visione funzionalista: Un entità
è intelligente se ha dei comportamenti che possiamo definire
intelligenti (superare il test di Turing è uno di questi possibili
comportamenti).
> Ma questo punto mi sono perso del tutto! Qualcuno potrebbe
> gentilmente chiarirmi le idee?
> Paolo