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Salento libero? Si. Leghismo? No.

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  Sujet:   Salento libero? Si. Leghismo? No.  
 De: luigi_corvag...@yahoo.it (luigi_corvaglia@yahoo.it)
 Groupes: it.cultura
 Organisation: http://groups.google.com
 Date: 11. Feb 2008, 05:53:33
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Salento Libero? Si. Leghismo? No.

di Luigi Corvaglia

L'atteso ritorno delle voci irredentiste del fin troppo "redento"
Salento, mi induce a un duplice e contraddittorio stato emotivo. Da un
lato, infatti, la mia anima romantica non può che gioire nel
constatare come questa irripetibile terra, pur dopo un processo di
omologazione forzata operata a partire dall'assurdo accorpamento alla
Puglia nel 1945, riesce ancora a produrre conati di dignità, brividi
identitari, sussulti di fierezza. D'altro canto, non poca è la
preoccupazione della mia anima libertaria davanti al bivio che
tradizionalmente si palesa innanzi ad ogni sogno indipendentista,
ossia la doppia faccia della medaglia secessionista e federalista. Se,
infatti, come dice Dino Colafrancesco "la destra è apologia del
radicamento, la sinistra dell'emancipazione", ogni ipotesi di
separazione da un aggregato nazionale, regionale o d'altro genere può
esser letto attraverso ognuna delle due lenti citate. In un'ottica
proudhoniana, di "federalismo delle differenze", la scissione da più
ampie entità rappresenta l'emancipazione e, in quanto tale, la
modernità. In questa concezione, il federalismo si coniuga con
l'autonomizzazione, non solo di settori di territorio, ma soprattutto
degli individui che lo calpestano. E' la pratica dell'autogestione che
si realizza mediante libere associazioni e liberi contratti. Una
dinamica questa che investe ogni aspetto, da quello economico a quello
giuridico, e che parte dalla sicurezza che l'armonia nasce dalla
complessità, dalla differenziazione e non, come spesso si crede,
dall'unità indifferenziata. In tal senso, di questo processo non può
che far parte anche il decentramento. Accanto a tale visione, però, è
facile constatare l'esistenza di una opposta concezione in cui il
decentramento non è più un mezzo per l'individuazione e la
differenziazione, bensì il fine ultimo in una logica di salvaguardia
proprio di una unità indifferenziata cui si danno connotati etnici.
Questa corrente di pensiero è inquadrabile nella cosiddetta "nuova
destra" ed è perfettamente rappresentata in Italia dalla Lega Nord. La
nuova destra, i cui ideologici vengono spesso incomprensibilmente
vezzeggiati da certa ultra-sinistra (?) anarchica (?), si caratterizza
per il rigetto della modernità intesa quale luogo del livellamento di
un ordine mondiale basato sugli ideali universalisti e ugualitari post-
illuministici. Lungi dal produrre un pensiero centrato sull'autonomia
dinamica degli individui liberamente arrangiati, il federalismo neo-
destro vede il suo perno nel radicamento, nella premoderna stasi della
comunità organica, della antica Gemeinshaft in cui la cesura fra
dentro e fuori era netta e corrispondente alla coppia amico-nemico. Il
meccanismo di esclusione che si determina nella psicologia dello
pseudo federalismo legaiolo è stata spiegata da Gianfranco Miglio: "le
differenze tra il Nord, il Centro e il Sud, alla base della proposta
di tre macroregioni all'interno di un'Italia confederale, si
giustificherebbero in un diverso modo di comportarsi, ragionare,
vivere, e anche se vi sono - annota Miglio - perfino biologi che
sostengono la permanenza di elementi genetici, come quelli etruschi e
celti, alla base delle differenti identità, "quello che conta è
individuare delle aree in cui gli abitanti sentano coloro che stanno
al di fuori come estranei: la conflittualità amicus-hostis". Insomma,
secondo un catechismo che deve ben poco a Proudhon e Cattaneo, ma
molto a De Benoist, Evola e Faye, i popoli minacciati è solo
radicalizzando i loro progetti indipendentisti, facendo leva
sull'etnonazionalismo, che potranno contrastare quella modernità che
si fonda su quei diritti dell'uomo che cancellerebbero le abitudini
culturali e il senso di appartenenza alla comunità. Il nemico,
insomma, è ogni forma di liberalismo e libertarismo. Il fine è la
riproposizione di vere e proprie piccole nazioni su base etnica, le
heimet della tradizione germanica.
Esiste, è vero, anche all'interno dei movimenti indipendentisti
italiani una corrente intellettuale liberal-libertaria che contrappone
alla nazione "oggettiva" teorizzata dal federalismo etnico la nazione
delle volontà, sulla scorta dell'ultimo Rothbard (quello di "Nazioni
per consenso") e di Hans Hermann Hoppe, ma è talmente minoritaria che
la sua flebile voce scompare fra i rutti cognitivi del populismo
padano. Al più, rischia talvolta di fornire nobilitazione
intellettuale ad alcune ben poco nobili tendenze razziste della base.
Il pregiudizio nei confronti dell'altro ne è il collante.
In definitiva, come libertario (e, incidentalmente, come salentino),
sogno un federalismo proudhoniano che, come ogni lungo viaggio, può
iniziare con un piccolo passo, anche dallo svincolare il tacco
d'Italia dalla colonizzazione pugliese che ne ha permesso, in barba
alla storia precedente l'unità, l'emarginizzazione. Poca cosa? Certo.
Ma giusta.
Mi duole però notare come dietro la rinnovata voglia d'autonomia del
Salento ci siano personaggi più legati alla cultura della nuova destra
che al federalismo libertario. Non solo, ma espressione di quella
destra, tra l'altro, che più statalista non è possibile immaginare.
Due considerazioni mi sorgono allora spontanee o, meglio, due
citazioni mi vengono in soccorso. La prima è di un grande liberal-
libertario, precursore dell'anarco-capitalismo di cui pure si fanno
alfieri molti confusi ideologi federalisti contemporanei, Bruno Leoni,
il quale diceva che il padrone vicino non è necessariamente meglio di
quello lontano. La considerazione sulla qualità del "padrone" mi porta
quindi alla seconda citazione, quella di un proverbio partenopeo che,
più o meno, sentenzia che "è meglio essere testa di sardina che coda
di balena". Non vorrei che, sfruttando strumentalmente la sacrosanta
insofferenza dei salentini, sia questa massima napoletana il vero
primum movens dei fautori dei nuovi salotti dell'orgoglio salentino.

Luigi Corvaglia


DateSujet  Auteur
11.02.
o   Salento libero? Si.
luigi_corvaglia@yahoo.it
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